Milos Teodosic, elogio alla genialità

30 anni oggi per Miloš Teodosić, forse il genio della pallacanestro più puro in circolazione.

di Marco Morandi

George Orwell ci perdonerà se affermiamo che ogni cestista è unico, e che però c’è qualcuno più unico degli altri; il lato curvo del triangolo scaleno è Miloš Teodosić, playmaker serbo che ha fatto del puro genio uno stile di vita.
L’estetica è quella dei poeti maledetti: andatura ondulatamente soporifera, barba malfatta, zazzera scapigliata, dita che non stanno mai ferme in preda a tic nervosi, sguardo apparentemente annoiato dall’universo sotto alle palpebre a mezz’asta. I suoi 195 cm per circa 89 kg possono impressionare l’uomo della strada, ma precipitateli su un campo da basket (magari durante una partita di EuroLega) e vedrete sparire quelle spalle, inghiottite dai corpi dei “cristoni” tanto invisi a Kareem.
Comunque Miloš non se ne cura, così come d’altronde sembra infischiarsi di tutto il resto, e forse è proprio questo che gli permette di dominare.

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Sicuramente le radici slave gli danno un considerevole aiuto sotto l’aspetto dell’autostima, qualità che Teodosić non lesina di mettere in mostra quando ha la palla in mano. Non c’è passaggio che ritenga impossibile da completare, non c’è tiro che non sia convinto andrà a segno, non c’è avversario che crede possa fermarlo: i serbi avranno sicuramente un termine per definire questo stato mentale che noi piccoli italiani, nella nostra intrinseca provincialità, etichettiamo con vocaboli esclusivamente negativi come “arroganza”, o “spocchia”.
Teodosić vive una condizione di perpetua incoscienza, figlia del suo talento ben oltre la media e della consapevolezza di tale virtù. Qualcuno potrebbe teorizzare che dentro ciascuno di noi si cela un Miloš Teodosić, che sia campione di basket, scultore, poeta, cantante, o magnificazione di qualunque altra espressione artistica; sta a noi trovare la via di sfogo adatta alla nostra arte, ma la capacità di abbandonarsi totalmente a essa è propria solo dei genî.

Buona parte dei più grandi campioni deve il raggiungimento dei propri obiettivi a un’ossessiva ripetizione degli stessi movimenti, a uno studio della materia che non ammette distrazioni nemmeno durante il sonno: Michael Jordan, Kobe Bryant, ma anche Bobby Fischer, Nadia Comăneci, Pietro Mennea… Tutti assillati dal costante pensiero di primeggiare nelle rispettive discipline, arrivare dove nessuno era mai arrivato prima. Ma Miloš è diverso. Non conosciamo le sue abitudini in palestra, ma dubitiamo fortemente che sia quel tipo di giocatore che si allena per 15 ore al giorno, alla Petrović, per capirci. Teodosić si lascia trasportare dal suo amore per il gioco e dalla sua genialità, non ci s’incaponisce perché probabilmente non ha un vero obiettivo, se non quello di dimostrare la sua superiorità.

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Da questo deriva la sua fama di perdente: dal fatto che, nonostante il suo immenso talento, non abbia quel mordente del campione vero, quello che fa vincere le partite più importanti della stagione. Perciò non è un campione con tutti i crismi, e nonostante la vittoria da protagonista (perché lui, nel bene o nel male, è sempre protagonista) dell’ultima EuroLega, non crediamo che lo diventerà mai; certamente si è tolto una bella scimmia dalla spalla, ma se nasci Miloš Teodosić non puoi morire Saša Đorđević o Dejan Bodiroga.
A supporto di quest’idea portiamo a testimonianza l’attitudine difensiva del Teodosić, che se già in attacco è lento, in difesa sfiora l’immobilità tonica; la difesa infatti è soprattutto voglia, dedizione, impegno: tutte caratteristiche piuttosto malviste dal nostro, ancor di più se la palla è in mano agli avversari. Se la cava grazie alla sua intelligenza cestistica, all’intuizione di dove finirà il pallone.

Teodosić compie oggi 30 anni, la sua capacità di vedere la linea di passaggio perfetta (e financo inventarla, quando non sembrava esserci), le sue triple ignoranti e il flusso della sua connaturata genialità lo hanno portato a essere uno dei migliori giocatori in Europa, nonché corteggiato da svariate squadre NBA. Ovunque lo vorrà portare il suo destino, noi speriamo che troverà sempre allenatori e compagni di squadra che sappiano assecondare la sua natura, senza volerlo forzare.
Perché il suo talento deve rimanere libero di esprimersi, il flusso di visioni continuare a scorrere inalterato, e la difesa… Beh, provare a far difendere Miloš Teodosić sarebbe come chiedere di comporre una poesia a Caravaggio.

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