Perché l’All Star Game di LNP ha vinto a mani basse su quello di Serie A

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Si è tenuto ieri sera, nella cornice del PalaBam di Mantova, l’All Star Game di Lega Adecco Gold e Silver, a distanza di neanche una settimana dall’omonimo della Serie A, tenutosi in quel di Ancona. Eventi dal responso, se vogliamo, decisamente opposto. Tutt’altro che positivo è stato infatti il giudizio degli appassionati (e non solo) riguardo all’ASG di Legabasket, che ha letteralmente steccato, e duole dirlo, sotto quasi tutti i punti di vista. A partire dalla collocazione nel calendario, che va ad interessare in realtà entrambi gli eventi: effettivamente, la scelta di piazzare la gara delle stelle con annessa sosta nel momento focale della regular è più che discutibile, ma scaviamo oltre questa questione. L’All Star Game deve, di norma, rappresentare una festa per la pallacanestro: un evento che possa regalare spettacolo e, magari, risultare più appetibile per coloro che non possono reputarsi estremi intenditori di questo sport. Esattamente: spettacolo, puro spettacolo. La tradizionale sfida che oppone selezione degli stranieri e degli italiani che deve essere una partita di esibizione, nel vero senso della parola. Quest’anno, guardando alla Serie A, non è stato così, inutile negarlo. La difesa dei ragazzi di Pianigiani è stata a tratti degna di una finale playoff. Che i giocatori della cosiddetta nazionale sperimentale vogliano mettersi in mostra di fronte al loro coach è più che risaputo, ma a tutto c’è un limite. D’altronde, il risultato finale di 76-59 parla chiaro: gli stranieri hanno sofferto sì le assenze di lusso e un calo di livello generale del nostro campionato, tanto paventato negli ultimi tempi, ma anche una difesa eccessiva degli uomini di Pianigiani. Non si parla di spianare agli avversari un’autostrada in ogni azione, ma quantomeno del non farsi tutto il campo con uno scatto fulmineo pur di sporcare un alley-oop o negare una schiacciata all’altra formazione. Basti pensare che al PalaRossini si sono contate non più di 3-4 schiacciate in tutto il match. Quasi la norma, per una tradizionale gara di campionato. I dieci giocatori in campo devono avere come primo obiettivo il divertimento del pubblico, senza se e senza ma. In quel di Mantova l’atmosfera era diversa, in campo e sugli spalti. Sul piano difensivo, c’è stato forse sin troppo poco impegno (141-111 per gli stranieri il finale, punteggio quasi da NBA), ma il divertimento non è mai mancato né per i giocatori né per i 4.000 spettatori del PalaBam, che hanno tra l’altro quasi eguagliato per numero quelli del Beko All Star Game. La differenza di prezzo tra i due eventi era più che palese, ma tanto di cappello alla LNP e alla città di Mantova per la gestione e la promozione di questo ASG. E, vien da dire, anche per l’amministrazione delle gare che hanno fatto da contorno alla partita centrale. Il 3 Point Shootout di Ancona, se non fosse per la straordinaria prova balistica di Drake Diener (o dovremmo dire Deiner, come recitava la canotta indossata domenica dalla stella di Sassari?), è risultato decisamente rivedibile. In primis: per quale ragione si è optato per disputare l’eliminatoria iniziale in due canestri diversi e con due tiratori in contemporanea, senza alcun punteggio in sovrimpressione né uno schermo diviso in diretta TV? Che cosa ha indotto inoltre gli organizzatori ad eliminare il tradizionale limite di tempo, togliendo buona parte della spettacolarità della gara? Parliamo di cose semplici, piccoli dettagli, ma che non sono trascurabili nell’ambito di una serata del genere. E in questo, l’All Star Game di “seconda fascia”, almeno sulla carta, è stato impeccabile. Il discorso non cambia per la gara delle schiacciate: idee viste e riviste al PalaRossini, con voti generosi a dir poco e (guarda caso) la vittoria del paladino di casa, Achille Polonara. Al PalaBam, tutt’altro discorso: originalità e schiacciate degne di nota l’hanno fatta da padrone, arrivando quasi a surclassare la medesima competizione di Ancona. E il pubblico non ha fatto altro che godersi una serata di pura pallacanestro e divertimento. Sia chiaro, l’ASG organizzato dalla LegaBasket non è spazzatura, ma qualcosa deve cambiare. Occorrono idee nuove e far sparire il vecchio, occorre che cambi qualcosa in quelle poltrone che da anni gestiscono il tutto. Proprio la capacità di rinnovarsi, di mettersi in gioco e di cercare sempre di migliorarsi hanno contraddistinto quest’anno la LNP, che tra la Coppa Italia di Rimini e questo All Star Game non può far altro che meritarsi un applauso. Eventi simili, che da occasioni di “nicchia” si tramutano in un qualcosa all’insegna della novità, in cui non solo i fedelissimi possono passare un pomeriggio all’insegna del basket, fanno bene al movimento. Con il coinvolgimento di grandi marchi, con la presenza dei giocatori stessi a dare man forte alla prevendita dell’evento, con canestri e stand piazzati fuori dal palas, l’originale idea delle mascotte ed anche tramite il coinvolgimento di un gruppo Facebook come Cultura Cestistica, che accoglie quasi 10mila appassionati, la Nuova Lega Nazionale Pallacanestro ha gestito da manuale un evento che è il chiaro esempio di come, con tanta buona volontà, intelligenza e voglia di mettersi in gioco, il nostro basket possa fare notevoli passi avanti. E provare a rialzarsi.