Real Madrid, l’arte di non morire mai

Real Madrid, l’arte di non morire mai

Il racconto della stagione del Real Madrid, una delle quattro partecipanti alle Final Four di Istanbul, che ha emozionato gli amanti della pallacanestro

di Antonio Mariani

La bellezza di un evento è direttamente proporzionale a quanto questo sia capace di emozionare e allettare il pubblico. Chi fruisce dello spettacolo mette in gioco dei fattori emotivi che possono legare un appassionato a una squadra, rendendolo a tutti gli effetti un tifoso o un simpatizzante, a prescindere dalle distanze geografiche e culturali. Il nuovo format dell’Eurolega ha regalato una stagione emozionante, ricca di sorprese e scoperte, contestualizzate sempre all’interno di una pallacanestro viva, moderna con un appeal vintage.
Nel viaggio verso le Final Four di Istanbul è giusto rendere merito e provare a raccontare la stagione del Real Madrid, una squadra che non ha bisogno di presentazioni perché è la più vincente in Europa e che ha rispettato appieno i parametri di bellezza sovrascritti.
Lo scorso anno il cammino dei blancos si è interrotto ai quarti di finale contro il Fenerbahçe, con un severo 3-0 e grandi contestazioni a coach Pablo Laso. Al termine della stagione la rosa madrilena ha subito diversi cambiamenti, ma è rimasto alla guida della squadra Laso con la richiesta non troppo velata della società di riportare il Real Madrid tra le prime quattro d’Europa e, perché no, di aprire la bacheca per una decima coppa europea.
Dopo il saluto di Sergio Rodriguez, K.C Rivers ed Hernangomez il Real doveva agire sul mercato per sopperire alle partenze, cercando di inserire dei giocatori in grado di mantenere il meccanismo rodatosi nel tempo aumentando anche la qualità per tornare alle Final Four.
Infatti durante l’estate sono arrivati a Madrid Hunter e Randolph; quest’ultimo reduce da una brillante stagione a Kuban. Inoltre c’è stato il ritorno di Draper, anche lui reduce dalla bella esperienza con la squadra russa.

LA STAGIONE

Getty Images
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La stagione europea della squadra di Laso inizia con molti dubbi dati dalle vittorie contro le squadre meno accreditate a disputare l’atto finale della stagione e le sconfitte contro CSKA e Fenerbahçe, di fatto due squadre che sono arrivate senza problemi alle F4. Ciò che manca e che non convince di questo Real è l’incapacità di trovare una continuità con la vittoria, cadendo in partite apparentemente più semplici come quella con il Darussafaka e la Stella Rossa mentre le prodezze del teenager Doncic diventano l’attrazione maggiore dei blancos. Nella quattordicesima giornata Llull e compagni perdono contro la Stella Rossa una partita che desta il malcontento e le polemiche attorno alla squadra. Il cuore e la mentalità vincente si vede nel momento in cui sembra andare tutto male, quando per emergere il talento deve essere superato da qualcosa di più, difficilmente definibile con le parole. Infatti, dopo il match contro i serbi, il Real ha collezionato 9 vittorie consecutive portandosi in testa alla classifica e mostrando la miglior pallacanestro che Laso abbia mai fatto giocare, probabilmente anche migliore di quella della stagione 2014/2015, quando è tornata a Madrid la coppa più ambita d’Europa. Al termine della regular season gli spagnoli vincono 23 partite e ne perdono solo 7, senza mai collezionare due sconfitte consecutive e chiudendo al primo posto in classifica. Il fato ha voluto che la squadra da battere per tornare alle Final Four fosse il Darussafaka allenato da Blatt, il coach che ha negato al Real la coppa nell’atto finale del 2014, quando a trionfare fu il Maccabi Tel Aviv. Nonostante il divario qualitativo tra le due squadre il Dacka aveva già messo in difficoltà Laso durante la Regular season, soffrendo le doti atletiche e il talento dei giocatori a disposizione di Blatt. La serie playoff è stata caratterizzata da un forte contrasto che ha visto un solido gioco di squadra contrapporsi a un forte individualismo. Agli 11 assist a partita dei turchi il Real ha risposto con 20.6, mentre per il resto delle statistiche le compagini si sono equivalse. Questo è il segno di una chiara vittoria del collettivo, con delle variabili che Blatt non poteva (troppo) aspettarsi: l’esplosione di Ayon che ha giocato con 5 punti e 3 rimbalzi in più rispetto alla RS; le percentuali di Carroll dall’arco che sono passate dal 40.5% della RS al 52% dei PO e infine la coppia Doncic-Llull, infermabile.
Il primo ostacolo dei madrileni nelle Final Four sarà il Fenerbahçe, davanti a un pubblico che sosterrà incessantemente la truppa di Obradovic. Dopo una stagione giocata ad alto livello il risultato più giusto per Laso sarebbe almeno la finale, ma la strada è impervia e gli dei del basket-come abbiamo imparato- adorano regalare delle emozioni incontrollabili e inaspettate a chi li venerà, perciò l’unica cosa da fare è godere di quanto sarà offerto.

L’ARTE DI NON MORIRE MAI

luka-doncic-real-madrid-eb16Dopo lo 0-3 subito con il Fenerbahçe, seguito a una stagione coronata con la vittoria del titolo come quella dell’anno precedente, i media avevano dato per finita una squadra con giocatori ormai al termine della carriera come Reyes, Fernandez e Maciulis, aizzati anche dalle partenze di Rodriguez ed Hernangomez alle quali è seguita quella di Rivers. Gli elementi sui quali lavorare erano principalmente due: come sostituire Rodriguez e come rafforzare la squadra sotto le plance.
Per il primo problema la società ha optato per il rientro di Draper e per la scommessa Doncic, mentre per il secondo la scelta è caduta su Hunter che ricopriva solo alcune delle caratteristiche di Hernangomez, perciò Perez ha preso anche Anthony Randolph per colmare le mancanze e per permettere alla squadra di fare il salto di qualità.
Il Real Madrid è così divenuta una delle squadre più alte e “fisicate” della competizione, corroborata dalle notevoli doti atletiche dei giocatori. Basti notare che il giocatore più alto della squadra è Randolph, un esterno che può prendere vantaggio nella fase perimetrale del gioco e anche nella fase interna dove i centimetri, le leve lunghe e le capacità atletiche lo rendono un attaccante difficilmente contrastabile per le difese avversarie.
Un’altra freccia nell’arco di questa squadra è la percentuale con cui le tre ali tirano da tre punti (40% la media tra Randolph, Thompkins e Taylor), aiutati molto da una circolazione di palla magistrale e un gioco “dentro-fuori” in grado di mettere in crisi le migliori difese della competizione. Un altro fattore che rende il Real una grande squadra è la capacità dei pivot (termine ormai obsoleto nella pallacanestro moderna) di contribuire a un gioco migliore per la squadra, giocando degli 1vs1 che fruttano-in proporzione-più assist che punti, non trascurando la qualità dei blocchi portati. I due giocatori che giovano maggiormente dei blocchi dei lunghi sono Llull e Carroll ma, per il momento, è bene soffermarsi su Carroll. La serie contro il Darussafaka, in particolar modo gara 3, è stata l’esempio di come un giocatore come Carroll, sostenuto da compagni di squadra con un elevato QI cestistico e dalle rapide letture, sia fondamentale. Dal momento che il blocco nasce per creare un vantaggio all’attaccante, se il bloccante e il giocatore che ne usufruisce eseguono movimenti con precisione di angolazione e tempistica, la difesa non può fa altro che adattarsi e cercare di far sfumare il vantaggio acquisito dall’attacco. Il finale di gara 3 a Istanbul ha evidenziato come sia letale avere un giocatore che tira con il 53% dall’arco. De facto neanche uno stratega come Blatt è riuscito a limitare l’attacco degli spagnoli, ostinati a far uscire Carroll dal doppio blocco, ma sempre pronti a punire con una soluzione differente dalla precedente. L’ultimo fattore, ma non ultimo, che fa fare il salto di qualità al gioco di Laso è la coppia Llull-Doncic. Ormai appurato che la scommessa Doncic è stata vinta, ciò che stupisce maggiormente è quanto il classe ’99 abbia influito sul gioco della stella Llull. Infatti il numero 23 del Real realizza 4 punti di media in più rispetto allo scorso anno, smistando 1.5 assist in più. Per quanto questi dati possano essere attribuiti alla partenza di un giocatore dal peso di Rodriguez, la realtà è che il rapporto di grande amicizia che lega Doncic e Llull si riflette sul parquet di gioco, con uno che è la parte irrazionale dell’altro e, allo stesso tempo, l’uno sa far ragionare l’altro con un linguaggio metacestistico, tipico di chi non ha solo un rapporto “lavorativo”.
Divenuto famoso per i buzzer beater Llull ha le chiavi della squadra, la leadership che i compagni- anche quelli più esperti- riconoscono assecondando i “momenti Sergio” che vedono il 23 giocare pick&roll con Ayon e inventare canestri o assist mozzafiato.
A ricoprire e dare solidità a questa squadra c’è l‘esperienza e il cuore di veterani come Reyes e Rudy Fernandez, non più le punte di diamante della squadra, ma dei perfetti operatori che giocano maggiormente dietro le quinte, spostando l’occhio di bue su chi deve ancora veder splendere la propria carriera.

La delusione è direttamente proporzionale alle aspettative di cui ci si carica, perciò una mancata vittoria a Istanbul potrebbe lasciare l’amaro in bocca a tutti coloro che hanno visto l’evoluzione del Real Madrid durante quest’anno. Tre delle quattro squadre presenti sono di un livello che l’Eurolega non ha mai toccato in passato, quindi saranno i minimi dettagli, gli episodi e la grandezza del cuore dei campioni in campo a decidere chi alzerà il trofeo. E il Real è ricco di campioni.

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