Umana Reyer Venezia: la svolta con la forza del gruppo e il lavoro di De Raffaele

Cosa è cambiato dall’inizio della stagione alla vittoria in Coppa Italia?
Abbiamo analizzato il percorso dei Campioni d’Italia cercando di sviscerare i punti cardine della vittoria nell’ultima edizione della Final8 che potrebbe aver dato uno slancio per la fase decisiva della stagione

di Marco Muffatto

Abbiamo analizzato il percorso dell’ Umana Reyer Venezia che dopo un inizio di stagione con qualche difficoltà sembra stia trovando continuità di prestazioni e risultati, dove la vittoria in Coppa Italia potrebbe dare la spinta per il prosieguo della stagione.

 

INIZIO STAGIONE TRA CAMPIONATO E COPPA

La stagione dei Campioni d’Italia non era cominciata nel migliore dei modi, soprattutto in campionato dove si è dovuto aspettare la 14ª giornata (7ª partita fuori casa) per vedere la prima vittoria in trasferta, mentre in casa si confermava le legge del fortino Taliercio, a parte contro Milano. Ma qualcosa non andava e tutte le partite perse avevano un comun denominatore: Venezia sempre costretta a rincorrere con finali punto a punto dove, vuoi per le cattive scelte, vuoi per le energie spese per recuperare, si arriva agli ultimi possessi gestiti male con conseguente sconfitta.

E subito il dito è stato puntato contro De Raffaele e la dirigenza, definendo in crisi una squadra che faticava a trovare vittorie in trasferta in campionato, ma che in Europa è stata capace di andare a vincere in campi come quello del Partizan e di Vilnius, trovando poi la qualificazione alle Top16 di EuroCup in uno dei gironi più difficili della competizione.

Tra le colpe che sono state attribuite all’ambiente c’è quella di aver riconfermato il gruppo dello Scudetto dell’anno scorso e che a detta di qualcuno poteva essere “sazio” dopo la vittoria del titolo in una finale memorabile contro Sassari, e l’essersi separata dal quel Haynes che negli ultimi anni è stato il vero trascinatore degli orogranata.

 

LA FORZA DEL GRUPPO 

Nei momenti di difficoltà De Raffaele è sempre riuscito a tirare fuori il massimo dai sui ragazzi, combattendo anche contro una serie di infortuni che hanno colpito giocatori cardine come Tonut, rivelatosi poi fondamentale per il gioco del coach livornese.

Ma dicevamo del gruppo, osservando da molto vicino si percepiva di essere in un momento di difficoltà, ma De Raffaele aveva ben chiaro in mente il suo percorso e ha fatto leva su chi poteva dare spinta alla squadra, con De Nicolao e Bramos su tutti. Il play, da quest’anno vicecapitano, ha dimostrato come il duro lavoro possa portare sempre a dei risultati – non ultima la chiamata della Nazionale maggiore – e ha tenuto il campo come forse il solo De Raffaele si aspettava, contro tutto e tutti.

Ma la vera dimostrazione della forza del “gruppo Reyer” è la difesa, argomento sul quale il coach ororganata si è soffermato più e più volte nelle conferenze stampe, ponendolo come elemento fondamentale per vincere le partite, e dimostrando un famoso detto: “l’attacco vende i biglietti, ma la difesa vince le partite“, cosa che è stata dimostrata nelle ultime Final Eight di Coppa Italia.

IL DE RAFFAELE COACH E IL DE RAFFAELE UOMO

Facendo un piccolo riassunto, De Raffaele nei quattro anni come capo allenatore dell’Umana Reyer ha vinto 2 scudetti, 1 Europe Cup (prima vittoria a livello europeo per il club) e 1 Coppa Italia (prima volta nella sua storia), quindi matematicamente sono 4 trofei in 4 anni, il tutto senza mai un proclamo né una parola fuori posto e questo sicuramente gli fa grande onore.

Secondo noi in un certo senso viene quasi “sottovalutato” il lavoro tecnico e la preparazione che c’è dietro alle partite da parte di De Raffaele ed il suo staff,  perché sembra sorprendere gli addetti ai lavori ogni volta che Venezia vince qualcosa.

Ma oltre al fattore tecnico/tattico, dove è stato dichiarato direttamente dai suoi giocatori che De Raffaele prepari le partite in maniera quasi maniacale, c’è l’aspetto umano che secondo noi la fa da padrone. E’ il lavoro giorno dopo giorno nelle teste dei giocatori che gli ha permesso di far crescere la squadra e far sì che lo seguissero in tutto e per tutto con una serenità spaventosa, dovuto anche all’ambiente (proprietà/dirigenza/staff) che non gli ha fatto sentire la pressione che magari si sente in altre piazze.

In una delle ultime interviste De Raffaele ha detto che il “mondo Reyer” viene visto come a “conduzione familiare” ed è forse questo il vero segreto per lavorare sodo e arrivare agli obiettivi.

COME HA REAGITO LA SQUADRA

Come detto, l’Umana Reyer Venezia ha deciso di confermare quasi in blocco lo zoccolo che ha vinto l’ultimo scudetto, ad eccezione di Haynes, ma di cui non parleremo. Ci soffermeremo, invece, su colui che il posto di Haynes, almeno nell’immediato, l’ha preso, cioè Jeremy Chappell.

Tante cose sono state dette e scritte su quest’ultimo e a nostro avviso il confronto con quello che è stato Marquez non è giusto per rispetto di entrambi, essendo due giocatori completamente diversi. Ci preme sottolineare come sia quasi passato inosservato il lavoro fatto da Chappell, soprattutto per la crescita che ha avuto in entrambi i lati del campo. De Raffaele ha dimostrato quasi di non poterne fare farne a meno, di lui come del già citato De Nicolao, a cui va riconosciuta una crescita esponenziale, e che lo ha visto in campo nei momenti decisivi a discapito di uno Stone che ha faticato non poco a trovare la forma e il ritmo dello scorso anno.

Nel reparto lunghi Watt ha tenuto in piedi l’attacco per gran parte dell’inizio di stagione con Vidmar in lotta continuamente con guai fisici e Udanoh alle prese con le rotazioni degli stranieri tra campionato e Coppa, mentre i cosiddetti gregari di lusso come Cerella (che ha patito quasi un mese di stop per infortunio al ginocchio) Filloy (con alti e bassi secondo noi derivanti ancora dalla preparazione post-Mondiali) e Mazzola, hanno continuato a fare il proprio lavoro mantenendo l’equilibrio.

Su tutti va comunque menzionato capitan Bramos, che con il suo carattere “silenzioso” si è comunque fatto sentire, e ha tirato il gruppo, tenendolo unito soprattutto nelle partite più difficili, sia in campionato che in coppa e non ultima nella Final Eight.

DAYE & GOUDELOCK

Abbiamo deciso di parlare in parte separata per i due americani, vuoi per il talento smisurato che li accomuna, vuoi perché in un modo o nell’altro possono essere determinanti come pochi, sia in campionato che in campo europeo.

Partiamo da Goudelock, arrivato come un fulmine a ciel sereno, è stato subito messo in dubbio per le sue condizioni fisiche dopo l’infortunio, ma l’ambiente l’ha protetto e via via che Andrew recuperava lo si vedeva sempre più parte integrante del gruppo fino al tanto atteso esordio in EuroCup. Nel momento in cui raggiungerà una condizione fisico/atletica che gli permetterà di dare continuità alle sue prestazioni ci saranno diversi problemi per le altre squadre.

Austin Daye, fresco MVP dell’ultima edizione delle Final Eight di Coppa Italia, sta dimostrando di essere l’uomo decisivo nei momenti decisivi, vedasi con il canestro allo scadere contro la Virtus Bologna e con la tripla che di fatto ha chiuso la finale contro Brindisi. Ma non è solo quello, stiamo notando come abbia “limato” il suo carattere ed il suo modo di giocare, passateci il termine, da primo violino, mettendo a disposizione tutto il suo know how e talento per la squadra, e il nostro pensiero è che se tiene mentalmente a giugno saremo ancora qui a parlare del buon Austin.

LA VITTORIA IN FINAL EIGHT

Qualificatasi all’ultimo momento, considerata la sfavorita, inserita nella parte di tabellone più difficile, l’Umana Reyer Venezia ha saputo dimostrare cosa vuol dire farsi trovare pronti nelle partite che contano, dove probabilmente l’essere considerata, una volta tanto, la sfavorita potrebbe aver alleggerito le pressioni e permesso ai giocatori di giocare “tranquilli” ma con la consapevolezza che ce l’avrebbero potuta fare.

Ed è anche in questa manifestazione che non deve passare inosservato il lavoro fatto da De Raffaele, perché le due partite preparate contro Teodosic prima e Rodriguez poi hanno permesso di mettere in luce tutte le capacità espresse dei ragazzi orogranata e non soffermarsi solo sulle prestazioni di Daye e di Tonut, giusto per citare due giocatori risultati poi decisivi.

Ci sentiamo quindi di dire che la vittoria è stata ancora una volta del gruppo e di come De Raffaele aveva preparato a dovere i suoi ragazzi, con un lavoro quotidiano in campo e nelle teste dei giocatori, con un rapporto che forse va “oltre” ma che può portare a risultati a volte inaspettati.

COSA ASPETTARSI DA QUI ALLA FINE DELLA STAGIONE DELLA REYER VENEZIA.

Come dichiarato da Austin Daye nella nostra intervista esclusiva la vittoria in Coppa Italia “ci aiuterà a guardare avanti e ci farà essere più affamati per il resto della stagione” possiamo dire che nel momento in cui De Raffaele avrà “problemi” di abbondanza ci sarà da divertirsi in un campionato che mai come quest’anno sarà aperto a qualsiasi risultato fino alle fine, dove conterà farsi trovare pronti sia fisicamente, ma soprattutto mentalmente e siamo certi che si dovrà fare i conti con i Campioni d’Italia in carica.

Diverso il discorso per l’EuroCup dove gli orogranata si giocano tutto nel derby europeo a Brescia il prossimo 3 Marzo, laddove se vincerà potrà provare seriamente ad arrivare fino in fondo e vedere aprirsi le porte dell’Eurolega per la prossima stagione, competizione che solo al pronunciarla fa i venire i brividi a tutta Venezia.

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