Road to MVP – Keith Langford

Presentiamo i canditati al premio di miglior giocatore del torneo, partendo dal giocatore dell’UNICS.

di Antonio Mariani

LA STORIA

“Totò, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas”Il mago di OZ

Questa frase è tratta dal film “Il Mago di OZ”, ma potrebbe benissimo essere stata pronunciata da Andrea Trinchieri al presidente Triboldi nel 2006, in quel di Soresina. La squadra cremonese, alla sua prima stagione in Legadue, ingaggia come americano Keith Langford, un ragazzo di 23 anni proveniente dai Kansas Cagers dopo aver trascorso quattro anni di College con la maglia dei Kansas Jayhawks, viaggiando a 13.3 punti di media e mettendo subito in mostra un talento da tiratore.
Al suo primo anno italiano Langford fa vedere di che pasta è fatto e chiude una buona stagione con 19.3 punti a partita, risultando una delle guardie migliori del campionato. Effettivamente non era più in Kansas, ma neanche più negli Stati Uniti e il suo talento emergeva con naturalezza, quasi come se non ci fosse un lavoro sodo alle spalle: insomma, la sensazione che danno i giocatori talentuosi che Andrea Trinchieri scopre. Dura poco la sua parentesi italiana, il suo primo viaggio in un paese che definirà “incantevole”, perché torna negli Stati Uniti, questa volta in Texas, con i San Antonio Spurs. Non dura molto in NBA, a causa di un fisico non all’altezza della massima lega americana e conclude la stagione in D-League con la maglia degli Austin Toros, realizzando 23 punti a partita con 6 rimbalzi e 3 assist. Nel 2008 inizia la sua seconda parentesi italiana, prima con Biella e poi con la Virtus Bologna dove diventa uno dei migliori giocatori della squadra e della lega. Parte dallo stivale per la seconda volta nel 2009, per poi tornarci nel 2012 con la maglia dell’Olimpia Milano. Nelle sue due stagioni biancorosse Keith mostra come il talento possa corroborato dall’esperienza di forme diverse di pallacanestro, sintetizzate poeticamente da scelte di tiro seguite sovente dal fruscio della retina. E’ il faro di Milano, il go-to-guy che non delude quasi mai. Termina il percorso milanese con un’eliminazione ai quarti di Eurolega contro la poi vincente Maccabi, con l’MVP dell’Eurolega e con la vittoria dello scudetto. Nell’estate del 2014 non trova un accordo con Milano per rinnovare e vola in Russia con l’Unics Kazan, squadra con cui ancora gioca.

STAGIONE MIGLIORE

La pallacanestro è uno degli sport più studiati dalla statistica e gli vengono applicati algoritmi e operazioni matematiche per ottenere risultati in grado di attribuire valore ai giocatori. Pur rispettando la geometria e l’aritmetica di questo sport, preferisco valutarlo in base a emozioni e associazioni: momento-giocata-influenza.
Langford ha disputato sei stagioni di EuroLega e sta attualmente disputando la settima. C’è un filo conduttore che lega tutte le sue stagioni, riconoscibile nella solida capacità di tirare da tre punti e nella freddezza di non sbagliare da dentro l’arco alle quali si aggiunge un’intelligenza nel gioco ammirabile, frutto di studio del gioco e di talento.  Stando soltanto ai numeri Keith gioca la sua miglior stagione nel 2011, con la maglia del Khimki Mosca: 18.7 punti a partita con 2.5 assist. Buone cifre, ma non abbastanza da trascinare la squadra oltre la regular season così da terminare la stagione con sole 10 partite di Euroleague.
Nel 2014 Keith si afferma definitivamente con Milano, quando vince l’Alphonso Ford Trophy al termine di un torneo beffardo, emozionante durante il suo corso sia per lui che per l’Olimpia. 17.6 punti a partita con 3 assist di media le cifre di quella stagione che non riescono a descrivere nel giusto modo il reale valore di Langford per una Milano in rinascita. Un uomo squadra in grado di trasformare in oro quanto offerto dai compagni e sempre pronto a un sacrificio difensivo. Keith non è bastato a Milano per raggiungere le Final Four, ma ha fatto abbastanza per rimanere a lungo nella memoria del pubblico di Milano e degli italiani appassionati di pallacanestro.

STAGIONE CORRENTE

A trentatré anni Langford sta disputando una stagione dalle cifre strabilianti, con 22.3 punti a partita e 3.8 assist. Ormai leader indiscusso di Kazan la guardia tiratrice proveniente da Kansas risulta l’unico albero nella steppa russa, circondata da un inverno freddo che blocca l’UNICS nell’ultima posizione in classifica. Le sue prestazioni sono tanto costanti quanto è incostante la sua squadra. Keith è migliorato, sta confermando il suo inserimento tra i migliori esterni d’Europa e, mantenendo un ottimo tiro, sta riuscendo a coinvolgere sempre di più la squadra senza, però, riuscire a vincere. Questo è il motivo principale per cui non è lui il miglior giocatore di questa EuroLega.

Getty Images

Certo è che spiccherebbe in qualsiasi squadra europea, ma emergere nel deserto senza far fiorire niente intorno è un handicap che gli impedirà di vincere l’MVP. D’altra parte ha dalla sua delle cifre che lo innalzano a miglior giocatore per punti e valutazione della lega, elemento da non sottovalutare per la scelta finale. Sarà lui l’MVP?

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