Road to MVP, Ognjen Kuzmic: alla ricerca di un’appartenenza

Road to MVP, Ognjen Kuzmic: alla ricerca di un’appartenenza

Continua la rubrica “Road to MVP”. In questo episodio analizziamo Kuzmic, elemento fondamentale della sorprendente Stella Rossa.

di Antonio Mariani

Ognjen Kuzmic è di nazionalità serba, ma con cittadinanza bosniaca. Non sarebbe un elemento troppo rilevante per un giocatore, se non avesse due passaporti di due paesi appartenenti all’ex Jugoslavia, a tratti in guerra negli anni novanta del Novecento. bosniaOgnjen nasce a Duboi, città nel nord della Bosnia ed Erzegovina sotto la giurisdizione della Repubblica Serba (Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina è differente dalla Repubblica di Serbia), una delle due entità della Bosnia Erzegovina. Durante la guerra in Jugoslavia, anche per posizione georafica, doveva essere spartita tra la Croazia di Tuðman e la Serbia di Milosevic. Dopo Dayton la Bosnia ed Erzegovina viene divisa in due entità, una Croato-Musulmana e l’altra Serba, ma all’interno di una cornice statale unitaria. Kuzmic nasce nel 1990 e cresce in Bosnia, vivendo sulla sua pelle, troppo giovane per portarne memoria, la guerra che lo porterà nell’infanzia a condividere il sentimento bosniaco fortemente influenzato dalla cultura Serba. Debutta nel 2007-2008 con Borac Nektas Banja Luka (Bosnia), poi vola in Finlandia, torna in Bosnia, si traferisce in Spagna con Malaga, poi Badalona senza mai trovare casa né sentire un’appartenenza, forse come eco di una storia più grande di lui che lo avvolge e lo trascina in un vortice tra passato e presente. Nel 2014 il centro di Duboi sembra finalmente trovare una sua dimensione, emigrando negli USA per vestire la maglia dei Golden State Warriors con i quali vincerà l’anello nel 2015, ma non sentirà propriamente suo il successo, poiché in stagione ha giocato anche per la squadra di D-League affiliata agli Warriors. Al termine della stagione si rende conto che neanche l’oltreoceano può farlo sentire parte di qualcosa e firma con il Panathinaikos, in Grecia, dove l’amore che avvolge la squadra coinvolge i giocatori e li fa legare (quasi)indissolubilmente alla maglia. Nel 2015-2016 Kuzmic vince la Coppa di Grecia, esce ai quarti in Eurolega e perde la finale dell’ESAKE contro l’Olympiakos, con il solito finale thrilling, scritto dal cinico regista Spanoulis. Al di là dei risultati stagionali i riflettori del popolo biancoverde sono puntati sulla bandiera Diamantidis che a giugno avrebbe terminato la sua carriera. Un’altra stagione volge al termine in rigoroso legame con la fine di un capitolo della sua carriera, senza esser riuscito a continuare a far parte del gruppo, della società, della città o della nazione. Nell’estate 2016 Ognjen firma con la Stella Rossa di Belgrado, una squadra che fa dell’amore per la maglia e del calore del pubblico le chiavi del successo o, almeno, della possibilità di competere in Eurolega con 5 milioni di euro nel budget.

Con il nuovo format dell’EuroLega e con una squadra relativamente corta Kuzmic ha dovuto sin dall’inizio farsi accettare da una squadra, una città, ma soprattutto una nazione come la Serbia. I serbi non ti amano solo se vinci, ti amano se combatti per loro, se “sputi sangue” per la loro stessa causa. Kuzmic l’ha fatto sin da subito, rimanendo nel suo modo di essere e di giocare il suo ruolo, anche se anacronistico per una pallacanestro che ha modificato la funzione del pivot. Ognjen non tira da tre punti, fa a sportellate sotto le plance e cerca di attrarre a sé i difensori per trovare il giusto scarico. A Belgrado ha rallentato il tempo, prima quello della pallacanestro e poi quello della sua storia, affinché trovasse il giusto momento per entrare a far parte di una famiglia, trovando definitivamente un’appartenenza. La Stella Rossa, con un grandissimo apporto del suo pivot, sta facendo innamorare l’Europa e, in caso di qualificazione alle Final Four, Ognjen Kuzmic potrebbe essere eletto MVP della stagione, entrando a far parte della storia di un club e un paese a lui molto vicini geograficamente e lontani storicamente, almeno finché la maglia #32 della Stella Rossa non è stata indossata da Kuzmic, il ragazzo che ha trovato casa a Belgrado.

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy