Sarunas Jasikevicius – Essere leader

L’allenatore dello Zalgiris Kaunas è uno degli emergenti sulla scena europea: scopriamo la sua rapida ascesa nel nuovo ruolo.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Sarunas Jasikevicius, basta il nome e si pensa a uno dei più grandi e forti giocatori della pallacanestro europea degli ultimi 20 anni.

Ma non solo, leader e vincente di alcune delle squadre migliori che l’EuroLega abbia potuto offrire: memorabili il Barcellona in cui gicavano lui, Navarro, Bodiroga, Varejao e Fucka o il Maccabi del back-to-back in cui, insieme a Anthony Parker e Maceo Baston formava un trio di assoluto livello, senza dimenticare l’impatto di Burstein e Vujcic in quella squadra. E come dimenticare il suo trionfo con il Panathinaikos, con Obradovic che lo ha voluto per la sua classe ed esperienza in uscita dalla panchina, contribuendo a tanti successi insieme: con Diamantidis si completava alla perfezione, Batiste e Pekovic sotto canestro potevano sfruttare le sue gemme.

Ma oggi Saras non è solo più un ex giocatore, è uno degli allenatori emergenti sul panorama europeo. Non difficile da pronosticare vista la sua abilità di playmaker che lo rendeva quasi un allenatore in campo già da giocatore, più difficile pensare che potesse emergere in così poco tempo.

E dire che la sua carriera da allenatore, appena cominciata, poteva avere inizio già qualche anno fa: nell’estate del 2012 Obradovic decide di lasciare la panchina del Panathinaikos dopo 13 anni esaltanti, il suo storico vice Itoudis non prende le redini della successione e si apre una possibilità per Jasikevicius. Il presidente Giannakopoulos è convinto, il lituano è l’uomo giusto per continuare il ciclo vincente: a 36 anni, e nonostante tutto quello che ha vinto, Sarunas non se la sente di smettere e quindi risponde con un ‘no, grazie, non ora’ alla proposta dei greens.

Dopo il ritorno al Barcellona e un ultimo anno allo Zalgiris, nel 2014 decide di dire basta alla pallacanestro giocata: la sua classe e la sua esperienza non passano inosservate, e lo Zalgiris stesso coglie la possibilità di inserirlo all’interno dello staff tecnico, nel ruolo di vice allenatore.

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Nel gennaio 2016 arriva la svolta, quella vera: l’allenatore Gintaras Krapikas viene sollevato dall’incarico e la società lituana decide di affidare proprio a Jasikevicius la guida della squadra. Scelta che si rivela azzeccata, tanto che lo Zalgiris vincerà il campionato in maniera netta e in EuroLega, nonostante una situazione di classifica compromessa, riuscirà a giocare buone partite e a lottare contro squadre dal maggiore talento.

La ventata di novità portata da Jasi non passa inosservata, le sue qualità, per quanto in soli 6 mesi in panchina hanno attirato le attenzioni di alcune big d’Europa: su tutte, il Barcellona, alla ricerca di una figura che potesse aprire un nuovo ciclo dopo quello di Pascual. L’amore del lituano per la città e la squadra catalana non è un mistero, come racconta lui stesso nel suo libro ‘Vincere non basta’ e l’accordo sembra ad un passo: tutto salta perché in Spagna non si può allenare in ACB se non si è capo allenatori da almeno due anni. I sei mesi allo Zalgiris sono insufficienti, nonostante i tentativi l’accordo non può andare in porto e Saras fa ritorno in Lituania.

Paradossale e incredibile quello che il regolamento spagnolo afferma: saltato l’affare Jasikevicius, i blaugrana sono andati su Georgios Bartzokas, reduce da una grande stagione a Kuban e in grado di giocare una pallacanestro efficace. I catalani, tormentati da problemi continui di infortuni, sono in questo momento alle spalle dello Zalgiris in classifica, e Bartzokas sembra non essere riuscito ad assemblare al meglio la squadra, complici anche i continui nuovi innesti e cambi all’interno del roster.

Discorso diverso per Jasikevicius, che al gruppo di lituani guidati da Jankunas, Seibutis, Javtokas e Lekavicius, ha aggiunto giocatori di talento come Kevin Pangos, Leo Westermann, a lungo inseguito da Milano nello scorso mercato invernale, e Augusto Lima. Anche l’ex Virtus Bologna Brock Motum sta avendo un ottimo impatto.

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Un mix di esperienza e gioventù, con tanti giocatori ancora poco esperti su questi palcoscenici: indicata come una delle squadre meno forti dell’EuroLega, lo Zalgiris ha smentito tutti ottenendo successi prestigiosi come quello contro il CSKA, e giocandosi tutte le partite fino alla fine, nonostante un grande gap a livello di talento e fisicità contro molte squadre. In corsa ancora per i playoff, i lituani stanno andando oltre ogni più rosea aspettativa, e grande parte del merito deve essere attribuito a Jasikevicius.

Sarunas ha creato un sistema in cui tutti si sentono responsabilizzati, nello Zalgiris chi entra in campo sa sempre cosa deve fare e in che modo può contribuire ai risultati della squadra: senza nessuna vera stella nel panorama europeo, la forza dei lituani è il gioco corale. Jankunas è il punto di riferimento sotto canestro, e la sua doppia dimensione legata anche al tiro da fuori lo rende un giocatore imprescindibile, Pangos e Westermann sono due giocatori estemporanei molto cresciuti nel corso dell’anno anche come playmaking e visione di gioco grazie agli insegnamenti e ai dettami del ‘Maestro’ che li allena.

Ma non solo loro, è tutta la squadra ad essere convinta di quello che fa, con entusiasmo e voglia di stupire: la crescita di Jasikevicius nelle vesti di allenatore passa anche da queste cosa. Carisma e leadership, due qualità che di certo non mancano al fuoriclasse lituano, capace di essere autorevole sui suoi giocatori nonostante sia alla prima esperienza da allenatore.

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Una gestualità importante nel corso delle gare, una grinta e una voglia di vincere che si leggono in quegli occhi di ghiaccio che tanti successi hanno ottenuto nel Vecchio Continente: crescere e migliorarsi, avendo avuto la possibilità di apprendere qualcosa da ognuno dei grandi allenatori che ha avuto in passato. Sicuramente Obradovic ha avuto una grande influenza su di lui, il serbo lo ha fortemente voluto al Panathinikos e tra i due si è subito instaurato un grande legame. Ma anche Pesic, Gershon e Blatt hanno inciso nel bagaglio di esperienza che Sarunas si sta portando dietro e che sta ampliando in prima persona.

Vedere giocare lo Zalgiris oggi significa vedere una delle pallacanestro più brillanti dell’intera Europa: non c’è una singola partita, se non una singola azione in cui i lituani non sappiano esattamente cosa fare. Il playbook di Jasi si sta ampliando, la sua esperienza da giocatore lo aiuta perché, come dice Meo Sacchetti: “Il playmaker deve essere colui che decide cosa fa la squadra in campo, credo sia il ruolo più bello”. La sua grande esperienza nel ruolo ha accelerato la sua crescita da allenatore e avere giocato per così tanto ad alti livelli ha fatto la sua parte. Probabilmente Saras legge cosa accade in partita una frazione di secondo prima rispetto agli altri, e questa è una caratteristica dei grandissimi e gli permette di compiere gli aggiustamenti necessari per essere competitivo.

E poi, un vincente come lui non può perdere la fame e la voglia di crescere e migliorarsi: i tifosi dello Zalgiris lo sanno e per ora si godono le sue gesta in panchina. In attesa che lui possa volare su qualche panchina importante tra i top club d’Europa: Jasikevicius è pronto a prendersi l’Europa, ora da allenatore dopo averlo fatto da giocatore.

Il futuro gli riserverà grandi soddisfazioni, perché la leadership e la visione del gioco lo porteranno ad essere un allenatore tra i più apprezzati, ma il presente è già decisamente luminoso: per Jasikevicius è solo l’inizio di una carriera di successo.

 

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