Space Jamel – il fattore McLean nel non-sistema milanese

5 adattato, o 4 vero? Poco importa: Jamel McLean è uno dei giocatori ai quali Milano, proprio, non può rinunciare se vuole ottenere risultati.

di Marco Arcari

Che sia un 5 “adattato” o un 4 “anni ’80” poco importa. Jamel McLean è stato, è e sarà più volte l’ago della bilancia nelle prestazioni dell’Olimpia Milano. Lo dicono i numeri. Lo dice l’importanza – non solo statistica – di un giocatore che, nel non-sistema milanese, specialmente difensivo, fa la differenza.

Partiamo dall’attualità. Nel posticipo domenicale contro la Pasta Reggia Caserta, l’ex-Berlino è fondamentale ai fini della vittoria milanese: 16 punti e 8 rimbalzi portati a casa, con un ultimo quarto in cui McLean mette a referto il 50% di queste due statistiche (ovvero 8 punti e 4 rimbalzi, dei quali due difensivi). Il tutto, in 28 minuti di utilizzo, contro i 7 di quello che, ormai, è il vero problema milanese: Miroslav Raduljica. Attribuire colpe a un singolo, nella pallacanestro, è sempre un azzardo, quando non un’eresia: è chiaro, però, che il body-language del centro serbo non lasci dubbi in merito alla sua voglia di provare ad essere un fattore.

Non si sorprenda nessuno, però, perché la carriera di Raduljica nei club parla chiaro. E, per quelli che amano citare Djordjevic come unico allenatore in grado di far rendere il giocare, consiglierei di riguardare la scorsa stagione del Panathinaikos, specialmente in Euroleague. Gli exploit con la maglia della Nazionale rimangono importanti, sicuramente, ma la vera dimensione di Raduljica è quella che i tifosi milanesi stanno ammirando? Probabilmente no, ma non vi siamo nemmeno così lontani. Chi si sarebbe aspettato un centro serbo dominante, per statistiche e presenza fisica sul parquet, non aveva fatto bene i conti col sistema difensivo voluto da coach Repesa e con il trascorso dello stesso Raduljica.

Emerge, allora, l’importanza di Jamel McLean come 5 di rincalzo. Come adattamento di lusso per un giocatore che, da 4, sembra non poter essere schierato a detta di molti. Altra considerazione erronea, poiché nell’esperienza berlinese – e quindi anche sui parquet di EuroLeague – McLean giostrava da “ala grande” in più occasioni, con buoni risultati. Il difetto di perimetralità, in una pallacanestro che fa del ruolo di 4 un punto chiave nella costruzione di ogni roster, pesa sicuramente sulla sua collocazione in campo, ma non si pensi che McLean sia un giocatore undersize e rim-protector che null’altro può fare. Basterebbe vedere la difesa-press che Milano attua quando in campo ci sono lui e Cinciarini negli spot di 5 e di 1: tra le potenziali coppie difensive milanesi, in caso di raddoppio, quella formata da questi due giocatori è la migliore per risultati. Cinciarini porta l’avversario portatore di palla proprio dove McLean sa che verrà portato: questo produce recuperi nella maggior parte delle occasioni, poiché il portatore di palla ha, come unica via di scampo, il classico passaggio orizzontale che verrebbe letto anche da difese da CSI, probabilmente.

Questo aspetto, in un sistema difensivo che vive di continui cambi sui blocchi e di show-difensivi del 5 a svariati metri dal canestro, non va sottovalutato. Ai puristi delle statistiche, che potrebbero obiettare a questa considerazione mettendo in campo il plus/minus, ritengo di dover rispondere con una semplice lettura di questa statistica: il +3.4 di plus/minus medio di McLean, come e in quali quintetti matura? Ai puristi la risposta, a noi la certezza che il big-man statunitense sia fondamentale anche a livello difensivo. Soffre meno sul pick&roll, soffre meno a rimbalzo (sic!) e legge meglio certi raddoppi rispetto a Raduljica. La mancanza di un cambio di ruolo, però, potrebbe offrirci un McLean in fase calante proprio nel momento in cui conterà davvero, ossia nei Playoffs.

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Considerando che le altre squadre si stanno rafforzando non poco – Venezia ha chiuso con Batista e riporterà in Italia anche Stone, Avellino ha firmato Logan – mentre Milano sembra poter perdere Dragic per un problema al ginocchio destro rimediato a Caserta, le rotazioni diventano fondamentali. E, in una squadra infarcita di swingman ed esterni, avere solamente 4 giocatori per i due ruoli di “ala grande” e “centro” potrebbe rappresentare un suicidio. Ci sarebbe Sanders, che da jolly, potrebbe giocare anche da 4, ma alla fine nella lista inserisco solamente McLean, Macvan, Pascolo e Raduljica.

Concordo con quanto disse Sindoni – DS dell’Orlandina – qualche anno fa, quando sostenne la battaglia alla concezione medievale dei ruoli nella pallacanestro, ma a volte bisogna fare i conti con la realtà. McLean, pertanto, è un 4 che può giocare da 5 o un 5 che vorrebbe essere un 4? In Italia, a mio avviso, è più veritiero che sia un giocatore molto utile come “centro”, anche considerando che i 4 perimetrali non hanno l’importanza che, magari, avrebbero in ambito europeo. Peraltro, in quel ruolo, Macvan è una sicurezza: 44% da tre di media, con sole 25 triple tentate (l’anno scorso, in uno spettro di 14 partite giocate da inizio Campionato, ne tentò 30, con un 36.7% di realizzazione).

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Data per assodata la collocazione in campo, è chiaro allora che serva un cambio a McLean stesso come 5. Perché le gerarchie si sono invertite e quello che doveva essere il cambio di Raduljica si è ritrovato a divenire titolare a causa delle oscene prestazioni del serbo; con quest’ultimo che, però, non sembra nemmeno poter essere il backup utile a non spremere più del dovuto l’ex-Berlino. Vero che, a leggere le statistiche, il minutaggio medio di McLean in Serie A recita 20.4 minuti; dato che scende a 20 minuti e 4 secondi di media in EuroLeague, dove il giocatore soffre sicuramente di più rispetto alla campagna italiana.

Il cambio, allora, serve non tanto perché McLean arriverà ai Playoffs logoro – cosa peraltro possibile se Raduljica dovesse continuare a giocare 9 minuti di media, come nelle ultime 7 uscite in Campionato – quanto perché senza McLean, Milano perde un riferimento importante, soprattutto difensivo. Manca, insomma, quell’assicurazione-infortuni, se così potremmo definirla: perché, per quanto corta sia la coperta nei ruoli di centro e ala grande, un infortunio a McLean comporterebbe non pochi grattacapi per l’Olimpia. Perché a dover portare avanti la carretta da soli, a causa di un inaspettato flop di un altro giocatore, si rischia sicuramente di più.

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Milano, finora, sembra non essersene accorta. O meglio, sa di avere qualche problema ma spera di poter ancora recuperare un investimento da qualche milione di dollari fatto in estate. Così, decade ogni possibile ragionamento in merito all’innesto di un centro che abbia caratteristiche completamente diverse rispetto a quelle da Raduljica. Centro che, in casa, avremmo già, ma che da solo non può affrontare dei Playoffs agguerriti come saranno quelli che ci aspettano tra qualche mese. Con buona pace della valutazione se McLean sia un 4 o un 5. Probabilmente, è un 4 che non ha mai smesso di sognare e che non si piega alla deriva perimetrale di una pallacanestro in cui il canestro da tre punti paga più di quello da due.

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