Tanjević: “I giovani disimparano stando in panchina. Nelle realtà come Venezia fortunatamente si investe su di loro”

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Secondo il “Boscia” investire sui talenti giovani significa dimostrare coraggio e voglia di ragionare in prospettiva

Sulle pagine sportive del quotidiano giuliano “Il Piccolo” è apparsa oggi un’interessante intervista con l’esperto Bogdan Tanjević, che ha condiviso il suo punto di vista sul nostro campionato, sullo stato di salute del basket nordestino e ha concesso una valutazione personale riguardo a come si può puntare efficacemente sui giovani cestisti.

Alla domanda del giornalista Roberto Degrassi in merito al suo giudizio personale sulla pallacanestro italiana degli ultimi anni, Tanjević ha così risposto: “non la vedo bene. Purtroppo ha poco interesse a investire nei giovani. Servono coraggio e voglia di ragionare in prospettiva. Vedo talenti atletici che scelgono la pallavolo”.

Filosofia Tanjević: credere nei giovani, schierandoli in campo nei momenti clou

Nel proseguo della suddetta intervista il “Boscia” ha sottolineato la complessità di trovare una definizione condivisa e omogenea della categoria “giovani”, su cui ci sarebbe tanto da ragionare e discutere: “qui diventa tutto complicato. Un giocatore come Fontecchio è andato in Germania per esplodere, ora che è nella Nba a 27 anni finalmente viene riconosciuto come un talento. Un grande club come Milano negli anni ha preso i migliori giovani italiani ma se non li fai giocare? A stare in panchina si disimpara”.

Secondo il coach che ha allenato sia in Italia sia all’estero a livello di club e guidando anche alcune nazionali, fondamentale per agevolare i giovani e farli crescere cestisticamente è il quadro legale. Così l’ex allenatore nell’intervista per Il Piccolo: “quando ero in Turchia varammo una norma: era possibile mettere sotto contratto 5 stranieri ma due giocatori turchi dovevano stare sul parquet. Così almeno 80 minuti erano blindati per prodotti locali. E portammo la Turchia al sesto posto nel ranking mondiale. Sulla spinta dei club la regola poi venne annullata. Risultato? Ora la Turchia è 26ima. Possiamo provare qualsiasi idea ma le società devono appoggiarla altrimenti è inutile”.

Un plauso ai Lagunari

A detta dell’ex allenatore della vecchia Stefanel Trieste, al momento poche risultano essere le realtà che nel Belpaese sanno puntare adeguatamente e con convinzione sui giovani. Tra le società in controtendenza e degne di nota, Tanjević ha fatto l’esempio di Venezia: i lagunari sono riusciti a vincere due scudetti a dispetto di altre corazzate, in primis Milano: “come piace a me, Venezia copre tutte le categorie giovanili, ha la sezione femminile. Tutti dovrebbero essere organizzati così”. Ed ancora: “a Venezia si lavora sui giovani”.

E proprio per aver saputo fare esordire i giovani ed i giovanissimi nel migliore dei modi, Bogdan Tanjević è stato particolarmente stimato nel circuito della pallacanestro europea. Tra gli altri, ha lanciato Dražen Petrović a 17 anni in Nazionale, ed oltre a ciò, grazie alla sua visione sportiva con i giovani al centro del suo progetto, ha saputo plasmare la Stefanel di Dejan Bodiroga, Gregor Fučka e Alessandro De Pol.

Il ricordo di Tanjević: a Sežana quella partita, esempio dell’imprevedibilità cestistica

Ma ecco una chicca finale di Tanjević, raccolta da Roberto Degrassi nella menzionata intervista, riguardo ad una partita osservata a Sežana, piccola cittadina slovena a meno di 8 chilometri dal confine con l’Italia: “sono andato a Sesana a vedere la squadra di casa contro l’Olimpia Lubiana per il torneo Under 20 sloveno. Olimpia significa sostanzialmente la nazionale slovena di categoria. Dieci giocatori, tutti ben strutturati. Una partita pazzesca, ritmi altissimi. Sesana aveva un centro di 16 anni, due piccoli formidabili. Settanta punti in due. Beh, Sesana ha battuto l’Olimpia. E vedendo come si allena ho capito perché: sedute di qualità micidiale, grande intensità”.

Come per dire, il duro lavoro – nello sport come nella vita – è (quasi) sempre premiante.