Vassilis e Zeljko, leader nati con un destino comune: vincere

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Zeljko e Vassilis, Mr. EuroLega e Kill Bill, Obradovic e Spanoulis: l’attenzione della finale sarà soprattutto sulle stelle delle due squadre.  Nel corso della loro carriera sono stati in grado di costruirsi un posto nella storia per le loro gesta, anche comuni, e ora si trovano uno di fronte all’altro nell’atto decisivo della stagione.

Obradovic ha sempre avuto una grande considerazione del fuoriclasse di Larissa nei primi anni della sua carriera, tanto da volerlo a tutti i costi al Pana: dopo una prima esperienza – e un tentativo in NBA con la maglia degli Houston Rockets – Zoc ha rivoluto con sè Billy per tentare l’ennesimo assalto all’EuroLega.

E nella stagione 2008/09, con una squadra fortissima che vantava tra gli altri Diamantidis, Jasikevicius, Fotsis, Batiste, Nicholas, Spanoulis è riuscito a imporsi come uno dei leader tecnici nonchè a vincere il premio di MVP della Final Four e il suo primo titolo continentale.

Ma Vassilis è un personaggio particolare, un carattere forte che non si accontenta più di essere una tra le tante stelle di una squadra formidabile, così nell’estate del 2010 progetta e mette in atto il salto della barricata, passando ai grandi rivali dell’Olympiacos, una squadra spesso seconda da quando Obradovic è arrivato ad Atene. Per i tifosi del Pana, il tradimento di Spanoulis è difficile da accettare, vederlo scegliere l’Olympiacos è difficile, e così diventa il rivale numero 1 dei greens almeno sul territorio nazionale.

Lo stesso Obradovic non pare troppo entusiasta della scelta di Billy, ma continua a vincere e a dimostrare la sua superiorità in campo nazionale ed internazionale, centrando l’ennesima vittoria in EuroLega nel 2011, mentre Spanoulis crolla nei quarti di finale con Siena, nonostante una squadra in crescita e che può vantare individualità come Papaloukas – anche se sul finire della carriera – e Milos Teodosic, giovane serbo in rampa di lancio e dotato di un talento smisurato.

E’ proprio dopo questa sconfitta bruciante ai playoff che Vassilis inizia a costruire ancora di più il suo mito: nella stagione successiva, che si rivelerà essere l’ultima di Obradovic ad Atene, l’Olympiacos rifonda la squadra, perdendo in talento ma acquisendo giocatori vogliosi di crescere e con una personalità spiccata. Spanoulis è nelle condizioni ideali, è quel giocatore capo che dovrà far compiere il salto di qualità ai suoi compagni. Insieme a Printezis rappresenta l’esperienza di un gruppo che vede i vari Papanikolau e Hines in rampa di lancio: dopo una stagione positiva, il capolavoro arriva nei quarti di finale, dove i greci si prendono la rivincita nei confronti della favorita Siena e volano a Istanbul alla Final Four.

Nell’atto finale, Spanoulis, Printezis e Papanikolau mettono a segno la più incredibile rimonta nella storia recente della pallacanestro, recuperando 19 punti nell’ultimo quarto a un CSKA che sembrava inaffondabile e dominatore della stagione. Billy è ancora una volta MVP, il suo mito cresce di giorno in giorno. Nell’anno successivo la storia si ripete, Spanoulis MVP della Final Four e Olympiacos campione, dopo un’altra grande rimonta contro il Real Madrid.

La sua capacità di essere clutch lo rende un giocatore assolutamente unico nel panorama europeo, nel corso degli anni i suoi canestri nei momenti decisivi hanno regalato diversi titoli ai reds, fino ad arrivare alla finale di oggi.

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Leggenda.

Non c’è altro termine per potere definire Zeljko Obradovic. L’allenatore più vincente nella storia della pallacanestro europea va a caccia di quell’EuroLega che farebbe la storia di un’intera nazione, quella Turchia che da tanti, troppi anni, aspetta un momento di questo tipo.

Centinaia di milioni spesi e diversi allenatori dopo, mai come oggi sembra arrivato il momento giusto per coronare il sogno. Il Fenerbahce nel corso degli ultimi anni ha investito profondamente per provare a vincere l’EuroLega, trovandosi sempre la strada sbarrata anche per limiti di roster.

E allora, spazio anche al miglior allenatore sulla piazza: Obradovic. Anche per un maestro come lui l’impatto non è stato facile, è dovuto passare attraverso delusioni e sconfitte brucianti per costruire una squadra a sua immagine e somiglianza pronta per qualsiasi traguardo. Le prime avvisaglie del suo grande lavoro si erano avute due anni fa a Madrid, lo scorso anno a Berlino per questione di dettagli non arrivò il titolo, mentre ora, giocando in casa, il Fener sembra essere inarrestabile.

Ma sulla sua strada troverà l’Olympiacos del dio greco Spanoulis, uno che negli ultimi anni ha saputo sovvertire qualsiasi tipo di pronostico che lo vedeva sconfitto in partenza. Un giocatore capace di risolvere la partita in qualsiasi momento con una giocata individuale, un dettaglio non da poco in una partita secca come la finale dove anche un possesso può cambiare la storia di una squadra e la vita di un giocatore.

Kill Bill è l’osservato speciale in casa turca, sulla panchina della squadra di Istanbul siede uno degli allenatori che lo conoscono meglio in assoluto: Zoc è pronto a limitare Spanoulis, preparando una difesa che lo possa ingabbiare e che possa mettere in difficoltà il collaudato sistema di gioco dei greci. Fermare Spanoulis non significa automaticamente vincere, perché Sfairopoulos ha dimostrato di sapere trovare risorse inaspettate da tanti giocatori, esaltando al meglio le qualità di ognuno dei suoi uomini.

Ma nel teatro del Sinan Erdem Dome, in cui non mancherà lo spettacolo sugli spalti, gli occhi di tutti, oltre che sulle due squadre, saranno sul duello nel duello: Spanoulis- Obradovic, uno contro l’altro alla ricerca di quel trofeo che conoscono tanto bene. Perché in una finale inedita e in cui tutto può accadere, ci si aspetta che i fuoriclasse rubino la scena.

Vassilis e Zeljko, due facce della stessa medaglia accomunati da un destino comune: fare quello che gli riesce meglio, vincere.