Basketball Without Borders 2014, il diario del primo giorno

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È iniziato ieri, a Roma, il Basketball Without Borders Europe 2014, evento organizzato dalla NBA in collaborazione con la FIBA e con la FIP, che vedrà impegnati i 45 migliori under 17 d’Europa. I  talenti del basket continentale saranno a contatto con i giocatori e gli allenatori NBA e FIBA fino al 5 Giungo, data finale del BWB. Noi di Basketinside.com siamo andati a dare un’occhiata per voi.

Ore 10, conferenza di presentazione

Dopo due treni e una corsa in  metro, finalmente arrivo al campo della Stella Azzurra, che ospita l’evento. Ricevuto il braccialetto di riconoscimento (valido per tutta la 4 giorni), trovo un ottimo posto in seconda fila. La conferenza comincia con qualche minuto di ritardo, utile per dare un’occhiata in giro e rendersi conto della prima notizia della giornata: Gigi Datome non c’è (assenza dettata da un impegno). Intervengono il Vice Presidente FIP Laguardia, il coach della Nazionale Simone Pianigiani, oltre, ovviamente, al padrone di casa, Andrea Bargnani. Tutti sottolineano come questa possa essere una grande occasione di crescita per il basket italiano, con Pianigiani che, riferendosi ai 5 giovani italiani presenti, dice “…oltre che talentuosi, magari anche un po’ più sani d’estate”  scherzando e guardando Gallinari e Bargnani. Per ultimo interviene Brooks Meek, Vice President of Basketball Operations-International della NBA, che, a nome della Lega di Silver, si dice onorato di poter portare il BWB a Roma, dopo che le 4 edizioni italiane erano state tutte ospitate da Treviso. Presenta poi tutti i coaches e i 6 giocatori presenti (oltre ai nostri, anche Al Horford, Brandon Knight, Radmanovic e Mottola).

Ore 10:30 Apertura ai Media

Finita la conferenza, i giocatori si rendono disponibili per interviste e foto. Bargnani sottolinea come l’evento non sia pensato per per il miglioramento tecnico dei giovani (“in 4 giorni non impari niente”), ma per stimolare le promesse, invitarle a lavorare di più, metterle a confronto con coetanei provenienti da culture diverse. Parla poi della sua esperienza al BWB (Treviso 2003) come di un sogno, quello di poter incontrare giocatori che fino al giorno prima poteva vedere solo in televisione. Resta vago invece sull’argomento Phil Jackson, che ha sentito telefonicamente, avendo buone impressioni. Si dice comunque emozionato, paragonando PJ a Jordan come personaggio nel mondo del basket. Non si sbilancia invece sulle Finals, nè per il pronostico, nè per il tifo, che dice di riservare solo ai suoi Knicks (“sono contentissimo per il Beli, ma da qui a tifare un’altra squadra…”). Mi avvicino poi ad Horford, al quale chiedo se con Millsap e Teague possa portare gli Hawks (che con lui sono sempre andati ai PO, ma mai oltre il secondo turno)  finalmente alle Finali di Conference; “Non si tratta solo di noi 3, è una questione di squadra. Dobbiamo migliorare come squadra, è importante l’apporto di tutti”. Parla poi di San Antonio, di cui apprezza lo stile di gioco (che quest’anno è stato anche il suo, grazie al buon Budenholzer) e per le Finals punta su Ginobili (“he will play better”).

Ore 11 Cominciano i Clinic

Finita la sessione dedicata ai media, diventano i ragazzi i protagonisti. Dentro la palestra si allenano gli under maschili, con Gallinari e Melvin Hunt (assistente di Shaw proprio ai Nuggets), mentre fuori c’è il campo dedicato alle migliori giocatrici under 17  italiane. Qui la fa da padrone Radmanovic (con occhiali da sole e espressione immutabile…), che difende come quando giocava: sta fermo.

Dopo aver preso qualcosa al rinfresco ed essermi goduto un po’ della voglia di sport di Vlada (…) , decido di tornare dentro, dove gli allenatori organizzano gli under in 4 squadre, svolgendo partite da 15 minuti. Tanto talento, tanto atletismo, tiro che va e viene e alla fine, casualità, vincono sempre i ragazzi con la sopramaglia grigia. In tribuna, in veste non ufficiale, anche Marco Calvani, Paolo Moretti, Attilio Caja e tanti altri allenatori, sia di Serie A, che di serie minori.

Ore 14 Special Olympics Clinic, NBA Cares

Finito il pranzo, è il momento dell’evento organizzato da NBA Cares (l’associazione di responsabilità sociale fondata da Stern) e Special Olympics, che vede 65 atleti con disabilità intellettive partecipare, con i giocatori e i coaches NBA, ad un clinic di pallacanestro. Molto coinvolto Danilo Gallinari, che scherza con i ragazzi, intevista alcuni spettatori sulle tribune e prende in giro Bargnani al microfono (“Andrea Bargnani ci devi pagare tutti i ferri che hai rotto in questa palestra!”). Con lui anche Hunt (attivo e coinvolgente con gli atleti) e Brian Colangelo (a proposito, con Bargnani, almeno in pubblico, non si sono neanche guardati…).

Ore 15:30 NBA Coaches Clinic

Successivamente, si è svolto un clinic (che assegnava anche 3 crediti PAO per gli allenatori), che ha visto protagonisti Patrick Hunt (principi del Motion Offense), Brian Hill (giochi nei minuti finali) e Ron Adams (principi difensivi sul Pick and Roll). Sebbene l’evento non fosse esattamente collegato al BWB, ha finito per esserne parte integrante, risultando davvero molto interessante.

Ore 18 Fine della prima giornata

Finito il clinic, si è conclusa anche la mia giornata al BWB, un evento interessante e ben organizzato, aperto anche al pubblico per ampi tratti.

Voto 10 a Radmanovic, occhiali da vero figo.

Voto 9 ad Horford, che è riuscito a non infortunarsi.

Voto 4 a Brandon Knight invece, che ha passato la giornata ad amoreggiare con una ragazza, senza mai concludere niente.