Serie B – Vigevano, Coach Piazza analizza la stagione regolare con uno sguardo rivolto ai play-off

Serie B – Vigevano, Coach Piazza analizza la stagione regolare con uno sguardo rivolto ai play-off

Mancano pochi giorni alla sfida del primo turno con la Virtus Padova e abbiamo sfruttato questo momento di pausa per esaminare, insieme alla guida tecnica della Elachem Vigevano 1955, la stagione sin qui disputata. Un confronto a ruota libera tra filosofia di gioco, crescita dei nuovi innesti, ambizioni e rapporto col pubblico.

di Andrew Villani
Piazza-Vigevano


Nuova categoria e colleghi di una caratura differente. Chi ti ha messo in maggior difficoltà? Vedendo i risultati direi Barsotti per lo 0-2 con San Miniato…

E infatti ti rispondo indicando lui per il modo di giocare che, però, è riscontrabile in quasi tutte le altre formazioni toscane, a eccezione di Piombino allenata dall’indigeno Andreazza (veneto, ndr). Quindi, riflettendoci, più che un singolo coach, mi soffermerei su questo modo di intepretare la pallacanestro: grande energia in difesa con cambi spinti, priva di ruoli ben definiti e di punti di riferimento in attacco.

In estate hai scelto di allestire un roster di 10 elementi la cui versatilità era il valore aggiunto e questa filosofia ha pagato. Soddisfatto del lavoro svolto?

Decisamente sì. In precampionato eravamo un cantiere aperto, perdemmo anche di 20 con Desio che è retrocessa e con Pavia che sembrava di una categoria superiore. Dopo di che, osservi i valori finali, e comprendi quanto di buono è stato costruito. I giocatori, singolarmente, son cresciuti tanto sia coloro che non avevano mai giocato in B che atleti importanti per la categoria, come Panzini e Birindelli, che hanno saputo fare anche cose differenti rispetto alle peculiarità alle quali fanno affidamento. Dovendo definire lo spartiacque che ci ha stravolto la stagione, per fortuna in positivo, è stato ovviamente l’ingaggio di Rossi al posto di Bassi che, per motivi tattici, tecnici e di spirito di squadra, ci ha fatto svoltare e portato a un ruolino di 15 vittorie su 19 partite.

L’idea in agosto, con un tiratore in meno a disposizione, era di appoggiare palla più vicino a canestro. Abbiamo terminato come 6° attacco del girone, terzi come percentuale da due (50%) seppur 14esimi come canestri realizzati e tentati e, infine, terzi come tiri tentati da fuori.

L’intenzione di andare più vicino a canestro c’era, poi complici anche gli infortuni, abbiamo preso tanti tiri dall’arco.
Credevo che avremmo giocato con Birindelli da “quattro” di fianco a un pivot puro e, invece, abbiamo variato impostazione con lui da finto centro. Nel momento in cui apriamo il campo coi quattro piccoli si creano più spazi per i roll coi lunghi. Abbiamo sfruttato meno i mismatch con le ali grandi sui cambi difensivi un po’ per il modo di giocare del girone, dove è più tollerato il contatto fisico.  Verso la fine della stagione abbiamo provato ad andare più spalle a canestro coi nostri play contro quelli avversari e di lavorare sugli scarichi sul perimetro.

Lorenzo Petrosino è stata la rivelazione dell’anno. Miglior tiratore da due del girone (69,6), davanti a elementi quali Cuccarolo e Balanzoni, solido anche ai liberi (70%) e cruciale nel lavoro difensivo sui roll.

Anche in questo caso, dalle situazioni di crisi, siamo stati bravi a trovare soluzioni che si sono rivelate proficue e vincenti. Il modo di difendere sul p&r, con una sua uscita profonda, è scaturito dall’assenza di Birindelli e si è intensificato con quella di Benzoni. Nello spot di centro potevamo ruotare solo Petrosino e De Gregori e, difendere con loro di posizionamento, ci avrebbe portato a essere meno aggressivi e a spendere più falli. A quel punto abbiamo optato per quattro giocatori sul perimetro più rapidi dei classici, vedi Verri o Ferri da ala grande, e l’abnegazione di Lorenzo è stata fondamentale.  Quando l’ho preso sapevo cosa poteva darmi, ma in serie C e qualche anno addietro, e onestamente è stato bravo a farsi trovare pronto nel momento del bisogno e, altrettanto bravo, è stato il mio assistente Rossberger nel lavoro individuale con lui.  Non avevo dubbi che avrebbe reso, tuttavia a questo livello ha stupito anche me.


Avevi detto che Vecerina sarebbe potuto diventare molto forte per la categoria e, nelle ultime cinque giornate, è esploso con 13 punti di media in 22′ e con una buonissima selezione di tiri.

Lui aveva e ha tutto. Dal punto di vista offensivo gli abbiamo solamente consigliato, con le buone e le cattive, di limitare il numero di palleggi e di fermare la palla il meno possibile, mentre difensivamente era un disastro come concentrazione, attitudine, continuità e anche come tecnica dato che sul lato debole era non pervenuto. Ha compreso che, se non difende, non può dimostrare quello che sa fare in attacco. Per la categoria superiore deve migliorare fisicamente e col nostro preparatore sta crescendo parecchio in questo ambito.

Birindelli, è un collante difensivo, in attacco non sarà mai bello da vedere ma è efficace e la sua forma è sbocciata con l’arrivo della primavera. Ago della bilancia per i play-off?

Lui è un vincente. Sa quello che serve per vincere le partite. E’ arrivato da stagioni di poco allenamento e in cui era un comprimario, non era in condizioni eccellenti e ha avuto problemi al ginocchio, tuttavia se non hai questa mentalità, con questo corpo e una tecnica di non alto livello, non avresti mai vinto 5 campionati. Vive ogni allenamento come una finale e ora è giunto il suo momento. Non si è trovato nelle condizioni migliori per esprimere il proprio gioco, ma è stato preso per questa fase. E’ chiaro che, per giocare una bella pallacanestro per trenta partite, non è la prima scelta, però per i confronti da dentro fuori non ne vedo tanti superiori a lui.

La società aveva come esigenza primaria di mantenere la categoria e l’obiettivo è stato raggiunto con largo anticipo. E ora? Quale sarà l’approccio? E’ tutto un premio e una festa oppure no?

No, assolutamente no. Sarebbe comodo sedersi sugli allori di un percorso che ci ha visto salvarsi, raggiungere la quota playoff e ottenere persino il fattore campo per un turno, ma siamo a Vigevano e io vivo con la stessa mentalità di chi ci supporta. Giochiamo contro una squadra importante, di un girone per gli addetti ai lavori superiore al nostro, però noi vogliamo andare avanti. Giochiamo sempre sotto pressione, che non è un bel vivere, ma in questo ambiente è il solo modo per andare avanti e speriamo che ci sarà una festa…ma solamente dopo la nostra vittoria.

In campo, senza alchimia di squadra, non si va da nessuna parte. I risultati interni quanto sono figli anche del supporto sugli spalti?

E’ fondamentale. Nella mia gestione siamo a 32 vinte su 33 disputate. Si è creato, senza essere un leccaculo, un rapporto particolare tra squadra e pubblico che scatena una chimica magica. Ci sono quei 5’ in cui scoppia qualcosa, gli altri non ci capiscono più nulla e prendono un break decisivo. E’ un amore viscerale e lo vedi nel sostegno particolare ai quei giocatori che non abbondano di qualità, ma che vengono sempre incitati perchè la generosità di chi non molla mai non passa inosservata. E’ un privilegio giocare per questa gente e spero che duri per più di un’altra settimana.

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