#SOMETHINGDIFFERENT mercoledì prossimo a Siena con coach Marco Crespi: un uomo, un libro, una città

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Sapere di basket e saper scrivere di basket non sempre coincidono. Anzi, come in ogni nobile disciplina, chi possiede la conoscenza spesso ne è geloso e ne centellina la divulgazione, non per egoismo, ma solo per custodirne i segreti e poterli donare a chi se lo merita. Gli altri, che non la possiedono, scrivono e raccontano in maniera asfittica, tutto qui. Quando però conoscenza e capacità narrativa vanno a braccetto, ed in più c’è la generosità della condivisione, allora il risultato è unico, esplosivo. Nel libro di Marco Crespi bastano le prime righe a far comprendere al lettore che il connubio magico, nelle sue pagine, non solo è presente ma dura dal primo all’ultimo tratto di inchiostro. Il lettore viene trasportato, fatto cavalcare sull’onda di un’annata diversa, travolgente. Ma non è solo questo. Appena varcata la soglia della prima pagina, si viene da subito catapultati nelle dinamiche interiori di una persona visceralmente ammalata d’amore per il Gioco (non chiedete di che gioco si tratti, quella G maiuscola sta lì a ricordare che stiamo parlando di basket); uno che, semplicemente, spende tutto se stesso per migliorare e crescere nella professione che ama. Il coach non si limita a descrivere, va oltre. Ci porta fin dentro al cuore degli avvenimenti che hanno reso l’annata sportiva biancoverde 2013-2014 qualcosa di stupefacente.#Somethingdifferent, ma per davvero.
Con un ritmo rapido e sincopato, veloce solo come una bella partita di pallacanestro sa essere, vengono ripercorsi i momenti, luminosi ma anche bui, che vanno dal termine della stagione 2012/2013, con l’ottavo scudetto mensanino e l’addio di Luca Banchi, fino all’ultimo secondo di gara 7 dell’anno successivo giocata a Milano. Nel mezzo, di tutto. Un ciclone. Raccontato da chi si è trovato, in maniera consapevole e dal principio, nell’occhio di quel ciclone. Personaggi da romanzo d’appendice, giocatori meteora, scelte sbagliate, intuizioni geniali, partite terminate al 40’ e partite che, dentro la testa di tutti, vengono rigiocate all’infinito fino a perdere il contatto con la realtà: tutti ingredienti che, scientemente dosati, compongono la narrazione e riescono a descrivere in modo perfetto l’altalena di sensazioni che tutti, a Siena, hanno vissuto sulla propria pelle l’anno passato. Una carica emotiva che Crespi riesce a interpretare e fare sua: per questo, dentro al libro, non c ‘è solo lui. C’è tutta Siena, il suo spirito, la professionalità di ogni collaboratore che ha lavorato al progetto, l’attaccamento di ogni tifoso che ha vissuto con partecipazione le sorti della squadra.
Sarà anche vero che il coach, nella sua esperienza alla Mens Sana, ha abitato solo in due luoghi, casa sua a S. Colomba e il palazzetto dello sport. Sarà anche vero che in tutto questo tempo quasi mai ha trovato il tempo di godersi le bellezze del centro cittadino. Ma uno che parla con un sentimento così sincero di questo posto dà la netta impressione di esserci sempre vissuto, di avere saputo ottenere un distillato inebriante in cui si assapora il senso di appartenenza di un’intera città. E Siena, di certo, non dimenticherà la sua storia e il suo passaggio.Anzi, Siena è qui ad aspettare il suo ritorno, per potergli dire ancora una volta grazie.
Un libro così non si può consigliare, si deve leggere. Punto.