Virtus Roma 1960, il ritorno a casa vissuto da un virtussino amante della pallacanestro

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Il Palatiziano ha ritrovato finalmente la sua Virtus Roma. E vivere in prima persona la serata più bella del basket romano da quattro anni a questa parte è stato un onore e un privilegio per pochi intimi. Pochi, se vogliamo dire che 2500 persone sono poche.

All’inizio di questa stagione, il Palatiziano ha riaperto i battenti dopo quasi sei anni di inattività, ma non aveva mai registrato un dato così alto di spettatori. E dire che 1000 posti sono ancora inagibili per infinite pratiche burocratiche, altrimenti sarebbero stati sicuramente di più.

Saremmo stati sicuramente di più perché Roma brama il basket. Roma ama il basket. Lo dimostrano i campetti sempre pieni in ogni angolo di città e gli eventi dedicati, con in testa il Bronx di Primavalle e il campo del Colle Oppio di fronte al Colosseo. Lo dimostra l’altissima affluenza di pubblico al Celebrity Game organizzato da Matteo Baruzzo, in arte Baruz, ogni estate. Lo hanno dimostrato i seguitissimi 3×3. Lo ha dimostrato l’affetto per il campo di Scalo San Lorenzo, Scalo Playground, un luogo rimesso a nuovo da RedBull per renderlo uno dei migliori campetti del mondo e poi brutalmente bistrattato dagli enti comunali, che hanno preferito boicottare gli organizzatori delle meravigliose serate estive di basket e musica nel campetto per via del “troppo rumore”.

C’è sempre stato un prima e un dopo nella storia del basket romano. C’è stato il glorioso Banco Roma pigliatutto di coach Valerio Bianchini, c’è stato Il Messaggero, ci sono stati gli anni dei Larry Wright, dei Rick Mahorn, dei Carlton Myers, dei David Hawkins, dei Dejan Bodiroga, dei Dino Radja, degli Hugo Sconochini, dei Gigi Datome. C’è stato l’indimenticato Davide Ancillotto, Stefano Sbarra e Alessandro Tonolli, c’è stato quello scudetto svanito di un soffio contro Siena. C’è stata l’Eurolega, il PalaEur sempre pieno la domenica, ma anche il fallimento nel 2020.

Maurizio Zoffoli
Zoffoli e Tonolli, a capo della rinascita

E poi c’è stata la rinascita, il nuovo corso che ha trovato proprio in capitan Tonolli e nel presidente Maurizio Zoffoli linfa vitale. Due uomini che hanno immaginato il futuro, poi lo hanno visto concreto di fronte ai propri occhi e infine lo hanno progettato con meticolosità e investimenti. I tifosi lo hanno notato subito questo progetto e hanno creato un piccolo ma appassionatissimo gruppo organizzato che canta incessantemente dal 2021, mentre su Facebook la pagina ha ormai raggiunto le 2800 unità.

La sera del 18 Febbraio 2024 ha rappresentato il nuovo punto di svolta nella storia della Virtus Roma 1960. Per ogni “prima” c’è sempre un “dopo”, e oggi quel “dopo” nella testa di tutti i romani è la promozione in Serie A nel minor numero di stagioni possibile. Per ora, però, lasciateci godere della gioia della pallacanestro, brutalmente strappata via dalla città che ha dato i natali, tra gli altri, al mago Andrea Bargnani. Lasciateci gongolare per le giocate ubriacanti di Gaston Whelan, l’argentino che ha deciso di rinunciare alle competizioni europee per sposare un progetto tanto ambizioso come quello messo in piedi del patron Zoffoli al fianco di GVM. Lasciateci urlare di gioia alle triple di Giacomi, Rocchi e Valentini, alle schiacciate di potenza di Fokou e alla freschezza di Bobby Banach e Pieradriele Zoffoli, futuro del basket romano e italiano. Lasciateci ammirare l’esperienza di giocatori consumati dalla gavetta come Rocchi, capitan Casale e “Friso” Frisari, uno degli streetballer più elettrizzanti del panorama italiano.

Ma soprattutto, lasciateci godere il nostro Palatiziano, un tempio del basket nostrano, finalmente casa della squadra di Roma per eccellenza: la Virtus Roma 1960.