[ESCLUSIVA] Sergio Scariolo: “La tripla di Gallinari è stata una svolta per la Spagna. Luis Scola? Un orgoglio averlo portato in Europa”

[ESCLUSIVA] Sergio Scariolo: “La tripla di Gallinari è stata una svolta per la Spagna. Luis Scola? Un orgoglio averlo portato in Europa”

Intervista esclusiva a Sergio Scariolo, Coach italiano della Spagna, Campione del Mondo in Cina. Si è parlato di molti argomenti, tra cui la Spagna, Luis Scola e la situazione attuale del basket in Italia.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie
Intervista esclusiva a Sergio Scariolo, allenatore della Spagna, Campione del Mondo ed uno dei migliori Coach in assoluto del panorama internazionale. Abbiamo avuto modo di parlare con lui di Spagna, Italia, Luis Scola e molto altro.
3 mesi dopo, Campione del Mondo. É il titolo più bello e/o importante della carriera di Sergio Scariolo?

“Difficile fare paragoni fra titoli. Dal punto di vista emotivo, una vittoria importante ovviamente ha un coinvolgimento incredibile sempre. Anche delle medaglie, o delle prestazioni che non sono state coronate con una trionfo definitivo, ti hanno arricchito di più, ti hanno gratificato molto perché sono costate di più. Questa con la Spagna è stata una vittoria fantastica, perché è stata inaspettata e la squadra è cresciuta dal punto di vista tecnico-tattico in un modo superiore alle nostre aspettative. Mentalmente, sempre dall’inizio alla fine, i giocatori hanno dimostrato una compattezza mentale, una coesione e un altruismo a dir poco straordinario.”

In un’intervista precedente al Mondiale, lei ha affermato che è normale iniziare questa competizione non essendo al 100%, per poi arrivarci nel momento decisivo. É stato così per questa Spagna? La squadra ha dimostrato una capacità di controllo fisico e mentale impressionante. Poi onestamente, credeva di poter vincere questo Mondiale? O aveva un obiettivo minimo nella sua testa?

“Avevamo molte rinunce e sinceramente avevamo anche dei dubbi su come interpretare questa competizione senza leader storici e giocatori importanti per questa nazionale come Sergio Rodriguez, Nikola Mirotic, Alex Abrines e Serge Ibaka i quali non avevano potuto rispondere alla chiamata della nazionale. L’obbiettivo minimo, ad un Mondiale, è passare la prima fase. Poi una volta presa conoscenza della qualità del rivale, puoi capire dove arrivare, anche perché queste sono sensazioni che si hanno in campo. Il sogno era qualificarci alle Olimpiadi senza dover passare per il torneo PreOlimpico di Giugno. Ci rendevamo conto che era comunque molto difficile qualificarci tra le due migliori squadre europee..”

La tripla di Gallinari, Italia avanti di 4 punti a 4 minuti scarsi dal termine. In quel momento ha avuto timore di non riuscire a passare il turno? 

“La tripla di Gallinari è stata sicuramente un momento importante, perché il timeout che ho chiesto mi ha trasmesso una grande iniezione di fiducia. Le facce dei giocatori in panchina in quel momento, mi hanno stimolato nel cambiare difesa, prendendo dei rischi, anche perché l’Italia è una squadra perimetrale con tanti tiratori da 3 punti e noi non avevamo mai usato la zona 3-2 nel Mondiale. I giocatori mi hanno trasmesso uno stimolo importantissimo e mi hanno dato la fiducia necessaria per prendermi un grosso rischio. I giocatori poi hanno fatto il resto, hanno avuto quella freddezza e quella determinazione per vincere la prima partita vera del campionato del Mondo. Questa era la prima partita nella quale dovevamo dimostrare tutte le nostre qualità, dopo una prima fase in cui non avevamo avuto bisogno di spremerci al massimo con tutti i giocatori impiegati con minuti calibrati.” 

In questo Mondiale è stato fondamentale l’uso del Pick and Roll e dell’asse playmaker-centro. Crede che questa giocata tanto basilare, quanto fondamentale, sia stata la vera chiave del Mondiale? La Spagna ha “spiegato” pallacanestro con Rubio/Llull e Marc Gasol nel Pick and Roll.

“Tra tutte le squadre, probabilmente lo abbiamo usato anche meno rispetto alle altre. Diciamo che ci sono state sicuramente belle interpretazioni. Con un Centro come Marc Gasol, puoi permetterti molte opzioni. Certamente lui preferisce fare Pick & Pop ed allargarsi, ma può anche andare profondo in area… Ricky Rubio e Sergio Llull hanno una grande capacità di creare. Il materiale “umano”, se così possiamo definirlo, è di grandissima qualità. Anche Willy Hernangomez ha dato interpretazioni differenti del Pick & Roll, tagliando forte al ferro come Marc Gasol non può fare. Siamo stati bravi a giocare su gioco manovrato ed organizzato grazie soprattutto ai tagli. Qui, Marc Gasol è stato veramente fondamentale, portando spesso il lungo avversario fuori dall’area ed essendo stato in grado di far arrivare la palla ovunque lui voleva.”

La partita con la Serbia è stata la vera chiave di questo Mondiale? Sia per la Spagna (in positivo) che per la Serbia (in negativo)? Come siete riusciti a mandare fuorigiri una macchina che sembrava perfetta?

“É stata la partita in cui noi abbiamo preso coscienza di poter essere più ambiziosi. Ovviamente abbiamo giocato per vincere, ma nessuno, noi compresi, si immaginava di poter vincere così nettamente. Abbiamo difeso bene, sfruttato alla grande il momento in cui si poteva ampliare il margine e resistito molto bene al loro ritorno. Sicuramente una bella vittoria di squadra, sia per la parte difensiva che per quella offensiva.”

Marc Gasol. Ci descriva cos’è per Sergio Scariolo questo giocatore e che rappresenta per la sua nazionale.

“Marc è un collante. In attacco può giocare dentro e fuori dall’area per finire con i suoi tiri o con un assist per i compagni. É un giocatore bravissimo a dirigere e mandare il gioco dove va mandato… grazie alla sua stupenda capacità di ascoltare ed interpretare il piano partita pianificato con l’allenatore e allo stesso tempo capire i cambiamenti in corso durante la partita. Poi difensivamente, è fantastico. Ha una capacità di concentrazione tremenda, una capacità di parlare, comunicare con i compagni fantastica pur non essendo un super atleta. Un giocatore completo e di grandissima qualità.

Sergio Llull e Rudy Fernandez. Quanto sono stati importanti dentro e fuori dal campo?

“Llull e Rudy sono con me da tantissimi anni, ci conosciamo benissimo e sanno molto bene il loro ruolo che negli anni è cambiato. Llull è stato nel quintetto iniziale, è entrato dalla panchina e si è sempre adattato benissimo. Rudy è diventato un giocatore di grandissimo livello per quanto riguarda il tiro da 3 punti e la difesa, difendendo e tirando dalla lunga distanza come pochissimi. Tra l’altro, in estate ha vissuto un momento a livello personale molto difficile con dei problemi familiari importanti, ma è restato sempre molto concentrato e non ha mai mollato.”

Ricky Rubio è il miglior playmaker mai allenato da Sergio Scariolo?

“Ho avuto una grandissima galleria di playmaker importanti, sul quale è difficile fare una priorità. Ricky Rubio è senz’altro tra i primissimi. Un giocatore istintivo e intelligente che ha trovato un certo equilibrio tra il far punti e il far giocare la squadra. Difensivamente, è estremamente intuitivo e capace di fare tutto quello che gli si chiede, con una leadership positiva e costante sia di ritmo che vocale. Da tanti anni è capace di far giocare le squadre ed è relativamente ancora giovane. Senz’altro è un top, top.

Un suo vecchio giocatore ha fatto un viaggio nel tempo, tornando decisivo a 39 anni. Luis Scola. Che rapporto hanno Sergio Scariolo e Luis Scola? 

“Ricordo che Luis l’ho reclutato e scelto a Vitoria a 19 anni. É stato con noi un mesetto in preseason per poi andare a giocare in prestito a Gijón. A quel tempo, un 19enne argentino poteva giocare in ACB e trascinare alla salvezza una squadra. Oggi, mi sembra molto difficile vedere una cosa del genere, a meno che non ti chiami Doncic. Ho “purtroppo” avuto Luis Scola spesso come avversario, ma ho avuto modo di conoscerlo nei villaggi olimpici ed è una persona di grandissima qualità. Un amante della pallacanestro a grandissimo livello, un giocatore in grado di essere decisivo facendo punti ma non solo, anche grazie alla sua leadership e la sua vocalità che gli permettono di fare giocate decisive nei momenti importanti. Ho anche potuto assistere ad un’evoluzione fisica tremenda, non così facilmente prevedibile con i suoi 39 anni. L’evoluzione mentale che ha avuto nel prendersi cura di sé stesso è stata incredibile. É uno di quei giocatori del quale sono assolutamente orgoglioso di aver scelto, reclutato e portato in Europa. Ma soprattutto, un orgoglio averlo conosciuto, anche se quasi sempre da avversario.”

Milioni e milioni di spagnoli incollati alla tv, una folla incredibile ad aspettarvi a Madrid. Il Basket viaggia fortissimo in Spagna. Come potremmo risollevare questo sport in Italia?

“I confronti  sono spesso ingenerosi. Il basket in Italia è in un momento di consolidamento, magari non ad altissimo livello, aldilà delle contate eccezioni. Io credo ci siano segnali positivi, l’esplosione della Virtus Bologna ad alti livelli, la volontà di crescere e le scelte ambiziose di Milano. Non vedrei sempre il bicchiere mezzo vuoto, anche se sicuramente a livello di impiantistica e di capacità di gestione ci sono abissi da colmare.”

Sergio Scariolo sulla panchina dell’Italia. Sogno impossibile?

“Non mi piace parlare delle altre panchine.. per il momento non mi sembra una cosa facile ed immediata diciamo. Quello che ti posso dire è che sarò sicuramente a Tokyo 2020 sulla panchina della Spagna!”

 

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