Recensione del film documentario “2017” sul più importante successo sportivo della Slovenia

0

Per stemperare l’attesa per l’inizio di Eurobasket 2022 ho deciso di andare a vedere il film sul successo della Slovenia nella precedente edizione, ovvero nel 2017. Devo dire che “2017” non ha disatteso le mie aspettative. Anzi, la qualità narrativa del film mi ha spinto a condividere questa breve recensione.

2017 di Goran Vojnović è un documentario della durata di 113 minuti sul percorso che nel settembre di cinque anni fa ha portato la nazionale maschile slovena alla conquista del titolo europeo grazie alla vittoria contro la Serbia in finale. Il racconto della pellicola inizia dalle fasi di preparazione della nazionale slovena per portare lo spettatore sino alla fase conclusiva del torneo, ed è incentrato sulle interviste, le testimonianze e le riflessioni dei protagonisti – i componenti della nazionale, lo staff tecnico e l’allenatore Igor Kokoškov.

In questo avvolgente racconto ognuno dei giocatori diventa per un attimo protagonista: il capitano Goran Dragić, che nei momenti decisivi ha saputo caricarsi su di sé la nazionale, ma è stato altresì saggio nel lasciare lo spazio agli altri in alcuni momenti decisivi, per esempio negli ultimi minuti della finale, quando ha dovuto sedersi in panchina a causa dei crampi muscolari; colui che nel 2017 era ancora il giovanissimo astro nascente Luka Dončić; il naturalizzato Anthony Randolph, che inizialmente ha avuto più di qualche dubbio se accettare o meno l’invito di far parte del team sloveno; ma anche giocatori come Saša Zagorac (uomo chiave nella sonora vittoria contro la Spagna in semifinale) e Aleksej Nikolić, che hanno sfruttato i loro minuti in campo, dando un contributo essenziale per portare la propria squadra in finale.

Ci sono alcuni elementi che, a mio avviso, fanno di “2017” un piccolo capolavoro sui generis, e su cui vorrei soffermarmi.

Innanzitutto il film mette tutti i giocatori sullo stesso piano, sottolineando come ognuno di loro abbia dato alla nazionale il proprio apporto per centrare l’obiettivo della vittoria ad Eurobasket 2017. “2017” ci ricorda che il basket è uno sport collettivo, non individuale: non bastano i Luka Dončić e i Goran Dragić di turno per portare a casa i titoli. Infatti il film di Vojnović non a caso si sofferma sul fatto che la formazione slovena ha concluso la finale di Istanbul con Dončić e Dragić seduti in panchina – il primo a causa di un infortunio ed il secondo a causa dei crampi.

“2017” è un film che riesce a cogliere in maniera eccellente il lato umano dei giocatori con la medaglia d’oro al collo nonché dell’allenatore Kokoškov, che ha firmato l’impresa e che alla vigilia della finale contro la “sua” Serbia, durante un’intervista, ha detto di appartenere a Belgrado, ma di sentirsi anche sloveno sino all’ultimo atomo grazie all’atmosfera del team sloveno e all’avventura che insieme stavano compiendo.

Il film “2017” ci rende partecipi, spiegandoci in maniera convincente proprio la profonda alchimia che si è instaurata tra i giocatori di quella Slovenia e senza la quale probabilmente la vittoria finale sarebbe rimasta un sogno incompiuto.

Ma “2017” è anche uno spunto di riflessione, dove il momento più alto è rappresentato dalla testimonianza del crollo psicologico di Goran Dragić a seguito della vittoria e rappresentata dalla palpabile emotività con cui ha svolto alcune interviste all’indomani della finale. Come osserva il talento sloveno nella fase conclusiva del film, arrivare al punto più alto della carriera cestistica può avere un impatto psicologico molto forte, che va gestito. In un attimo bisogna saper riprogrammare gli obiettivi della propria carriera e reggere l’impatto di un successo così importante può non essere semplice.

“2017” è un film che convince grazie alla profondità narrativa, che va ben al di la’ del semplice racconto del successo cestistico sloveno a Istanbul 2017. Che l’etica di questo film possa essere da guida e di buon auspicio per il nuovo torneo europeo che inizierà domani: che possa essere un torneo in cui prevalgano oltre alla competizione e al bel gioco la sportività, la fratellanza tra i giocatori, l’amicizia dentro e fuori dal campo e il tifo sportivo e corretto sugli spalti.