Il meraviglioso mondo di Facundo Campazzo

Il meraviglioso mondo di Facundo Campazzo

Visionario, incosciente o semplicemente Facundo Campazzo. L’argentino ha incantato in questa FIBA World Cup e non ha intenzione di fermarsi.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

Quello che abbiamo visto in questi Mondiali è un Facundo Campazzo show. Incoscienza, nessun timore o preoccupazione di fare la giocata, un vero e proprio funambolo.

L’Argentina è la vera sorpresa di questo Mondiale, una Squadra con la S maiuscola, una squadra che ha battuto i favoriti per la vittoria finale giocando un basket in cui velocità d’esecuzione, rapidità e grinta sono stati alla base di tutto.

Questa Argentina ha dei leader, dei trascinatori che sacrificherebbero il proprio corpo per vedere la camiseta della loro nazionale più in alto delle altre.

Uno di questi è sicuramente Luis Scola. Immortale, con un’ottima carriera a livello di club tra EuroLega ed NBA, ma sempre presente per l’albiceleste. Dalla storica finale olimpica di Atene 2004 contro l’Italia in cui segnò 25 punti e 11 rimbalzi ad oggi, sempre presente, un vero e proprio punto di riferimento per tutti e un collegamento diretto dalla generación dorada ad oggi.

FIBA Basketball

E poi c’è Facundo Campazzo.

Facu è un altro leader di questa Argentina, più giovane di Scola ma non per questo meno importante.

A livello tattico è una pedina indispensabile di questa nazionale, un giocatore di cui Hernandez non può fare a meno. La sua capacità di giocare il Pick & Roll e soprattutto di mettere in ritmo i compagni è indispensabile per l’Argentina.

Ma la carriera del Facu non è stata esattamente rose e fiori.

Campazzo è diventato Campazzo grazie ad una carriera di sacrifici. L’argentino non è nato così sin dall’inizio della sua carriera, ci è diventato col tempo.

Tanto merito va al Real Madrid. Gli spagnoli hanno saputo aspettare e formare il talento di Campazzo.

Facu inizia a farsi notare alle Olimpiadi di Londra 2012. Non gioca molto, ma di fronte a lui ha un mostro sacro del gioco come Pablo Prigioni a cui rubare preziosi consigli.

In patria con il Club Atlético Peñarol è MVP nel 2012 e 2014, anno in cui arriva la grande chiamata da un club europeo. Non un club qualsiasi, ma il Real Madrid.

Arriva però in un momento in cui è molto difficile trovare spazio. É il terzo playmaker nella gerarchia di Pablo Laso dietro Sergio Llull e Sergio Rodriguez, forse troppo acerbo per questi livelli. La stagione è trionfale per i madrileni, una stagione in cui ottengono la nomina di “invincibili”, trionfando in tutte le competizioni. EuroLega, Copa del Rey e ACB, una stagione indimenticabile per Madrid.

Il Real Madrid decide così di mandare Facundo Campazzo a farsi le ossa, a prendere minuti e responsabilità in una squadra minore che non sia il Real Madrid.

Mai scelta fu più azzeccata.

I due anni passati in prestito a Murcia hanno restituito al Real Madrid un Facundo Campazzo completamente differente, cosciente dei propri mezzi e in grado di avere minuti importanti con la camiseta blanca.

Nel 2017 torna a Madrid, ma questa volta non recitando il ruolo di comparsa. Da quel momento in poi è un continuo aumentare di minuti e responsabilità.

Campazzo è protagonista della décima EuroLega del Real Madrid nel 2018 a Belgrado, recitando un ruolo fondamentale in entrambi i lati del campo, soprattutto difensivamente.

Con l’uscita di Luka Doncic in direzione NBA, convince Pablo Laso che al fianco di Sergio Llull non serve un’altra stella, c’è già lui.

Nel giugno del 2019, il Real Madrid vince l’ennesimo titolo, quella ACB, che vinta contro i rivali storici del Barcelona è sempre considerata come una grande vittoria.

Campazzo è MVP, dominatore assoluto di quelle finali e non solo difensivamente. Punti, assist e tutte le azioni decisive che passano dalle sue mani.

La plantilla ufficiale del Real Madrid recita 181 cm sotto il numero 7 di Facundo Campazzo. Cifra generosa a dir poco.

Campazzo ha ribaltato il mondo. Un folletto in un mondo di giganti, un folletto che con la sua follia, con la sua immaginazione, si sta prendendo il palcoscenico più grande senza chiedere permesso.

La NBA ha strizzato l’occhio al Facu, anche se i contatti non si sono tramutati in vere e proprie trattative, ma è già questo un successo.

Il mondo intero ha scoperto il talento e il genio di Facundo Campazzo in questa FIBA World Cup, talento già apprezzato per chi è appassionato e segue costantemente EuroLega e/o ACB.

Il genio e la sregolatezza hanno avuto il sopravvento su tutto. Assist in mezzo alle gambe, assist dietro la schiena, giocate da campetto in un Mondiale, ma soprattutto una capacità di mettere i ritmo i compagni unica.

Questa Argentina ha stupito il mondo intero, forse anche loro stessi per primi. Non siamo di fronte ad una nuova generación dorada, la quale è probabilmente irripetibile, ma qualche analogia c’è. Uno spirito e un’unione da vera squadra, anzi da vera Nazionale.

Campazzo e Scola hanno dimostrato che l’asse Playmaker-Centro resta indispensabile in questa pallacanestro moderna, una pallacanestro che attraversa epoche e momenti differenti ma che si sente costretta a tornare alle basi del gioco per vincere. Senza passare la palla non si vince, Team USA insegna.

Sasha Djordjevic ha affermato che la Serbia ha perso la sfida con l’Argentina nella posizione di playmaker. I serbi sono stati anche sfortunati da questo punto di vista, con un Teodosic in meno e un Vasilije Micic a cui c’è solo da portare un enorme rispetto. Al termine del primo quarto Campazzo aveva già 6 assist a referto, assist che sono diventati 12 alla fine della partita. 18 punti, 3 triple e addirittura 6 rimbalzi in meno di 30 minuti di gioco.

Coach Sergio Hernandez ha dato piena fiducia a una squadra “loca”, una squadra in cui tutti hanno responsabilità e senso di appartenenza e che ha reso più del dovuto, come annunciato onestamente dallo stesso Coach, post Serbia.

Tokyo 2020 è già in cassaforte. Domani alle ore 14 c’è la Francia che ha dimostrato di saper eliminare gli strafavoriti USA.

Questo Mondiale per gli argentini è un sogno, perché smettere di sognare?

E se Campazzo avesse in mente di dominare anche la Francia e sfidare un gigante NBA di 35 cm più alto come Rudy Gobert?

Forse per una volta il Real Madrid spera proprio che non avvenga… giusto per non invogliare ancora di più gli scout NBA.

Concludiamo con un aneddoto. Facundo Campazzo ha spesso esultato col gesto di mostrare gli attributi. Ma dove nasce tutto questo? É lo stesso Campazzo a raccontarlo in un’intervista:

“Nessuno mi deve dire che non ho le palle. Mi manda in bestia. Tutto è nato da uno scherzo con la mia ragazza a Madrid. Lei mi ha detto che non avevo le palle di farmi un tatuaggio perché avevo paura dell’ago. Da quel momento ho un tatuaggio… quindi attenzione!”

Adelante Facu!

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