Team USA e Mondiali: Giappone 2006, l’unica sconfitta di Coach K

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ESPN

Roster USA

#4 Joe Johnson, Atlanta Hawks #5 Kirk Hinrich, Chicago Bulls #6 LeBron James, Cleveland Cavaliers #7 Antawn Jamison, Washington Wizards #8 Shane Battier, Houston Rockets #9 Dwyane Wade, Miami Heat #10 Chris Paul, NO/OKC Hornets #11 Chris Bosh, Toronto Raptors #12 Dwight Howard, Orlando Magic #13 Brad Miller, Sacramento Kings #14 Elton Brand, Los Angeles Clippers #15 Carmelo Anthony, Denver Nuggets

Reduci dalla bruciante brutta figura rimediata all’interno dei confini nazionali ai Mondiali del 2002 e alla figuraccia evitata per il rotto della cuffia all’Olimpiade 2004 (terzi, dietro ad Argentina e ai nostri azzurri), la Federazione statunitense decide che è ora di fare sul serio e schierare i migliori giocatori possibili nelle competizioni internazionali ufficiali. L’idea di fondo è quella di aspirare ad avere tutti i migliori giocatori del pianeta riuniti sotto la stessa bandiera, ispirandosi a quel Dream Team del 1992 che ha incantato il mondo intero a Barcellona. L’uomo indicato alla ricostruzione di una squadra che sembra aver perso la sua identità e la sua superiorità è coach Mike Krzyzewski, allenatore dell’università di Duke, che riceve il mandato nel 2005. Chris Paul, LeBron James e Carmelo Anthony vengono individuati quali elementi imprescindibili del progetto verso le Olimpiadi di Pechino del 2008, con alcuni big (quelli con più esperienza come Bryant, Garnett, O’Neal, ecc.) che preferiscono rinunciare, almeno inizialmente, al Team USA, memori delle brutte figure passate e proiettati verso le proprie franchigie. Gli USA affrontano quindi con fiducia e un’estrema voglia di rivalsa il Mondiale asiatico del 2006, in Giappone: sono inseriti nel gruppo D di Sapporo, insieme a Slovenia, Cina, Senegal, Portorico e proprio l’Italia. Negli altri gironi, le corazzate principali sono la Grecia, campione d’Europa in carica, l’Argentina campione olimpica 2004 e la Spagna, che chiudono il proprio gruppo a punteggio pieno e sembrano le uniche a poter competere per un posto sul podio, una spanna (e più) nettamente sopra le altre nazionali. Risultati girone D: USA – Portorico  111-100 USA – Cina 121-90 USA – Italia 94-85 USA – Senegal 103-58 Il girone di qualificazione è poco più di una formalità, con l’unico sussulto che arriva nella partita contro i nostri azzurri, che guidano per più di due quarti e mezzo, grazie ai 25 punti di un giovanissimo Marco Belinelli, in procinto di sbarcare in NBA dopo la chiamata al Draft di quell’estate. Carmelo Anthony decide di non sopportare una sconfitta nel girone eliminatorio e si carica la squadra sulle spalle, chiudendo con 35 punti la rimonta degli Stati Uniti. https://www.youtube.com/watch?v=Fl4FWFvIvXo Ottavi di finale: USA – Australia 113-73 Quarti di finale: USA – Germania 85-65 Semifinale: USA – Grecia 95-101 Finale 3°/4° posto: USA – Argentina 96-81

Le diverse reazioni alla semifinale
Le diverse reazioni alla semifinale
 
FIBA
Le due semifinali vedono di fronte un doppio confronto America-Europa, con Argentina-Spagna da una parte e Grecia-Stati Uniti dall’altra. LeBron & co. sembrano carichi di fiducia, consci dei propri mezzi, ma davanti hanno una formazione come quella greca che ha spazzato via la concorrenza fino a quel punto, all’apice della propria storia in quegli anni. Il primo quarto e mezzo vede gli Stati Uniti tenere le redini dell’incontro, gestendo il ritmo a loro piacere, riuscendo ad accumulare anche 9 punti di vantaggio, ma la zona imbastita da coach Yannakis (privo di giocatori NBA nel roster) è un rebus per l’attacco statunitense, che si inceppa. I campioni d’Europa 2005 chiudono così i primi due quarti sopra per 45-41. Spanoulis (22 punti) è incontenibile e Papaloukas sopperisce all’assenza del metronomo Zisis da grande campione, con 12 assist: a cinque minuti dalla fine la Grecia si trova sul + 14. Gli USA, grazie al duo James-Anthony riesce a portarsi fino al -5 con due e mezzo dal cronometro, ma ormai è troppo tardi e l’incubo del fallimento ritorna prepotentemente. “Dobbiamo imparare ancora molto a livello internazionale” sono le parole di coach K dopo la sconfitta, in una conferenza stampa nella quale addirittura non ricorda il nome degli avversari. A posteriori, questa sconfitta servirà effettivamente di lezione per coach K, rimanendo l’unica in oltre 9 anni da Head Coach del Team USA. La finalina per il bronzo con l’Argentina (che ha perso di un solo punto nell’altra semifinale con i campioni del mondo della Spagna) vede gli Stati Uniti prevalere nel derby americano, grazie alla voglia di rivincita verso i campioni olimpici in carica. Dopo un primo quarto chiuso sotto di sei lunghezze, Wade (32 punti per lui alla fine, con 3 triple su altrettanti tentativi) guida la rimonta e il successivo sorpasso dei suoi, con James e Anthony sempre protagonisti.