Italia tra le prime 8 del mondo, e adesso?

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Non vogliamo fare i soliti pessimisti, ma il ricordo del secondo posto ad Atene 2004 è ancora piuttosto fresco nella memoria di chi ha superato le 30 primavere, così come le figuracce della Nazionale che ne sono susseguite: nei 15 anni post-Atene i migliori risultati sono stati due quinti posti agli Europei (2015 e 2017), mentre per sei volte siamo stati a guardare gli altri dal divano (Olimpiadi 2008, 2012 e 2016, Mondiali 2010 e 2014, Europei 2009). Il podio olimpico non è stato proprio un trampolino di lancio per il movimento cestistico italiano, che si è adagiato sull’alloro pensando di vivere di argentea luce riflessa.

Il rischio che la storia si ripeta forse non è così alto, la squadra del 2004 aveva quasi 29 anni di media mentre quella di Tokyo viaggia intorno ai 27 (grazie, Mannon e Pajola) e tutto sommato almeno due terzi dei freschi olimpici potrebbero puntare a ripetere l’esperienza nel 2024.
L’Italbasket sta pian piano crescendo (siamo appena tornati tra i primi 10 al mondo nel ranking FIBA) e spuntano giocatori di livello internazionale, ma è innegabile che la struttura del movimento sia da rivedere a tutti i livelli, dai piani dirigenziali FIP a quelli delle singole squadre di club. Impianti vetusti, società che s’iscrivono a campionati che non riescono a portare a termine, su su fino ai più alti piani dirigenziali che non sanno o non vogliono porre rimedio a questi problemi e strutturare una pianificazione che vada oltre all’anno in corso. Bene che ogni tanto esca un Banchero, ma non possiamo basarci su queste estemporaneità.

Non è un caso se i trascinatori della Nazionale che ci ha fatto sognare nell’ultimo mese siano stati Mannion, Fontecchio e Polonara, col primo che in Italia non ci ha mai giocato e gli altri due che, per arrivare a questi livelli, dall’Italia hanno dovuto sloggiare.
Gallinari comincia a sentire il peso degli anni e soprattutto degl’infortunî, Melli è la brutta copia di quello visto al Bamberg e al Fener (due stagioni a fare panca in NBA segnano chiunque), Belinelli e Datome quest’anno non c’erano sempre a causa di problemi fisici; i giovani che hanno giocato le gare di qualificazione ai prossimi Europei (Baldasso, Bortolani, Procida, Spagnolo) sembrano ancora un po’ troppo acerbi, e se come spesso accade non troveranno spazio nelle rispettive squadre di club, sarà il caso di darglielo in Nazionale?

La storica vittoria nella finale del Preolimpico a Belgrado ha funto in qualche modo da vendetta della mancata qualificazione del 2016, quando la Croazia ci aveva battuti a Torino strappandoci da sotto al naso il biglietto per Rio; ma vivere di ricordi non serve a nulla in questo momento, quello che è necessario è programmare subito un piano che come minimo ci proietti a Parigi 2024, passando per gli Europei dell’anno prossimo, giocati in casa nel primo turno, che ci devono assolutamente vedere protagonisti.
Non sprechiamo anche quest’occasione.