A Night to Remember: Guida alla Partita delle Stelle parte I (Intro, Coach e BackCourt)

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Durant da una parte, LeBron dall’altra. Curry da una parte, Irving dall’altra. L’Ovest di Oklahoma, di Portland e di San Antonio contro l’Est dei Pacers, degli Heat e…  non ce la faccio a dire Toronto, fatevi bastare queste due. L a partita delle Stelle, al termine di una divertente ma criticata Kermesse in quel di New Orleans, dove solitamente brilla il talento di Anthony Davis e Jrue Holiday, dove abbiamo visto passare negli anni la presenza di discreti giocatori quali Chris Paul, Pete Maravich, David West, Trevor Ariza e Peja Stojakovic ma anche Marco Belinelli che ieri ha trionfato “in casa” nel Foot Locker Three Point Contest. Una città povera ma spirituale, indebolita dall’uragano ma con una “vibe” fuori dall’ordinario. Una location vista 6 anni fa ma ancora atipica per eventi da business come questo, in Louisiana, nella terra del Jazz e dei Pellicani (da qui il bizzarro ma sensato nome della franchigia di casa). Lontana dai big market ai quali l’associazione più bella del mondo ha sempre fatto affidamento. Ecco l’esclusiva guida di BasketInside.com sul Main Event dell’All Star Weekend!

 I Coach:

Frank Vogel (Eastern Team & Indiana Pacers)

Partiamo con la presentazione di un bravissimo coach, che seppure alleni da nemmeno 4 anni (ha fatto parecchia gavetta come vice allenatore) si è imposto ormai da due anni come uno degli allenatori su cui puntare sempre per il Coach of The Year. Senza il go-to-guy delle passate stagioni Danny Granger, ha plasmato una squadra su Paul George, autentico Craque della scorsa annata e notevole collante tra difesa e attacco. Da segnalare assolutamente la cieca fiducia che sta dando a Lance Stephenson, al giorno d’oggi una delle prime dieci guardie della lega, lanciandolo verso l’esplosione questa stagione dove ha conquistato tutti con il suo istrionismo e la sua pazzia.

Scott Brooks (Western Team & Oklahoma City Thunder)

Sfidante di Vogel sarà Brooks, coach ormai storico dei Thunder. Il Palmarès DOVREBBE parlare per sé, una finale NBA persa e un coach of the year. Il buon Brooks è un allenatore abbastanza contestato per non esser mai stato capace di convincere Westbrook a fare da scudiero a Durant. E siccome la palla a inizio azione ce l’ha sempre lo Zero da UCLA, questo può notevolmente limitare il 35. Il pregio migliore di Brooks è stato di rendere forte da subito la sua squadra, nonostante fosse fondata su giocatori appena draftati, e un sistema difensivo quasi inattaccabile, con Sefolosha e Ibaka (cresciutissimo a livello tecnico e offensivo quest’anno) a guidare le retrovie.

Ora andiamo a guardare da più vicino i roster delle due selezioni, nello specifico, le guardie.

Stephen Curry (Western Team & Golden State Warriors)

Giocatore cresciutissimo nel corso della stagione, ormai da due anni una sicurezza se vuoi meravigliarti di fronte alla televisione o al pc. Identikit che risponde al nome di Wardell Stephen Curry, playmaker degli Warriors. Del periodo negativo che stan vivendo i giocatori della Baia lui non c’entra assolutamente, anzi, chiude sempre a medie jordanesche le sue partite. Prima chiamata per lui, siamo certi che qualche splash time di un certo livello stanotte ce lo regalerà. Perché è la partita dello spettacolo e spettacolo è il soprannome di Steph.

Kyrie Irving (Eastern Team & Cleveland Cavaliers)

Se sei stato prima scelta in un qualsiasi draft, hai addosso una pressione praticamente asfissiante sin dal giorno in cui metti piede al training camp. Se fai una pubblicità della Pepsi in cui travestito da vecchio sculacci culi bianchi, vieni pompato mediaticamente in maniera massiva. Se giochi in quell’inferno dell’Ohio chiamato Quicken Loans Arena, è impossibile non risentirne psicologicamente. Kyrie Irving ha 22 anni, è stato campione del tiro da tre l’anno scorso e All Star sempre a Houston. La sua Cleveland ha disatteso le aspettative ma lui ci ha sempre messo del suo per alzare il livello. Perciò non me la sento di dargli del sopravvalutato o del senza attributi. Domani per lui sarà anche una specie di rivincita dopo una stagione assolutamente cattiva con il giocatore di Melbourne. Mi sto già leccando i baffi.

James Harden (Western Team & Houston Rockets)

Il Barba ha giovato dell’infortunio al Mamba per apparire negli starters nella partita delle stelle. Non che non se lo meriti, visto che Houston (Che ha fatto un ottima stagione) si è sempre affidata a lui e dell’annata dei Razzi di McHale il maggior protagonista è proprio l’ex OKC. Se metti in campo uno con più barba che anima, vuoi proprio colpire nel segno. Fortunatamente il talento cestistico di questo giocatore è superiore all’attrazione della sua barba, perché la sua barba sarà anche particolare ma la sua manina discreta lo è di più. Comunque, barba barba barba. Ho già detto Barba?

Dwyane Wade (Eastern Team & Miami Heat)

Flash, il capitano di mille battaglie della squadra più forte degli ultimi due anni, con tre anelli da protagonista (specie il primo contro Dallas), è pronto per l’ennesimo All Star Game della sua carriera. Inutile dire che di queste partite ormai Dwyane fresco fresco di proposta di matrimonio ormai ci ha fatto il callo (MVP dell’edizione ad Arlington), ma quest’anno forse ha un gusto particolare. Sarà che dopo un anno travagliato vuole dare conferma che continua ad avere quella cosa lì. Sarà che è il momento di accelerare il passo coi suoi Heat che hanno snobbato una regular season nella quale giocando al 100% sarebbe arrivata sopra a dei fortissimi Pacers ma comunque inferiori come roster. We have no fear, Flash is here. E io mi rilecco i baffi…

Damian Lillard (Western Team & Portland Trail Blazers)

Il predestinato da Weber State. Dopo un anno e mezzo da assoluto protagonista con la maglia dei  Trail Blazers, la volontà della lega di farlo diventare uno dei futuri volti in prima pagina del basket americano. A New Orleans abbiam visto più Lillard che altro, infatti ha già fatto l’en plein alle gare del venerdì e del sabato. Curiosità, non ha eccelso né nel Rising Stars Challenge (dove la scena è stata tutta per Waiters, Drummond e Barnes), né nella gara del tiro da tre punti vinto dal nostro Beli, né nella gara delle schiacciate vinta da Wall, col solo contentino della vittoria insieme a Burke nello Skills Challenge che conta come il 2 di briscola. A carte scoperte comunque dico e ribadisco che un talento e una testa come quella di Damiano è difficile trovarla, e come si dice in questi  casi… Stay Tuned.

Joe Johnson (Eastern Team & Brooklyn Nets)

Giocatore controverso, discontinuo (forse per questo non ha fatto il salto in un big market fino a due anni fa), ma assolutamente di talento e nella fase cruciale della sua carriera. Uno dei giocatori a cui darei la palla 100 volte su 100 negli ultimi secondi, non è al suo primo All Star Game ma forse l’aria della Louisiana lo aiuterà a trovare il suo bilanciamento interiore e portare sopra il sesto posto a Est la franchigia di Brooklyn, che dopo un avvio stagionale Horror ha dimostrato che basta vincere tre partite per fare i playoff nella Tanking Conference.

Tony Parker (Western Team & San Antonio Spurs)

Le Roi Tony, altro giro da protagonista con gli Spurs per il playmaker francese che dopo essersi preso l’Europa a Settembre, punta a riprendersi l’America con la banda dei sottovalutati per eccellenza (e il Beli). Sicuramente San Antonio sta avendo un periodo di flessione nell’ultimo periodo e come per alcuni giocatori citati precedentemente, l’aria nuova che porta questo weekend potrebbe aiutare i Texani in questo senso. Ma è sicuramente il francese che sta entrando nella fase finale di un’onorevolissima carriera a dover fare la differenza in post season perché ormai Ginobili e Duncan, che son sempre stati i primi due del Big Three, non possono più sostentare la squadra da soli. Parker e Leonard, ma anche Beli e Splitter, che sono i più freschi dovranno dare il meglio di sé (ma qui stiam parlando dell’ovvio) e solo allora potremo rivedere di nuovo Pop, Tim, Manu e Tony sul tetto del mondo.

deMar deRozan (Eastern Team & Toronto Raptors)

Non poteva essere che un fenomenale schiacciatore a raccogliere lo scettro di T-Mac e Vincredible nel weekend più spettacolare al mondo, in casa Toronto. DeRozan è stato sopravvalutato sin dall’inizio di carriera visto che sembrava una semplice guardia che schiaccia discretamente, ma ora dopo un’ottimissima annata coi Raptors, mi sembra giustissima e sacrosanta la chiamata all’All Star Game di New Orleans. E’ cresciuto molto il giocatore scelto con la nona chiamata al Draft 2009, soprattutto in termini di leadership e anche se può sembrare una bestemmia, lui e Ross potrebbero far tornare i bei tempi andati di Tracy e Vince nella città dell’Ontario.

Chris Paul (Western Team & Los Angeles Clippers)

Christopher Paul si trova fronte a un bivio. L’ultimo MVP dell’All Star Game a Houston vuole lasciare il segno nella lega con un anello, quello che fino ad ora roster non competitivi gli hanno impedito di raggiungere nonostante sia a mani basse il miglior playmaker della lega. Non che questi Clippers siano da titolo sulla carta, ma l’arrivo di Doc Rivers sulla panchina angelena ha dato un’accelerata pazzesca alla crescita di giocatori considerati dannosi come Blake Griffin e DeAndre Jordan, soprattutto il 32 da Oklahoma che sembra un giocatore totalmente migliorato tecnicamente, e non il rude schiacciatore che non sa giocare a pallacanestro (opinioni del genere ne trovavamo a bizzeffe nelle discussioni su di lui. Ma come sempre l’ago della bilancia sarà lui, CP3. Che francamente si sarà rotto le palle di vincere solo alla Playstation. Stanotte sarà showtime dal primo all’ultimo secondo in cui sarà sul parquet, ci scommetto la casa.

John Wall (Eastern Team & Washington Wizards)

Non esplode mai. Discontinuo. Scarso. Sbruffone. Sopravvalutato. Poche palle, quest’anno Johnny Wall è quasi magia. Ieri sera Slam Dunk Champ dopo aver schiacciato sopra una mascotte, stanotte finalmente entra nel circolino privato dell’Olimpo Cestistico, dei Lebron, dei Durant, dei Nowitzki e dei Chris Paul. Fossi un magnate russo acquisterei gli Wizards e ci costruirei attorno a Wall una squadra da titolo. Insomma, un contesto del genere sarebbe da vedere, visto che è da troppo che la capitale è competitiva nel basket come l’Italia è competitiva in economia. Wall può portare i Wizards ai Playoff e sarebbe davvero un successo… Ma credo che sia questo weekend il suo non plus ultra di stagione. Lui chiude un pacchetto guardie che ricorda la Belle Epoque d’inizio millennio quando in questa competizione scendevano Nash, McGrady, Bryant, Kidd, Marbury e Iverson. Talento probabilmente inferiore a questi ma vuoi vedere che stanotte ci si diverte parecchio?

Nella parte II di questa guida, andremo ad analizzare invece il frontcourt.

To be continued…