Allen-Curry, un paragone che non ci sta

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Quante volte, negli ultimi 15 mesi, abbiamo sentito o visto mettere a confronto Ray Allen e Stephen Curry? Tante, tantissime, forse troppe. “Chi è il miglior tiratore della storia?”. Molti pensano che sia una corsa a due tra Ray e Steph. Ma non ci staremo dimenticando anche qualcun altro? Giocatori come Reggie Miller (che ritroveremo successivamente…), Peja Stojakovic (1760 triple segnate con il 40% in carriera), Rashard Lewis (1773 triple in carriera, 7° All Time) e, perché no, anche come Steve Kerr (45,4% in carriera!), Kyle Korver (detentore di due record per quanto riguarda i tiri da 3) e Ryan Anderson (tiratore pazzesco rispetto all’altezza, e ancora molto giovane), magari meno completi, meritano di essere considerati tra i più grandi tiratori di sempre. zimbio.com Dopo questa lunga ma doverosa premessa, passiamo all’analisi e al confronto tra i due protagonisti dell’articolo. Storie molto differenti fin dal principio. Mentre Allen, dopo aver frenquentato l’High School, fu richiesto da moltissime università (proprio di questo parla il film He Got Game, del quale è stato protagonista), Curry non ha goduto di tanta considerazione a causa del suo fisico, ritenuto inadatto, e nessun grande college lo ha contattato per una borsa di studio. Risultato: Allen andò a UConn, mentre Curry scelse Davidson, non certo un’università di primo piano. Entrambi rimasero per 3 anni al college ed ebbero un’ottima carriera. Per Allen 19 punti (49% al tiro, 45% da 3), 6 rimbalzi, 2,4 assist e appena 1,9 perse. Curry ebbe numeri completamente differenti: 25,3 punti (47% al tiro, 41% da 3 su 9,7 tentativi a partita!!), 4,5 rimbalzi e 3,7 assists, con oltre 3 perse a partita. Da notare come Ray abbia avuto “appena” il 78% ai liberi (nei suoi 19 anni in NBA ha l’ 89,4%), e Steph solo 3,7 assists (quest’anno ne ha 9,3 di media). Si resero eleggibili, rispettivamente per il draft del 1996 e per quello del 2009. Allen venne selezionato alla numero 5 dai Bucks, in un draft che vide anche Iverson, Nash, Bryant, Marbury, Stojakovic (si, proprio lui), Jermaine O’Neal e altri ottimi giocatori. Il figlio di Dell fu chiamato alla 7 dai Warriors che pensarono di affiancarlo a Monta Ellis nel loro backcourt (molto probabilmente il peggior assortimento play-guardia della storia recente della NBA), in un altro draft eccellente (tra gli altri selezionati; Griffin, Harden, Jennings, Rubio, Tyreke Evans, DeRozan, Holiday, Teague e Lawson). A questo punto dobbiamo fare una considerazione importante: non è possibile confrontare le carriere di due giocatori con una permanenza in NBA così diversa (19 anni per Allen, 5 per Curry). Per questo metteremo a confronto la miglior stagione di He Got Game (a livello individuale quella 2005-2006) con la migliore di Steph (la scorsa, non sapendo come finirà quella in corso). Poi daremo un’occhiata agli stili, molto differenti, per certi versi quasi opposti. Nella stagione 05-06 Allen faceva registrare 25 punti di media con il 41% da 3 su ben 8,4 tentativi a partita, cifre che gli permisero di stabilire il record di 269 triple in una stagione (poi battuto proprio dal play dei Warrios lo scorso anno, con 272 bersagli centrati). Per il resto le cifre di Ray erano del tutto normali, 4,3 rimbalzi e 3,7 assists. Lo scorso anno, come detto, Curry ha battuto il record di Allen, tirando un irreale 45% da 3 su 7,7 tiri a partita, facendosi conoscere come uno dei migliori tiratori dal palleggio della Lega. Oltre a questo ci ha messo anche 22,9 punti e 6,9 assists. Le differenze tra i due, però, sono molte di più di quello che si possa pensare. Innanzitutto, le zone di tiro preferite sono diverse. Curry ha tirato con il 52,6% da destra, zona dove Allen tirava con il 37%. La situazione si invertiva nelle triple frontali, dove Allen tirava il 44,4% e Curry il 37%, nonostante da qui Steph prendesse quasi il 10% delle sue conclusioni, mentre ‘Candyman’ esattamente la metà, il 5%. Le loro scelte nel tiro da 3 sicuramente erano guidate anche dalle loro percentuali in avvicinamento al ferro. Allen era certamente un penetratore più temuto, (54% al ferro contro il 49% di Curry), anche per la maggiore capacità di segnare dei “2 points jumpshots” dai 45 metri, frontali (57%, ben oltre la media NBA, contro il 41% del prodotto di Davidson). Di seguito le mappe di tiro: Curry (2012-2013)

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Allen (2005-2006)

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Analizziamo ora gli stili di gioco dei due, quasi agli antipodi. Curry è un giocatore che ama esagerare; tiri da 9 metri (ha il brutto vizio di segnarli), palleggi insistiti dietro la schiena, ‘bullet pass’ a una mano, tutte cose belle, tutte cose che finiscono puntualmente negli highlights, tutte cose che restano impresse nella mente degli appassionati. Oltre a tutte le azioni spettacolari, però, bisognerebbe anche ricordarsi le palle perse, la difesa troppo spesso passiva, le serate da 2-10 da 3, insomma, bisognerebbe ricordarsi anche gli errori. Con questo non intendo dire che sia un giocatore mediocre, è chiaro che ormai sia nell’elitè della Lega, ma quando sento cose come “il miglior attaccante dell’NBA”, francamente non ci sto. Detto questo, quando è in giornata (e negli ultimi 2 anni è stato spesso in giornata), è praticamente impossibile fermarlo, potrebbe mettere nel canestro qualunque cosa lanciasse in aria, anche con una mano in faccia, magari un bel po’ dietro la linea dei 3 punti, solo rete. Inoltre gioca molto bene il pick and roll sia trovando soluzioni personali che servendo i compagni (David Lee il bersaglio preferito dei suoi passaggi).

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Allen è tutto un altro tipo di giocatore. Ray fa dell’esecuzione, dei fondamentali e della lettura di gioco le sue qualità migliori, oltre, ovviamente, al suo straordinario tiro. Sarebbe del tutto inutile parlare della bellezza stordente del suo rilascio, quindi mi soffermerò sull’altra qualità che ammiro di più dell’ex Celtics, ovvero la lettura del gioco. Allen conosce perfettamente le sue qualità e comprende le scelte delle difese, regolandosi di conseguenza. Spesso queste cose non sono molto appariscenti, non finiscono nei recap delle partite, ma te le fanno vincere. Provate a immaginarvelo. Esce dai blocchi sul lato destro, riceve palla, arriva un blocco, palleggia verso la linea di fondo, il lungo sbaglia l’angolo di aiuto, lui va semplicemente fino al ferro e segna in reverse appoggiandosi al tabellone. Tutto facile, tutto alla stessa identica velocità, senza usare l’elevazione ma semplicemente interpretando le scelte e gli errori degli avversari. Un aspetto in cui mi sembra abbastanza poco considerato è la difesa. Ray non sarà uno stopper eccellente contro giocatori rapidi, ma è capace di difese enciclopediche nelle situazioni statiche ed è anche un buon difensore di sistema. Oltre a tutto questo, sarebbe un’ingiustizia nei confronti di Curry metterli ora a confronto, in quanto Allen ha fatto la storia dell’NBA (primo di sempre per triple segnate sia in regular season che ai Playoffs, superando sempre Reggie Miller, e due anelli conquistati), mentre Curry è appena all’inizio della sua ascesa all’olimpo NBA. È molto probabile che, se continuerà a questi ritmi e se le caviglie non faranno i capricci, supererà i record di He Got Game (guardare l’immagine per chiarimenti). Al contrario, è tutto da vedere se riuscirà a restare ad alto livello per tanti annie, soprattutto, se riuscirà a vincere come Allen. Metterli a confronto è inutile, goderseli è un obbligo!

Hanno contribuito alla stesura Tommaso Ricci, Delio Pasquini e Federico D’Alessio.