Brooklyn Nets: Anno nuovo, vita nuova?

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www.google.it   Deron Williams, Joe Johnson, Paul Pierce, Kevin Garnett, Brook Lopez. Può una squadra avere in quintetto 5 All-Star e non fare i Playoffs? Vuoi perché i Nets sono stati continuamente afflitti da una marea di infortuni, vuoi perché il loro coach è un rookie (Jason Kidd), e dunque ancora un po’ inesperto, Brooklyn sta riuscendo nell’impresa di arrivare fuori dalle prime otto. Stava, per meglio dire. Perché con l’avvento dell’anno nuovo, sembra essere cambiato qualcosa, in positivo ovviamente.  Facciamo un paragone, aiutati dalle statistiche: i Nets del 2013 segnavano 102.6 punti su 100 possessi e ne subivano 105.8; i Nets del 2014 segnano quasi 106 punti su 100 possessi, subendone solo – si fa per dire- 101.6. Questi numeri, sono rispettivamente aumentati e diminuiti grazie a tre uomini principalmente: Joe Johnson, Kevin Garnett e Paul Pierce. Analizziamoli uno alla volta. Partiamo con Joe Johnson: quando l’ex-Hawks è in campo, Brooklyn segna all’incirca 110 punti su 100 possessi, dato quest’ultimo dei numeri che crolla a quasi 95 punti quando il 7 volte All-Star siede in panchina. Se in attacco ci pensa JJ, in difesa ci pensa KG. Con Garnett in campo, i Nets subiscono quasi 88 punti su 100 possessi, mentre ne subiscono quasi 110 (!!) quando l’ex-Timberwolves è in panchina. Ma se non volete credere ai numeri, fidatevi almeno del nuovo aspetto tattico disegnato da Kidd, creato per sopperire alla mancanza di Brook Lopez, out per tutto il resto della stagione: questo assetto consiste principalmente nello spostamento di Joe Johnson da 3 e Paul Pierce da 4, giocando la cosiddetta ‘Small-Ball’, ossia giocare con un quintetto più piccolo in termini di centimetri, ma molto più atletico, che costringe le difese avversarie a cambiare il loro assetto difensivo, e quindi a trovare contromisure efficaci per contrastare questo schieramento. Per ultimo, un doveroso sguardo al record totale, del 2013 e del 2014: 25-27 quello attuale (6th nella Eastern Conference, 2nd nella Atlantic Division), partendo da un misero 10-21 per arrivare a un più che soddisfacente 15-6 targato 2014. Grazie a questi miglioramenti, Brooklyn ha cominciato alla grande il 2014, battendo squadre di vertice a Est (Miami) e a Ovest (Oklahoma City e Golden State).  Aggiunteci anche i vari ritorni degli infortunati più o meno a lungodegenti  (D.Williams, Kirilenko) e si forma una squadra capace di battere chiunque, come d’altronde si era immaginato ad inizio stagione. Passati in rassegna i miglioramenti del 2014, cerchiamo di contrarci ora sui punti di forza e sui punti deboli dei Nets. Punti di forza: Il tiro da 3: non è da tutti possedere tiratori in squadra come Williams,Johnson,Pierce,Thornton, Anderson e Teletovic. Occhio, se sono in giornata, non ce n’è per nessuno L’intercambiabilità dei ruoli: è proprio questo il fattore che ha condizionato il rendimento in ascesa dei Nets, come già citato in precedenza con l’esempio di Pierce. Coach Kidd ha un’ampia gamma di giocatori dal ruolo molteplice da scegliere in base all’avversario, che gli consente maggior imprevedibilità L’esperienza: possedere in rosa veterani del calibro di Pierce, Garnett, Williams, Johnson e Kirilenko aiuta moltissimo, poiché essendoci già passati in passato, sanno esattamente come comportarsi quando le cose non girano come dovrebbero   Immagine1   Punti deboli: I rimbalzi: Brooklyn è la 29esima squadra per numero di rimbalzi a partita, qui soprattutto si sente la mancanza del centro titolare Brook Lopez La mancanza di fisicità vicino a canestro: giocando di small-ball, si soffre sotto le plance. Se si esclude il non più giovanissimo Garnett, chi altro dei Nets può ‘tenere’ difensivamente dal post alto i centri avversari, Howard e Hibbert su tutti? Assist: Brooklyn è 21esima per numero di assist a partita. Questo dato è emblematico, poiché talvolta si preferisce l’isolamento 1vs1 piuttosto che a un gioco di squadra più corale.   gkkg   Analizzati i punti di forza e i punti deboli, ci concentriamo infine sulla panchina attuale di Brooklyn. Essa presenta i playmaker Shaun Livingston e Marquis Teague, il nuovo arrivato dalla fresca trade coi Kings, Marcus Thornton, le ali piccole Andrei Kirilenko e Alan Anderson, l’ala grande Mirza Teletovic e i centri Andray Blatche e Mason Plumlee. Sulla carta, si può affermare con certezza che la panchina di coach Kidd, è una delle migliori della lega, poiché presenta un playmaker con buone doti difensive, grazie anche ai suoi 201 cm d’altezza, Livingston; un giocatore tuttofare, che non si preoccupa delle sue stats, ma piuttosto di fare quelle piccole cose che aiutano la squadra a vincere, ovvero il russo Kirilenko;  e dei buoni (chi più, chi meno) tiratori da 3, quali Thornton, Anderson, Teletovic e Blatche, oltre a dei giovani ancora da svezzare, cioè Teague e Plumlee. La panchina è da sempre, la storia dell’NBA ce lo ricorda, un’arma fondamentale soprattutto in ottica Playoffs, dove non sempre vince la squadra più forte, ma la squadra più determinata a vincere. Prokhorov vuole vincere, Kidd vuole vincere, i giocatori dei Nets vogliono vincere = attenzione ai Nets in post-season, potenziale mina vagante ad Est, pronta a scombinare i piani a tutti, Indiana e Miami in primis.