Carmelo Anthony – Un Hall of Famer che merita rispetto

Carmelo Anthony – Un Hall of Famer che merita rispetto

Carmelo Anthony si sta prendendo le sue rivincite contro chi lo dava per finito. Un giocatore come Melo, non meritava un trattamento del genere e in molti gli devono delle scuse.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

Carmelo Anthony meritava rispetto. Merita rispetto. Meriterà sempre rispetto.

Carmelo Anthony non è un giocatore qualsiasi da rotazione, ma un giocatore che ha dimostrato di poter lasciare il marchio nella storia di questa Lega.

La mancata vittoria di un titolo non significa che tutto quello che ha fatto Melo nella sua carriera debba essere cancellato.

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10 volte All Star.

Miglior marcatore NBA nel 2013.

3 medaglie d’oro alle Olimpiadi.

26,446 punti.

Nonostante queste statistiche, Carmelo Anthony è stato oggetto di critiche ferocissime. Criticare Melo, ad un certo punto, era diventata una routine, una cosa normale, da fare senza esitazioni.

Alcune pagine web (anche italiane) si sono divertite ad irriderlo pesantemente, trattandolo come il giullare della situazione.

Melo con i Nuggets era una stella NBA, con atletismo da superstar e tecnica anche superiore alla prima scelta di quel Draft, un tale LeBron James.

Poi la trade ai New York Knicks. Tutti lo aspettavano come un trascinatore verso il titolo che manca da un’eternità alla big apple. Certamente Carmelo Anthony ha le sue colpe, ma considerarlo l’unico responsabile di una mancata vincita, in una società come i Knicks e in una città come New York è da folli.

A hundred times I have thought: New York is a catastrophe, and fifty times: it is a beautiful catastrophe” – Le Corbusier

“Ho pensato 100 volte che New York fosse una catastrofe. Ma ho anche pensato 50 volte che New York fosse una meravigliosa catastrofe.”

Cosi parlava di New York, Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Édouard Jeanneret-Gris, architetto, urbanista, pittore e designer svizzero del 1900.

Questa citazione è per far capire che New York non è paragonabile a nessuna città d’oltreoceano e che lì è tutto leggermente più difficile.

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Il problema di Carmelo Anthony però arriva con le due successive squadre. Oklahoma City Thunder e Houston Rockets sono una vera e propria “sentenza di morte” per Melo. Mai integrato in nessuno dei due sistemi, sembra perdere convinzione e fiducia nei propri mezzi. OKC e i Rockets non credono in Carmelo Anthony e anche lui sembra non credere più in loro.

BLACKOUT.

Il 15 novembre 2018, dopo sole 10 partite sotto la guida di Coach D’Antoni con i Houston Rockets, Melo viene scaricato.

Un anno senza squadra, un anno in cui tutti, Melo compreso, si chiedono perché non sia in NBA.

“Onestamente credo sia stata una situazione particolare, in cui non c’era intimidazione, ma più paura di affrontare tutto quello che gira intorno a me. I media, il mio ruolo e tutto il resto sono state le preoccupazioni più grandi per qualsiasi squadra NBA che pensasse a me. Nessuno pensava che volessi semplicemente tornare a fare quello che so fare meglio, giocare a basket.”

Cosi Carmelo Anthony si raccontava, a cuore aperto, ai microfoni di Stephen A. Smith.

L’opportunità arriva un anno dopo. A sorpresa, i Portland Trail Blazers offrono un 10 days contract, che poi si estenderà fino al termine della stagione.

Carmelo Anthony torna ad essere protagonista. Nella squadra di Damian Lillard e CJ McCollum, trova la sua giusta dimensione. Man mano torna a vedere il canestro con continuità, come un grande attaccante che non dimentica mai come si fa canestro.

Oggi, nella “Bolla” di Orlando, I Blazers hanno ottenuto una qualificazione ai Playoffs che sembrava impossibile solo poco tempo fa.

Damian Lillard ha giocato una pallacanestro da fantascienza, sparando 50elli a raffica e tirando da metà campo come fosse un tiro libero. Spesso però, sia Dame che McCollum, hanno anche scaricato nei momenti decisivi a Melo.

Ricezione, tiro e solo retina. Un movimento automatico, in grado di farlo anche da bendato.

Oltre 15 punti di media, col 50% da 3 punti per Carmelo Anthony in questa ripartenza.

Finalmente di nuovo, Melo.

Ora ai Playoffs ci saranno i Lakers del suo carissimo amico LeBron James. Una sfida difficilissima per i Blazers, ma con una pressione che sarà tutta dalla parte dei Losangelini. Sempre quei Lakers che hanno preferito firmare Jared Dudley al minimo salariale, piuttosto che un certo Carmelo Anthony.

Un giocatore come Carmelo Anthony non meritava un finale così buio e per fortuna, così non è stato.

Non si parla di titoli, riconoscimenti o trofei. Si parla di rispetto verso un giocatore che ha dato tanto a questa lega, che è un clinic offensivo e che ha una meraviglia di tiro.

Ci sono 26,446 di motivi per pensare che Melo non è un giocatore come tutti gli altri.

Non è ancora finito il tempo di Carmelo Anthony.

It’s still #StayMelo.

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