Chicago Bulls, una stagione non tutta Rose e fiori… e per il futuro?

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Una stagione di alti e bassi, con un’elevata percentuale di imprevedibilità che ha caratterizzato,  nel bene o nel male, qualsiasi incontro. Può essere riassunta in queste poche righe la stagione dei Chicago Bulls, usciti stremati, sia fisicamente che mentalmente, dall’impegno Playoffs contro i Miami Heat.

Alti e bassi – come detto pocanzi – con un picco di risultati utili conseguiti nel mese di gennaio, in cui i tori dell’Illinois hanno fatto registrare solo quattro sconfitte, a cui si contrappone un pessimo andamento nel mese di febbraio, in cui solo cinque sono state le vittorie ottenute dagli uomini di coach Thibodeau. Un continuo testa a testa, ingaggiato con i New York Knicks, i quali hanno poi preso il definitivo allungo, lasciando i Bulls a stretto contatto con i loro rivali stracittadini, i Brooklyn Nets. I “broccolini” hanno perfino scavalcato Chicago nella classifica a Est, piazzandosi così al quarto posto nella regular season e facendo retrocedere i “tori rossi” in quinta posizione.

www.2daysports.comL’altalenante rendimento è proseguito anche nei Playoffs, dove a scontrarsi con i Chicago Bulls, al primo turno, sono stati proprio i Brooklyn Nets. Smentito anzitempo l’atteso ritorno di Derrick Rose, la franchigia dell’Illinois ha comunque avuto la forza e il coraggio per ribaltare il fattore campo, dando vita a un accesissimo duello con la franchigia guidata, per l’occasione, dall’ex coach P.J. Carlesimo: un duello culminato nell’infinita gara 4, conclusasi dopo ben tre tempi supplementari. I Bulls hanno poi rischiato grosso, perdendo la quinta e la sesta sfida, ma le energie ritrovate nell’ultima, decisiva gara 7 hanno permesso agli uomini di Thibodeau di espugnare il Barclays Center di Brooklyn e di guadagnare l’accesso alle semifinali di Conference.

La serie contro i Miami Heat, poi, ha regalato soltanto l’illusione ai Chicago Bulls, in gara 1, di poter ribaltare contro ogni pronostico la situazione di svantaggio. Gli uomini di coach Thibodeau, giunti all’appuntamento con i floridiani senza Derrick Rose, Luol Deng e Kirk Hinrich, con le gambe ancora a pezzi a causa della faticosissima impresa contro Brooklyn, hanno dovuto piegarsi di fronte a LeBron e compagni, abbandonando il sogno di riportare quantomeno una finale di Conference nell’Illinois.

Un bilancio complessivo di 45 vittorie (54,9%) e 37 sconfitte in regular season, numeri che non possono nemmeno avvicinarsi agli standard pazzeschi dell’anno passato, in cui i Bulls si piazzarono primi nella Eastern Conference e, a pari merito, in assoluto, con i San Antonio Spurs, giunti primi a Ovest con lo stesso record di Chicago: 50 vittorie (75,8%) e 16 sconfitte. Tuttavia, i soli cinque successi conseguiti ai Playoffs di quest’anno (quattro contro Brooklyn e uno contro Miami) contro le sette sconfitte subite tra quarti e semifinali di Conference risultano essere sicuramente migliori, se confrontati alle sole due vittorie (contro le quattro sconfitte) fatte registrare contro i Philadelphia 76ers nei soli quarti di Conference dell’edizione 2012.

Una regular season, quindi, deludente rispetto a quella del 2012 – giustificata solo in parte dall’assenza di D-Rose – alla quale, però, la franchigia guidata da coach Thibodeau ha saputo compensare una prestazione nella postseason tutto sommato positiva: prestazione che, con il roster al completo, avrebbe potuto rivelarsi certamente più fruttifera o, per lo meno, più duratura, con gli Heat impegnati in un compito sicuramente più intricato.

L’assenza, ad esempio, di un giocatore fondamentale come Luol Deng (miglior scorer dei Bulls in regular season) ha pesato fortemente nella serie contro i Miami Heat, tant’è che il solo Carlos Boozer (mantenutosi anche nei Playoffs intorno ai 16 punti di media a partita) non è bastato a mettere più di tanto i bastoni tra le ruote a LBJ & Co. Discorso a parte per quanto riguarda Joakim Noah e Taj Gibson, i quali hanno anzi avuto una leggera flessione – il primo nella media rimbalzi, il secondo nella media punti – rispetto alla doppia cifra stabilita per gara in regular season. Senz’altro positive, al contrario, si sono rivelate le performance di Nate Robinson, Jimmy Butler e Marco Belinelli. “Nate the Great”, in particolare, ha sorpreso tutti gli addetti ai lavori per i suoi canestri spettacolari e all’ultimo respiro, messi a segno nella serie contro i Nets; ma anche lo stesso Beli si è rivelato determinante, con i suoi 24 punti siglati nell’ultima gara contro i “broccolini”. Tutto ciò non è comunque bastato a riscattare quello che può essere definito come un 2012/13 di transizione per i Chicago Bulls, che dovranno far fronte nel periodo di off-season con altri problemi emergenti e non legati necessariamente alle condizioni fisiche.

http://sinbapointforward.files.wordpress.com/Uno di questi riguarda la composizione del roster che, se da un lato potrà fare affidamento, dall’anno prossimo, nuovamente sul genio e sulla classe di Derrick Rose, dall’altro mette in evidenza l’assenza di una pura guardia tiratrice, in grado di affiancare il play di Chicago nel raggiungimento di traguardi importanti. Nessun nome, finora, sembra essere trapelato, anche perché i Bulls sembrano voler mantenere, più o meno, lo stesso organico della stagione appena trascorsa, con l’aggiunta di un rinvigorito (almeno si spera) Derrick Rose.

Ed è proprio qui che sorge l’intricata questione che va a intaccare il monte ingaggi: ben otto giocatori di Chicago percepiscono, complessivamente, 73 milioni di dollari all’anno. Una cifra senz’altro spaventosa, che rischia di allargarsi ulteriormente, a causa delle pretese di alcuni componenti: tra questi, il più pretenzioso è Taj Gibson, il quale arriverebbe a percepire uno stipendio pari ai 7,5 milioni di dollari annui. Una situazione non facile da gestire per Jerry Reinsdorf, attuale proprietario dei Bulls, i quali rischiano così di rinunciare a importanti pedine come Nate Robinson e Marco Belinelli.

È ben importante liberarsi di alcuni ingaggi che, rapportati all’età dei cestisti in questione, risultano essere troppo onerosi: stiamo parlando, ad esempio, di Richard Hamilton, che ha deluso le aspettative nella sua avventura ai Bulls (iniziata nel 2011). Un eventuale addio di “Rip” – non ritenuto all’altezza di sostituire Rose nelle rotazioni – consentirebbe ai tori dell’Illinois di risparmiare ben 5 milioni di dollari per il suo ingaggio. I fans, a ogni modo, sperano che il vero obiettivo di Reinsdorf sia quello di lasciare “free agent” diversi giocatori o di girarli in qualche “trade” ad altre franchigie, in modo da poter investire sull’ingaggio di una stella che possa far coppia con il già citato Rose.

Tutte queste, chiaramente, sono solo supposizioni, frutto di una speranza – quella che Rose e compagni possano presto tornare di diritto a competere con le grandi – ancora viva in quel di Chicago. Ma ne sapremo di più solo nei prossimi mesi.

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