Chip Engelland, “The Shot Doctor”

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Gregg Popovich ha recentemente vinto il suo 3° premio di Coach dell’Anno grazie alla splendida cavalcata in regular season dei suoi Spurs, conclusasi con un record di 62-20: il migliore dell’intera NBA. Se da un lato è rimarchevole l’evoluzione che ha avuto il sistema offensivo costruito da Popovich dal primo titolo del 1999, in cui tutto era finalizzato per le “Twin Towers” Robinson e Duncan, a quello che li ha portati in finale lo scorso anno, fatto di perfette spaziature e tiratori pronti a punire dietro l’arco, dall’altro bisogna anche rendere il merito, a chi lavora dietro le quinte, a stretto contatto con i giocatori per perfezionare le loro abilità individuali. Quell’uomo è Chip Engelland. www.grantland.com Chip iniziò la sua carriera come “shooting coach” molto prima di arrivare in Texas, ovvero a Duke dove perfezionò il tiro da 3 di Shane Battier e successivamente a Detroit dove rifinì la tecnica di tiro di Grant Hill ma il suo privo vero allievo fu Steve Kerr. Quando era al liceo, Kerr era solito ammirare il tiro di Engelland che viaggiò nella sua stagione da Senior a Duke, con il 55% da dietro l’arco. Durante l’estate Chip era solito tornare nei pressi del suo liceo, il Pacific Paliades  in California, e parlando con il coach della squadra, gli disse che il suo miglior tiratore (esatto proprio Kerr) non era più lo stesso dopo una distorsione ad una ginocchio, occorsagli qualche settimana prima. Engelland non ristrutturò la tecnica di Kerr perché non ce n’era bisogno, ma gli diede qualche piccolo consiglio su come posizionare la mano di appoggio, leggermente più aperta e sul rilascio del pallone, lasciandolo scivolare sull’indice della mano. Kerr notò subito i miglioramenti e da quel giorno non volle più separasi da Chip ed infatti durante la stagione 2000/2001, l’ormai 36enne Steve non aveva più la stessa opportunità di dimostrare il suo valore come tiratore.

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“He understands that a big part of shooting is the shooter’s mind”

Engelland lavorò con Kerr alla fine di ogni allenamento in questo modo: seduti in panchina per 30 minuti a leggere un giornale fin quando Chip urla a Kerr di entrare in campo e prendere un tiro da 3. Tutto questo ripetuto altre 6 volte nell’arco dei 30 minuti. Tutto questo per tenere pronto mentalmente Kerr ogni volta che sarebbe stato chiamato in causa. Decisamente bizzarro ma estremamente logico. Capitolo Spurs: L’arrivo in Texas è datato luglio 2005 ed il suo primo incarico riguardò Tony Parker. Scelto alla fine del primo giro nel 2001, Tony mostrò subito tutta la sua velocità e capacità di aggressione del ferro nonostante non arrivi al metro e 90 di altezza. Tuttavia aveva ancora un grande limite che gli impediva di entrare nell’elite dei playmaker della NBA: il suo tiro piazzato. Come lui stesso disse, non era in grado di segnare un singolo canestro da 3 punti e le sue lacune difensive avevo portato Popovich a cercare in tutti di scambiarlo per portare a San Antonio Jason Kidd. Non appena Chip vide Parker notò la differenza nel trattamento del pallone tra i suoi “teardrops” ed i suoi “jumpers”. Così dal Training Camp del 2005, Engelland ricostruì il tiro di Parker, spostando più in basso la sua mano destra allargando il pollice in modo da cambiare anche il punto di rilascio avendo più stabilità e controllo del pallone. I risultati furono immediati: Parker passò dal 34.5% nei suoi tiri fuori dall’area al 39.7% con lo stesso numero dei tiri dopo la prima stagione. La sua percentuale di mid range è salita dal 39.3% al 41.6% fino ad arrivare al 45.5% nella stagione 2008/2009. Questo è Parker in questa stagione:

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Engelland ha inoltre quasi del tutto rimosso il tiro da 3 al francese ed ha avuto ragione: negli anni precedenti Parker tirava col 31.3% su oltre 200 tentativi a stagione. Dal 2005, Parker tenta una media di 60 tiri dietro l’arco ed è migliorato molto anche dalla lunetta passando dal 69.7% al 77.2%. Chip ha trasformato Parker dall’essere un buon playmaker al diventare un futuro Hall of Famer. Il secondo grande capolavoro di Engelland è recente e riguarda Kawhi Leonard. Tra le 17 Ali che componevano la lottery del Draft 2011, Leonard era nel fondo di ogni classifica che riguardasse il tiro ma aveva talmente colpito Popovich che scambiò Hill con i Pacers per farselo scegliere alla posizione numero 15. Per prima cosa, Engelland cambiò il punto di rilascio del pallone spostandolo da sopra la testa di Leonard a davanti il suo volto e fecero tutto questo nei 3 giorni precedenti all’inizio del Lockout in modo che Kawhi potesse familiarizzare col suo nuovo tiro da solo.
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Ed anche in questo caso i risultati sono sorprendenti: Leonard tirava col 25% da 3 nei suoi due anni al College (41/164) e nonostante la presenza di difensori professionisti, aggiunto all’allontanamento della linea dei 3 punti, Leonard ha migliorato le sue percentuali fino al 37.6% complessivo dei suoi 4 anni con gli Spurs. Nessuno mai che avesse preso più di 150 tiri da 3 al college ha migliorato così tanto la sua percentuale prendendo lo stesso numero di tiri nella NBA. Questa è la classifica dei primi 5:

PlayerCollege 3Pt%Pro 3Pt%% Improvement
Kawhi Leonard25.0%37.6%+50.4%
Mo Williams29.4%38.5%+30.95%
Khris Middleton32.1%40.0%+24.6%
Patty Mills33.1%40.6%+22.7%
Reggie Williams30.2%37.1%+22.8%

Last but not least il nostro Marco Belinelli. Nonostante gli ottimi playoff con la maglia dei Chicago Bulls, l’azzurro non ha convinto a pieno Tom Thibodeau soprattutto nella fase difensiva, mantra del coach e lacuna principale di Marco, e non gli sono valsi la riconferma. Belinelli accetta l’offerta degli Spurs in estate sostituendo Gary Neal non ritenuto dal team di grande prospettiva. E’ difficile trovare una voce in cui Belinelli non sia migliorato in questa stagione. Non solo ha giocato più minuti ma è diventato molto più efficiente: è passato dal 44% al 52.5% nei suoi tiri da 2 (sesto tra le guardie in tutta la NBA) e dal 35.7% al 43% da 3 punti che gli sono chiamati la partecipazione (e la vittoria!) nella gara del tiro da 3 punti durante l’All Star Weekend. Questi risultati sono principalmente frutto del sistema offensivo di San Antonio che si adatta perfettamente alle caratteristiche del ragazzo da San Giovanni in Persiceto. Tiri aperti ed in ritmo ma soprattutto una selezione migliore di questi. Basta guardare il prossimo grafico per rendere l’idea di quanto sia migliorato.

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E’ difficile credere che sia lo stesso giocatore, specialmente in due stagioni consecutive. Marco è diventato il MIGLIORE nella NBA nel tiro da 3 in posizione centrale (top of the key) ed estremamente efficace negli angoli. Il lavoro di Engelland si è concentrato più sulla quantità e sulla mentalità: essere sempre pronti a prendere il tiro giusto, un po’ come per Kerr. Lo ha fatto diventare uno specialista, rendendo il suo movimento di tiro più simile a quello di inizio carriera in cui tendeva ad inclinarsi. Insomma il lavoro di Chip Engelland è qualcosa di unico nell’intero mondo della palla a spicchi e permette a San Antonio di puntare, sia su dei giocatori che eccellono in altre qualità, sia su coloro che hanno un valore di mercato inferiore a causa di non ottime percentuali al tiro, sapendo di avere nel proprio staff, il migliore ed unico “dottore” del tiro: Mr. Chip.