Chris Bosh ringrazia Miami con una lettera

Chris Bosh ringrazia Miami con una lettera

Ecco le parole con cui CB1 ha voluto salutare la sua città

di Gianluca Brambilla

Dopo essere stato tagliato dagli Heat, Bosh ha deciso di scrivere una lettera di ringraziamento alla città di Miami e a tutti coloro che lo hanno aiutato e sostenuto negli ultimi anni. La lettera è apparsa sul sito ufficiale del giocatore nella giornata di ieri (9 Luglio), ecco la nostra traduzione:

Cara Miami,

Che esperienza! Ho riflettuto sul tempo che ho trascorso in questa grande città e voglio ringraziarti per essere stata una costante durante un periodo di grande cambiamento della mia vita. In questa esperienza sono riuscito a giocare molte Finals, a vincere un paio di titoli; ho assistito a parecchi matrimoni (incluso il mio) e alla nascita di quattro figli, tutto ciò grazie anche al legame che si è instaurato con la comunità e a tutti i momenti, più e meno positivi, di questo cammino.

Non è stato facile lasciare Toronto, una città che mi ha sempre amato e supportato, e non ero sicuro che quelle fantastiche sensazioni mi avrebbero seguito. Quando arrivai a Miami, speravo soltanto di ottenere la gloria che mi avrebbe permesso di entrare a far parte degli immortali del basket, ma quello che ho ottenuto è stato di gran lunga superiore.

LA MIA FAMIGLIA

Da quando sono arrivato a Miami, sono diventato un marito e un padre per la seconda, terza, quarta e quinta volta. Ricordo ancora perfettamente il giorno in cui nacque mio figlio Jackson. Quel pomeriggio dovevamo giocare contro i New York Knicks ai Playoff ed eravamo appena atterrati nella Grande Mela. Quando ricevetti quella chiamata, ritornai di corsa sull’aereo. Arrivai all’ospedale con 30 minuti di anticipo e riuscii ad assistere alla nascita di mio figlio.

Il giorno seguente, arrivai in spogliatoio per la partita proprio mentre Spo stava facendo il suo discorso pre-partita. Quando i ragazzi mi videro, iniziarono ad applaudire e ad abbracciarmi. Spoelstra gli aveva appena comunicato che non sapeva se ce l’avrei fatta ad arrivare in tempo. Sembrava di essere in un film. I miei compagni in spogliatoio mi hanno sempre fatto sentire speciale. Ci siamo sempre dati una mano a vicenda perché eravamo più che semplici compagni di squadra. Quell’anno vincemmo il nostro primo titolo e riuscii a portare mio figlio sul campo a festeggiare con me. È stato uno dei momenti più belli della mia vita. È stato incredibile essere in grado di realizzare i propri sogni, personali e professionali, tutti nella stessa estate.

Per la nascita di mia figlia Dylan, invece, ero in città e non dovetti fare alcuno sforzo per stare vicino alla mia famiglia. Quell’anno vincemmo un altro titolo contro una delle squadre più forti di sempre e, per riuscirci, posso dire di aver partecipato ad una delle finali NBA più competitive di sempre. In quel momento la fortuna dev’essere stata dalla mia parte, ma devo ammettere che anche la mia famiglia ha svolto un ruolo fondamentale.

Mia moglie e i nostri figli sono stati forti per me nei momenti in cui io non potevo esserlo. Mia moglie mi ha aiutato più di quanto voi possiate immaginare e sono grato di essere circondato da gente che è sempre disposta ad aiutarmi. Lei (mia moglie) assomiglia molto a te, Miami – gentile e pacata ma con quel calore e quella passione tutti latini. A volte mi chiedo cosa abbia fatto per meritarmi una donna che mi ami e mi protegga in questo modo.

IL SOSTEGNO DELLA COMUNITA’

Questa comunità mi ha accolto a braccia aperte fin dal primo giorno. La tradizione e la cultura di questa città sono uniche e lo si percepisce già dal momento in cui atterri a Miami. I fans hanno sempre accolto la mia famiglia rendendo felici i miei figli. Questo è ciò che più amo di questa comunità. Avete sempre mostrato interesse ogni volta che partecipavamo ad alcuni eventi o anche quando camminavamo soltanto per strada. Ho incontrato persone che avevano l’abbonamento a vita e riuscivo a percepire orgoglio nel loro sguardo mentre mi parlavano. Ho anche imparato un po’ di spagnolo e ora dispongo di uno strumento che mi permetterà di comunicare con più persone nel mondo. Imparare a ordinare un cafe con leche o ropa vieja sulla Calle Ocho è diventato naturale ormai. È fantastico!

ALTI E BASSI

Uscire sconfitti dalle Finals è stato una delle esperienze più brutte della mia vita, ma è stata anche un’importante lezione di umiltà. Perdere contro la squadra della mia città natale e iniziare la stagione successiva in ritardo non è stato semplice. Era imbarazzante, non volevo nemmeno uscire di casa. Mi risultava difficile anche soltanto guardare in faccia le persone.

Ma in quel periodo ho imparato cosa significa la perseveranza. Nessuno sa davvero cosa essa sia finché non si attraversano periodi bui e difficili. Ma tu sei sempre restata ottimista, Miami. Ci hai sempre supportato e fatto credere che saremmo usciti da quel momento, e ce l’abbiamo fatta! È questo ciò che rende quei momenti così unici. Vedevo i miei compagni, i miei amici e i miei fratelli brillare anche nei momenti più bui della loro vita. Non si trattava di essere in grado di fare una giocata straordinaria o vincere una partita cruciale in trasferta. Si trattava di riuscire a farcela nonostante la posta in gioco fosse molto alta. Abbiamo ribaltato i pronostici così tante volte.

E poi non fui in grado di giocare la partita che tanto amavo, quella per cui mi ero allenato durante tutta la mia vita, nella speranza di riuscire a vincere. Per un lungo periodo fui sconvolto. Dicono che bisogna giocare con le carte che ti sono state distribuite e questa è un’altra lezione che soltanto adesso riesco a comprendere veramente. Ricevere quelle informazioni sul mio stato di salute durante l’All-Star Weekend è stato estremamente difficile, soprattutto in un momento di festeggiamenti per la lega e per i suoi giocatori più importanti. Oltre a non dare per scontate tutte quelle cose, ho imparato a non darne per scontate anche altre – essere in ospedale, per esempio.

Ci sono rimasto per sei giorni e sono stato operato al polmone sinistro. Sono stato seduto in una stanza per tutto quel tempo con dei tubi che mi uscivano dal petto e ho iniziato a provare pena per me stesso. Poi però mi sono reso conto che ci sono molte altre persone che hanno a che fare con situazioni di gran lunga più gravi della mia e, ancora una volta, mi sono sentito umiliato. Per tutti coloro che hanno perso la speranza e che si sentono come schiacciati tra due mura, continuate a lottare! Immaginate di potervene andare da quel posto sulle vostre gambe e lavorate sodo ogni giorno per raggiungere quell’obiettivo. Il mio breve periodo di sei giorni in ospedale mi sembrava non finire mai, quindi non riesco neanche a immaginare la forza di tutti coloro che sono obbligati a starci molto più a lungo.

Quel weekend di Toronto è stato speciale per me, non solo perché ero tornato nella città dove per anni ho giocato e vissuto, ma anche perché stavo per sperimentare qualcosa che non avevo mai fatto prima di allora, come partecipare nella gara di tiro da 3 punti. Mi sembrava quasi di aver ricominciato a giocare a basket come un giocatore diverso, capace di provare qualcosa di nuovo e riuscire comunque ad avere successo. Devo ancora realizzare quest’ultima parte ma niente è ancora perduto.

Ho imparato di nuovo a sognare. Ho imparato ad apprezzare ancora di più il gioco del basket e tutto ciò che ho sperimentato. Molti guarderanno i trofei e i banner e penseranno che quello sia il frutto di tutta la storia. Ma in realtà si tratta soltanto di un pezzo, di un momento. Ho imparato che il gioco continua, qualunque cosa succeda sul campo. Anche quando le cose sono cambiate e non ho più potuto giocare, molte persone mi hanno aiutato e mi hanno fatto capire quanto conti a Miami il gioco del basket. Amo davvero quel genere di incontri. Il fatto che ti vengano dedicati dei cori per augurarti una buona guarigione o solo il fatto che qualcuno ti chieda come stai possono sembrare dei piccoli gesti, ma in realtà sono uno dei miei ricordi più piacevoli.

Abbiamo affrontato la vita insieme, Miami. Mi hai fatto vedere come rimanere in piedi durante i periodi più difficili e, anche se non mi è sempre piaciuto, tutto ciò ha fatto la differenza a lungo termine. Mi ha reso un uomo migliore, la persona che sono oggi. Grazie.

Grazie a tutti coloro che sono stati parte del #TeamBosh, qui a Miami, nel resto della nazione e in tutto il mondo. Spero che continuerete a seguirmi in questo viaggio, ovunque mi porti.

Con affetto,

Chris Bosh

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