Cleveland Cavaliers: scatta l’opera di “persuasione del Re”

Cleveland Cavaliers: scatta l’opera di “persuasione del Re”

Dopo la sconfitta contro i Golden State Warriors nelle finals, i Cavs hanno assoluto bisogno di rinforzarsi per presentarsi al via della prossima stagione con maggiori chance di vincere il secondo anello in tre anni. Attenzione, però, perché a visionare i passi della dirigenza ci sarà un LeBron quantomai attento.

di Nicolò Marchese, @@nickmarchese93

4-1 e tutti a casa. Parte la festa, la banda comincia a suonare, i Golden State Warriors fanno ciò per cui sono stati costruiti: vincono l’anello NBA. Dall’altra parte gli sconfitti, i Cleveland Cavaliers, incapaci di ripetere l’impresa realizzata dodici mesi prima, non per propri demeriti, sia chiaro, ma per una straordinaria e quantomai evidente superiorità avversaria. I Cavs, il loro, hanno pure provato a farlo, sono riusciti ad evitare lo “sweep” infliggendo una sonora sconfitta in gara-4 ad una delle squadre più forti di sempre, ma non è bastato, così come non è stato sufficiente un LeBron James capace di far registrare la prima tripla doppia di media della storia nelle NBA Finals. Adesso scatta l’operazione “rincorsa”: rinforzarsi è necessario, è l’unico modo per cercare di assottigliare un gap, quello con gli Warriors, evidente, al momento insormontabile, nemmeno con il miglior giocatore del pianeta (ed uno dei migliori di sempre) dalla tua parte. Rinforzarsi, quindi, per tentare l’assalto al secondo anello in tre anni, per alimentare le proprie speranze di competere contro quel super team che risiede sulla Baia, ma anche (e soprattutto) per fare in modo che James non si guardi intorno al termine della prossima stagione, per non essere abbandonati per la seconda volta dal proprio figliol prodigo. Insomma, c’è da persuadere il Re.

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Certo, con la situazione di salary cap che hanno in atto i Cavaliers, agire sul mercato dei free-agent è praticamente impossibile, perlomeno per prendere quel tipo di giocatori dallo star-power tale da avvicinare i vice-campioni a Golden State. Al momento, la dirigenza dell’Ohio ha un monte stipendi superiore ai 125 milioni di dollari, ben al di sopra della luxury tax, per cui si sborsa già più del dovuto. Unici modi, quindi, per muoversi sul mercato sono tramite trade o firmando “veterani” al minimo salariale. In questo percorso ad ostacoli talmente ostico da sembrare impercorribile, c’è da risolvere anche la grana General Manager: David Griffin è stato “simpaticamente” messo alla porta dal proprietario Dan Gilbert (decisione non vista di buon grado, per usare un eufemismo, da buona parte dei giocatori, specie da LeBron), l’obiettivo dell’owner dei Cavs è portare dietro alla scrivania Chauncey Billups, proprio quel “mister Big Shot” che regalò ai Pistons il titolo del 2004. Operazione ancora non definita, ma l’esigenza di muoversi in “campagna acquisti”, per usare un termine calciofilo, è immediata.

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Si è provato ad arrivare a Jimmy Butler con poca fortuna, logico che Chicago abbia deciso di mandarlo ad Ovest, ai Timberwolves, in cambio di un pacchetto di giovani su cui ricostruire. Il nome forte del momento è quello di Paul George, inseguito da mezza lega. Il giocatore degli Indiana Pacers ha già comunicato l’intenzione di non rinnovare con la propria franchigia attuale: obiettivo è unirsi ai Lakers la prossima estate. Ma prima che arrivi la prossima estate c’è da giocare una stagione quantomai importante e George non lo farà ad Indianapolis. In lui i Cavs avrebbe individuato il “personaggio” capace di colmare, almeno minimamente, il gap con Golden State. Unico modo per portare a compimento questo trasferimento è riuscire ad imbastire una trade a tre, che possa dare ai Pacers qualcosa di più futuribile del “semplice” Kevin Love. E’ circolata voce che Cleveland stia cercando di convincere Denver ad inserirsi nello scambio, in modo tale da ricevere George, Faried e Chandler, far arrivare ai Nuggets Love e fare in modo che i Pacers ricevano un pacchetto di giovani comprendente uno tra Jamal Murray e Nikola Jokic (molto improbabile). Un’idea molto articolata, ma non per questo da escludere a prescindere.

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Ma l’operazione rinforzo non si placherebbe qui. I Cavs starebbero facendo di tutto per convincere Carmelo Anthony a discutere con i Knicks il cosiddetto buy-out, in modo tale da poterlo mettere sotto contratto al minimo. Opzione stuzzicante, che però potrebbe arenarsi in virtù del licenziamento di Phil Jackson dal ruolo di presidente della franchigia newyorkese (è noto come l’ex coach dei Bulls non sia un grande estimatore di Anthony). Oltre al numero 7 dei Knicks, Cleveland potrebbe provare ad applicare la stessa strategia per arrivare a Dwyane Wade dei Chicago Bulls, lo scudiero per eccellenza di James nelle cavalcate con annesso anello dei tempi di Miami. Anche questa è un’operazione fattibile, ma complicata, che potrebbe prendere quota nelle prossime settimane. Insomma, a Cleveland ci si muove, d’altronde molti lo danno per certo: LeBron è tentato dai Lakers, a cui si unirebbe alla fine della prossima stagione in caso di mancato anello. Convincerlo a rimanere, magari rinnovandogli il contratto con cifre monstre, permetterebbe ai Cavs di rimanere al centro dei riflettori cestistici almeno fino al suo ritiro. Al momento, però, tale possibilità non sembra così semplice da realizzare: che sia tramontata l’era del Re in Ohio?

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