Con il ritorno del “Grit&Grind”, i Memphis Grizzlies sperano ancora nei playoff.

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www.layupline.com Arrivati alla boa di metà stagione, in casa Grizzlies si iniziano a trarre le prime considerazioni su un inizio di campionato condotto tra alti e bassi. In città erano consapevoli che il cambio di guida tecnica da Hollins a Joerger avrebbe comportato qualche difficoltà, sopratutto nella fase iniziale, vista l’inesperienza da head coach a livello Nba del nuovo allenatore, ma si credeva che questo periodo di adattamento sarebbe stato piuttosto breve visto che il nuovo tecnico faceva già parte dello staff tecnico e che quindi conosceva gran parte del roster, per altro rimasto in gran parte invariato rispetto alla scorsa stagione. Ma così non è stato. I giocatori hanno impiegato più del previsto a trovare i nuovi equilibri di squadra visto che Joerger ha cercato di far correre di più la squadra in attacco per cercare punti facili, anche a discapito di perdere qualcosa in fase difensiva, vero e proprio marchio di fabbrica sotto la guida di Lionel Hollins. A queste difficoltà si sono aggiunte problematiche di infortuni che hanno funestato la squadra: Pondexter fuori per la stagione causa frattura da stress al piede; Gasol è stato costretto a saltare ben 23 partite per una distorsione al ginocchio con interessamento del legamento collaterale mediale; Allen è tutt’ora fuori per un problema alla mano e a questi si sono aggiunti piccoli guai muscolari che a turno hanno creato problemi alle normali rotazioni dalla panchina. I numeri forse evidenziano meglio le difficoltà dei Grizzlies: nelle prime 42 partite ne hanno perse ben tredici al FedEx Forum (vero e proprio fortino l’anno scorso quando le sconfitte furono solo nove nell’intera stagione) e venti in totale (26 la passata stagione); i punti subiti sono passati da 89.3 a 95.6, mentre quelli segnati hanno subito un lieve rialzo passando da 93.4 a 95.8. Su questi numeri ha chiaramente inciso l’assenza di Marc Gasol, il “Defensive Player of the year” della passata stagione, e non è un caso che dal suo ritorno in campo, nelle otto partite disputate, Memphis abbia collezionato un record di sette vittorie ed una sconfitta, concedendo agli avversari solamente 85,6 punti a partita, restituendo alla squadra una chiara impronta difensiva.

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Per porre rimedio alla scarsa capacità realizzativa della squadra la dirigenza ha deciso di intervenire sul mercato firmando dal mercato dei free agent James Johnson in modo tale da poter sostituire Pondexter dalla panchina, ed ha imbastito una trade a tre con Boston ed Okhlaoma City che ha portato Jerryd Bayless ai Celtics e Courtney Lee ai Grizzlies, insieme ad una seconda scelta del draft 2016. La trade ha portato subito benefici a Memphis, visto che i due nuovi arrivi si sono integrati alla perfezione con il resto della squadra ed hanno portato quella scossa che ha permesso alla squadra di tornare a giocare ad alti livelli e a poter sperare di tornare in corsa per i playoff. Lee complice l’assenza di Allen, dopo un paio di partite di ambientamento è entrato subito nel quintetto base e ha dato il suo contributo di realizzatore (14 punti di media a partita) aiutando la squadra ad avere anche una dimensione perimetrale, prendendo tiri dall’arco e inventando dal palleggio dando così più libertà e compiti da playmaker a Conley. Johnson invece si è dimostrato un perfetto cambio per Prince dalla panchina portando energia su entrambi i lati del campo, atletismo e sfrontatezza in attacco, tutti elementi che l’ex ala dei Pistons non riesce più a garantire con continuità vista ormai l’età avanzata.
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Molti rumors di mercato hanno visto coinvolto anche Zach Randolph che ha ancora un’ anno di contratto con opzione a suo favore a più di 16 milioni di dollari. Proprio per l’oneroso contratto dell’ala la dirigenza avrebbe provato ad inserire Z-Bo in varie trade senza riuscirci ma fino al trade deadline con il nuovo proprietario Robert Pera e John Hollinger non è possibile escludere sorprese dell’ultima ora. Stando alle voci degli ultimi giorni però sembra probabile che a fine anno Randolph possa uscire dal contratto per testare la free agency e perché no magari rifirmare proprio con i Grizzlies a cifre molto più basse. È noto infatti l’attaccamento del ragazzo alla comunità di Memphis, dove è esploso con una regolarità di prestazione mostruosa riscrivendo molti record di franchigia, e più volte lui stesso ha dichiarato di avere il desiderio di chiudere lì la propria carriera ed essere magari il primo giocatore a veder ritirata la sua canotta nella storia della franchigia. Ora che il roster è tornato al completo la stagione sembra essere ad un punto di svolta. I Grizzlies con 24 vittorie e 20 sconfitte sono a mezza gara di distanza dai Dallas Mavericks che al momento occupano l’ultimo posto disponibile per partecipare ai playoff e sembra che la rimonta possa essere veramente possibile visto che Memphis ha vinto ben nove partite nelle ultime dieci dimostrando di esser tornata a giocare sui livelli della passata stagione che culminò con l’arrivo alle finali di conference contro gli Spurs. Non sarà semplice portare a termine la rimonta playoff nella supercompetitiva Western Conference, ma lo spirito del “Grit&Grind”, il motto lanciato da Allen qualche stagione fa, sta tornando e quindi ci si può aspettare di tutto. Memphis è pronta a stupire, di nuovo.

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