D.J. Augustin: a Chicago è cambiata la musica

0

 

somosnba.com

 

A inizio anno, Chicago era pronosticata tra le prime 4-5 a Est, nonostante Derrick Rose sarebbe stato ai nastri di partenza dopo aver saltato tutta la stagione scorsa. Nessuno si fidava troppo del numero 1 dei Bulls. Stava facendo fatica, ma sembrava che potesse riprendere fiducia in campo. Ed ecco che il ginocchio fece crack di nuovo – anche se non quello infortunato due anni fa – e venne dichiarato “out for the season”.

In mancanza di degni sostituti, allora Thibodeau spostò Hinrich titolare, come successo l’anno scorso, e il veterano Mike James per 10-15′ dalla panchina.

Il 13 dicembre i Bulls firmarono Darryl Jerard Augustin – per tutti D.J. – con un primo decadale. Il giocatore era appena diventato free agent dopo il taglio da parte di Toronto a causa di un bruttissimo avvio di stagione, chiuso a 2 punti di media in 8′ nelle prime 10 gare.

Al college a University of Texas at Austin rimase due anni e alla fine della seconda stagione fu selezionato come miglior playmaker della stagione NCAA, ricevendo il Bob Cousy Award, grazie a 19.2 punti di media, 5.8 assist e 45% al tiro. Alla fine di quell’annata, venne selezionato al draft del 2008 – guarda caso proprio quello di Rose – con la nona chiamata assoluta da parte dei Bobcats.

Nella sua prima stagione in North Carolina, Augustin raggiunse i playoff. Fu la prima storica, e finora unica (anche se probabilmente bisseranno quest’anno, prima di ritornare alla vecchia denominazione di Hornets) apparizione in postseason dei Bobcats. Fu incluso nel secondo quintetto dei rookies grazie ai quasi 12 punti di media e il 44% da 3.

Il suo apporto è sempre stato fondamentale sia partendo titolare, sia partendo dalla panca, come sta succedendo di nuovo ultimamente. Prima della sua super striscia da sesto uomo tra febbraio e marzo, ha giocato nove partite da titolare mettendo a referto oltre 18 punti di media, conditi da 6.4 assist, tirando il 47% dal campo e il 48.5% da 3.

Ma il meglio di sé lui lo dà alzandosi dalla panca. Nelle ultime 15 gare, infatti, Chicago ne ha vinte 11 – di cui 6 in casa, sulle 8 giocate – e questa incredibile corsa l’ha portata ad un soffio dal terzo posto, ora occupato dai Raptors, curiosamente proprio la franchigia dove il numero 14 ha iniziato la stagione. Terzo posto significherebbe smentire tutti quelli che a novembre davano i Bulls oltre la quarta posizione, nonostante la iniziale presenza di Rose.

Joakim Noah sta impressionando tutti con delle prestazioni incredibili, da vero leader, ma di sicuro i Bulls non avrebbero vinto tutte queste gare solo con un indemoniato Noah. Il centro francese è il primo ad ammettere che il playmaker nativo di New Orleans sta facendo una stagione pazzesca, anche se non può considerarsi davvero sorpreso, poiché il suo compagno ha dimostrato di saperci stare in NBA già ai tempi di Charlotte e Indiana. “Augustin sta giocando davvero un’ottima pallacanestro. Noi non saremmo in questa posizione se non ci fosse stato lui. Gioca con confidenza ed è meraviglioso vederlo giocare a questo livello. Chicago è un fantastico palcoscenico e D.J. ci sta anche aiutando molto per vincere”.

Nelle sei gare a marzo, sta segnando quasi 21 punti di media, tirando il 52% dal campo e un fenomenale 46.5% oltre l’arco. 22 punti nella vittoria di domenica in overtime contro gli Heat, altri 24 nella sconfitta di martedì con gli Spurs. In entrambe è partito dalla panchina ed è risultato il miglior realizzatore dei suoi.
Il diretto interessato si limita a dichiarare: “Sono solamente in quel momento della carriera in cui lavori duramente ogni giorno per poi andare in campo e giocare con intensità, sbagliare il meno possibile, dando però sempre il massimo”. Quando gli viene chiesto quale sia il suo ruolo, lui non si vede oltre il buon gregario, che lavora sempre “per il bene della squadra, per far ciò che serve a vincere”.
“Ogni volta che gioco con la second unit, io dico sempre ai miei compagni come Snell e gli altri ragazzi: <>. Qualche volta i titolari costruiscono il vantaggio e poi tocca a noi mantenerlo o incrementarlo, senza farci recuperare”.

Il playmaker dei Bulls ammette che sta giocando con confidenza, come ha dimostrato ad esempio dalla lunetta, dove ha segnato 25 liberi in fila e 68 degli ultimi 70. Guida tutta l’NBA per percentuale dalla linea carità, 91.6% con 141 canestri su 154 tentativi.

Considerato che Augustin è sempre stato riconosciuto come uno capace di dare un grande contributo uscendo dalla panchina, ora lo sta confermando, facendo quello che serve per aiutare la sua squadra. Ma non è solo un ottimo comprimario, infatti ha anche convinto coach Thibodeau, che spesso ha disegnato schemi per lui.

“Questa stagione è di sicuro quella in cui mi sento meglio da un po’ di tempo, probabilmente dai miei giorni a Charlotte. Sto solamente sfruttando l’opportunità datami da Thibs. Se uno dei migliori allenatori al mondo ti dà una chance, è compito mio sfruttarla, passando oltre gli errori e aiutando i miei compagni a entrare in ritmo”, ha detto il numero 14.

Possiamo dire che di errori ne sta facendo davvero pochi e i Bulls sono pronti a tirare la volata finale per il terzo posto, ora occupato dai Raptors. E Augustin potrebbe incontrare proprio Charlotte al primo turno. Anche se i tifosi dei Bulls sognano già di incontrare gli altri suoi ex compagni, quelli vestiti di gialloblù. Vorrebbe dire finale di conference, nel caso i Pacers arrivino primi e i Bulls terzi.
Non corriamo però, il 14 rossonero pensa solamente alla prossima sfida. Ciò che arriva dopo il primo turno è tutto guadagnato, se pensa a come aveva iniziato questa stagione. Chicago aspetta sempre Rose, ma nel frattempo ha trovato uno dei migliori vice-play in giro per la Lega: difficilmente i Bulls lo lasceranno andare via.
Sicuramente ora Augustin si sente di nuovo a casa. Quando ha sentito fiducia da parte dell’ambiente intorno a lui, ha sempre sfoderato ottime prestazioni.
Chicago e Augustin hanno un obiettivo comune: entrambi vogliono solo continuare a vincere. E uno non può fare a meno dell’altro.