Denver Nuggets, il futuro è adesso!

La squadra di coach Malone esce dai Playoff nella bolla con una nuova consapevolezza: Murray e Jokic sono delle star, e a Ovest, tra le Big, ci sono anche loro

di Andrea Radi

A-. Il meno solo per la difesa nell’ultimo possesso di Gara 2 delle Western Conference Finals. E’ questo il voto complessivo che i tifosi hanno dato ai Denver Nuggets, autori di una incredibile cavalcata nei Playoff spentasi contro l’onnipotenza di Lebron, in modalità “uomo in missione” come non lo si vedeva da anni.
La stagione nella Mile High City è stata di certo entusiasmante: terzo posto a Ovest, dove non era né facile né scontato confermarsi dopo il seed #2 dello scorso anno, ottimi Playoff e consapevolezza di avere dei giocatori, e una squadra, ormai nell’elite della Lega.
Ma facciamo un passo indietro: dove nascono i Nuggets 2020? Da un unico posto: il Barclays Center, dove da ormai otto anni si tiene il Draft. 2014 = Gary Harris & Nikola Jokic, 2016 = Jamal Murray, 2017 = Monte Morris, 2018 = Michael Porter Jr. Il roster di Denver è stato letteralmente costruito a tavolino, scommettendo su 19enni e intravedendo in loro il potenziale giusto (nel mezzo anche qualche scommessa persa ovviamente, come Mudiay e Lydon) per ripartire dopo lo smantellamento della squadra che nel 2012 e nel 2013 raggiunse i Playoff senza però riuscire a superare il primo turno.

Per i Nuggets quelli 2020 sono stati i Playoff della svolta: hanno consacrato Jamal Murray e Nikola Jokic come autentiche superstar della Lega, hanno legittimato MPJ come futura stella dopo i tanti dubbi legati alla schiena che lo hanno fatto scivolare alla 14 e lo hanno tenuto fuori per tutto il suo primo anno nella Lega, hanno dato a coach Malone il credito che merita per aver sviluppato la squadra a sua immagine e somiglianza, giocando sulle caratteristiche dei singoli e cercando di ottimizzarle al meglio.
I Playoff di Murray sono stati irreali, nel più puro senso del termine. E’ stato il giocatore più utilizzato di tutta la postseason con i suoi 753 minuti sul parquet (39,6 a sera), che ha terminato con 26,5 punti (due cinquantelli e altre due volte sopra i 40) tirando con il 50,5% dal campo e il 45,3% da tre. Quello che ha impressionato di più del canadese è stata però la tendenza ad azzannare le partite nei momenti clutch; in quello che viene definito appunto clutch time, ovvero gli ultimi 5 minuti di una partita con uno scarto uguale o minore a 5 punti, Murray è stato il migliore della Lega nei Playoff, tirando con il 55,6% dal campo e il 72,7% da tre (!!!) con un numero di tentativi  dalla lunga distanza nei finali secondo solo a quello di Tyler Herro, e producendo 3,5 punti, il massimo insieme a due che di clutchness ne sanno qualcosa, Jimmy Butler e Kyle Lowry.
Se a tutto questo aggiungiamo Nikola Jokic e la sua freddezza glaciale nei finali infuocati, vien da sé che i Nuggets siano entrati nella storia della NBA come primi a ribaltare due 3-1 in una sola edizione di Playoff, prima contro i Jazz e poi contro i ben più quotati Clippers.
Attorno ai due fuochi, come li definirebbe Keplero, ruotano i pianeti, che si chiamano MPJ, Gary Harris, Torrey Craig, Paul Millsap, Monte Morris, Mason Plumlee e Jerami Grant. “Gli altri” come sono stati definiti, le cui performance sono risultate decisive per il successo e il fallimento dei Nuggets.

Durante la cavalcata ovviamente le Pepite hanno riscosso parecchio successo nel pubblico, specialmente dopo la vittoria contro i Clips, in rimonta e da completi sfavoriti, come una cinderella del torneo NCAA. Con gli occhi addosso non si sono sprecati giudizi e critiche, e sono stati in molti ad elogiare la squadra di coach Malone e a rassicurarla di un futuro roseo. Per i Nuggets però il futuro è adesso. Già da questa estate (che poi estate non è, ma il gergo ormai è fisso) Denver si troverà di fronte a decisioni importanti: in scadenza ci sono Millsap (che difficilmente verrà rinnovato a meno di una clamorosa decisione del giocatore di tagliarsi di molto lo stipendio), Torrey Craig, Mason Plumlee e Jerami Grant, che ha deciso di esercitare l’opzione nel contratto e diventare free agent, a caccia di un contratto più vantaggioso e ampiamente meritato dopo dei Playoff come questi. Rifirmare Grant sarà l’obiettivo numero 1 dei Nuggets, che hanno ancora 1 anno di contratto + 1 di team option per MPJ, scaduti i quali anche lui si presenterà con la richiesta di un pagamento adeguato alle performance. Con Murray e Jokic già all’apice, non sfruttare il momento sarebbe da pazzi: è ora che i Nuggets devono spingere alla ricerca del primo anello, con tanta esperienza alle spalle e la consapevolezza che, anche sotto 3-1, rimontare non sarà poi così impossibile.

Getty Images
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