Derek, la mano di coach Zen

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Derek Fisher sarà l’allenatore dei New York Knicks per i prossimi cinque anni. Il ‘Venerabile Maestro’ ed il club della Grande Mela hanno trovato l’accordo e si attende l’annuncio ufficiale a breve: secondo quanto riportato dai media americani, il contratto sarà quinquennale per un totale di 25 milioni di dollari. Dunque, dopo le voci delle ultime settimane, ora c’è stata l’accelerata decisiva, voluta espressamente da Phil Jackson, alla prima vera ed importante mossa nel suo nuovo ruolo di presidente della società newyorkese.

Derek Fisher è stato da sempre la mente sul parquet di coach Zen, che di lui si fidava ciecamente, durante il periodo dei grandi successi in maglia Lakers, vincendo insieme cinque titoli Nba. Parliamo di un playmaker che ha avuto una carriera straordinaria se commisurata al proprio talento. Non ha gran fisico, non ha un super talento, non è un uomo assist o grandissimo passatore, è un buon giocatore come ne passano tanti nella Nba, soltanto che lui aveva una conoscenza cestistica e tattica fuori dal comune,  pari soltanto agli attributi che metteva sul parquet.

Proprio per queste ragioni, il ‘Maestro Zen’ è stato l’uomo decisivo per chiudere la trattativa. Jackson infatti ha battuto sul tempo i Lakers, è stato infatti più convinto e convincente dei gialloviola sin dai primi colloqui telefonici, mostrando grande determinazione nel trovare l’accordo e mettere il suo ex giocatore su una delle panchine più difficili dell’intera NBA.

Sotto il punto di vista tattico, Derek avrà già sicuramente le idee chiare, ma non mancherà una mano del proprio maestro a coordinare e dirigere tutto il lavoro. Difficile ipotizzare dei Knicks con dei principi filosofici e tattici diversi da quelli che hanno contraddistinto i Lakers e dapprima i Bulls. Il concetto è chiaro, il triangolo non mancherà, così come il gioco in post basso degli esterni e gli scarichi sul lato debole, con annessi e connessi principi di Tex Winter. Il problema sarà trovare gli interpreti, sebbene il “triangle offense” si adatti ai propri punti di forza. Ai Lakers è stato giocato sempre con un lungo dominante (O’Neal prima e Gasol/Bynum dopo), mentre ai Bulls ruotava tutto attorno agli esterni, in punta e ala (Jordan/Pippen) con un lungo tattico (Rodman o talvolta Kukoc) e gli altri sugli scarichi (Kukoc, Harper/Kerr).

Ai Knicks non solo mancano le pedine giuste, mancano anche i giocatori consapevoli e disciplinati sotto il punto di vista tattico. Hardaway jr potrebbe funzionare sugli scarichi, Chandler dovrà imparare le regole Jacksoniane ma sarà elemento necessario in difesa, Melo Anthony ha il gioco spalle a canestro, potrà utilizzarlo, sempre che resti, ma dovrà imparare a giocare dentro un sistema, prendendo magari 20 tiri come sempre, ma frutto di giochi eseguiti da tutti, con la palla che si muove prima di arrivare finanche ad un isolamento per lui.

Il resto è tutto da vedersi, con l’incognita Bargnani, con Felton sicuro di andare via. Quest’ultima certezza deriva anche dal fatto che serve un playmaker tatticamente disciplinato, che apra i giochi e poi magari si sposti sul lato debole per ricevere gli scarichi. E disciplinato è esattamente l’opposto di Raymond Felton.

Insomma, i Knicks, sono un cantiere, ciò che è certo è lo staff tecnico, Jackson è stato chiaro, non allenerà, sarà solo un dirigente, ma la sua mano sul campo non dovrà mancare, e Derek è il primo uomo che ha scelto, quello cui affidare il destino della sua prima esperienza dirigenziale.

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