Draymond Green torna a parlare del suo più grande “what if”

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Draymond Green, nell’ultima puntata del podcast di Paul George, è tornato a parlare delle Finals NBA del 2016, l’esempio per eccellenza del termine “sliding doors”. Durante quelle Finals, i Golden State Warriors di Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green, autori di una regular season da 73-9, riescono a perdere l’anello contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James e Kyrie Irving nonostante dopo 4 gare il tabellino recitasse 3-1 a favore dei Warriors. Per molti fan, il momento decisivo di quelle Finals è la chasedown del Re su Andre Iguodala in gara 7, o in alternativa la tripla di Irving su Curry. Tuttavia, non bisogna scordarsi che Draymond Green, uno dei protagonisti di quella serie, viene sospeso dopo gara 4 a seguito di un battibecco in campo proprio con James. Da quel momento in poi, i Warriors perdono sicurezza e lasciano il passo nelle successive 3 gare ai Cavs.

Draymond Green ha diversi ricordi amari di quella serie, ma di certo l’essere stato a un passo dal premio di MVP delle Finals è quello più duro da digerire. E lui stesso ne è consapevole: “Quella gara 7 è il più grande assillo della mia carriera. Avevo 32 punti, 15 rimbalzi e 9 assist. Quindi, se vinciamo quella gara sono l’MVP delle Finals“. L’ex difensore dell’anno è consapevole che aver lasciato a LeBron la possibilità di giocarsela in 7 partite ha dato lo slancio decisivo al fenomeno di Akron: “Non dovevamo arrivare a gara 7. E se la serie fosse terminata in 5 partite, avrei comunque vinto l’MVP?

Infine, Green aggiunge: “Sarò un Hall of Famer per il ruolo che ho ricoperto in questa squadra, ma quelle Finals sono il più grande ‘what if’ della mia vita. In ogni caso, mi hanno insegnato molto, quindi non ho rimpianti a riguardo. Mi brucia più per i ragazzi che non hanno avuto una nuova possibilità di vincere un anello“.