Golden State Warriors: perché la difesa è il miglior attacco

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Not only three points shots. Sì, perché se pensate che il segreto di questi Golden State Warriors sia solamente il tiro da 3 punti o il contropiede veloce, vi sbagliate di grosso. Mettiamo in chiaro una cosa: l’attacco veloce nei primi secondi, il contropiede, le triple, il ritmo altissimo, il tutto ben aiutato da una grandissima quantità di talento, costituiscono un fattore fondamentale, se non unico, di questi Warriors, ma non è il solo. Un vecchio saggio diceva: “Gli attacchi vendono i biglietti, le difese vincono i titoli. È proprio così e in quel di San Francisco ne sono ben consapevoli. Il talento offensivo della squadra allenata da Steve Kerr (e anche Mike Brown, per i noti problemi fisici dell’ex Bulls) è immenso. La possibilità di avere nello stesso quintetto superstar del livello di Kevin Durant e Stephen Curry, tiratori infallibili come Klay Thompson o giocatori all-arounder in grado di saper fare un po’ di tutto e di saperlo fare alla grande come Draymond Green, è un lusso che pochi (forse nessuno) può permettersi in questa lega. Ma la storia non mente, e insegna che non basta attaccare per vincere, in qualsiasi sport e sopratutto nella pallacanestro. Quindi l’intero staff dei Warriors e Steve Kerr, si sono concentrati sulla difesa, aspetto chiave nei momenti decisivi, dove le parole Playoffs e Finals risuonano a gran voce.

Zaza Pachulia e JaVale McGee recitano un ruolo importante nell’organizzazione difensiva dei Warriors.. Il georgiano ha aggiunto quel pizzico di durezza (a volte è anche qualcosa di più di un pizzico) alla difesa dei Warriors, da centro vecchio stile, mentre l’ex Nuggets è cresciuto tantissimo nell’arco della stagione passando dall’essere il quindicesimo della rotazione ad uno dei primi ad uscire dalla panchina. Il ruolo di McGee è completamente diverso da quello di Zaza, ma non di minore importanza, anzi. McGee è un ottimo rim-protector, il suo compito è quello di dare tanta energia in mezzo all’area, cercando di stoppare qualsiasi cosa passi nei suoi pressi, prendere rimbalzi e di schiacciare qualsiasi lob arrivi nella metà campo offensiva. Ma questa è solo una versione di Golden State, perché gli Warriors possono anche optare per entrambi in panchina nel momento decisivo dell’incontro, perché quando hai Kevin Durant e Draymond Green puoi permetterti certe scelte.

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Kevin Durant è stata una firma pazzesca la scorsa estate, considerando le sue impressionanti potenzialità offensive, quanto porti sia in termini di punti, sia in termini di leadership da superstar, e che aggiungendo tutto questo a Stephen Curry e Klay Thompson renda ancora più super Golden State. Ma KD ha permesso di estremizzare il credo difensivo di Steve Kerr. L’intensità difensiva dei vice-campioni dello scorso anno è una fattore fondamentale del loro gioco. La pressione sul portatore di palla, anche a costo di spendere falli, è un must del gioco dei Warriors. È di importanza vitale recuperare palloni, per decidere il ritmo da impostare e spesso tenerlo altissimo col contropiede, dove con queste caratteristiche sono senza dubbio la miglior squadra in NBA. Kevin Durant, Andre Iguodala e soprattutto Draymond Green permettono di cambiare su qualsiasi blocco, essendo giocatori in grado di marcare ogni ruolo avversario, point-guard o ala che sia. I Golden State Warriors vogliono giocare a un numero di possessi altissimo, vogliono portare l’avversario a giocare ai ritmi che loro prediligono e il tutto parte dalla difesa dei Warriors. La pressione difensiva, a volte esasperata, porta a pressare, raddoppiare e cambiare se necessario, con grande costanza; questo tipo di gioco lo si può fare a maggior ragione se in squadra con te hai Kevin Durant e Draymond Green.

 

Draymond sembra essere il giocatore del terzo millennio. Sa segnare, fare assist, prendere rimbalzi, stoppare e sopratutto difendere come pochi altri nella lega. Probabilmente meriterebbe di vincere il premio di difensore dell’anno ogni volta. Green è il miglior rim-protector della NBA, in grado di difendere su contropiedi in inferiorità numerica come fosse un uno contro uno. Il numero 23 dei Warriors è un leader, fondamentale nelle gerarchie della squadra. Non sta zitto un secondo, parla sempre, tanto, troppo, ma senza dubbio il suo lavoro nella parte difensiva è indispensabile. In grado di difendere su qualsiasi giocatore, playmaker o centro che sia, Draymond possiede intelligenza, gambe e mani rapidissime. Non è un caso che nei momenti chiave, dove si decide il match, i Warriors decidono di tenere Durant da 4 e Green da 5, il quale permette loro di avere una verticalità e una “adattabilità” unica in tutta la lega.

Le statistiche di squadra offensive sono eccezionali: 116 punti a partita di cui 22 di media in contropiede, 30 assist, la percentuale al tiro e il rapporto assist/palle perse, sono tutte statistiche dove vedono i Golden State Warriors eccellere nella NBA. Ma i nostri ragionamenti sulla fase difensiva sono anch’essi giustificati dalle statistiche. I Golden State Warriors sono in testa alla classifica dei rimbalzi difensivi con 35 rimbalzi di media a partita, sono i migliori della lega e primi anche per quanto riguarda stoppate e palle rubate. I quasi 20 falli di media (20° nella lega) sono un piano tattico chiaro, che permette anche l’esagerare in alcune occasioni per tenere sempre altissima la pressione sugli avversari e costringerli a prendere brutte o affrettate decisioni offensive.

Terza finale consecutiva in tre anni, sempre contro i Cleveland Cavaliers. Le due precedenti Finals hanno insegnato che entrambe le squadre sanno prendere misure e contromisure alle decisioni avversarie. I Warriors con McGee, Pachulia e soprattutto Durant, vogliono evitare gli errori della scorsa stagione, dove probabilmente con Anderson Varejao in campo hanno perso il titolo nel momento decisivo della serie in gara 7.

Sarà uno spettacolo unico da gustare, ma per i motivi qui sopra elencati, i Golden State Warriors partono un gradino avanti rispetto i Cavs.

Le statistiche sono importanti, ma un certo Bill Russell diceva : “The only important statistic is the final score”.

It’s time for NBA Finals!