Highlander KB: dall’incubo del declino al sogno di un recupero record

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Quel maledetto 13 aprile è ancora impresso negli occhi dei fans gialloviola: i Los Angeles Lakers battono in volata, dopo un’aspra contesa, i cugini californiani dei Golden State Warriors. L’impatto sul ferro dell’ultimo, disperato tentativo dalla distanza di Carl Landry (cestista della franchigia di Oakland) non basta, tuttavia, a regalare allo Staples Center la gioia di un’importantissima vittoria in chiave play-off.

Il pensiero dei tifosi, infatti, è rivolto a quel che è accaduto qualche minuto prima della fine delle ostilità e che ha visto protagonista il simbolo della franchigia gialloviola. Il tendine d’Achille del Black Mamba – alias Kobe Bryant – ha da poco ceduto, in seguito a una caduta sul parquet del numero 24 in maglia Lakers. La terza, rovinosa, dell’incontro, perché il tendine, in due precedenti azioni, aveva già rischiato il crac; ma KB, risollevato da quell’immancabile forza di volontà che lo rende inconfondibile e adorato da tutti gli amanti della pallacanestro, continua a camminare, pur zoppicando, deciso a trascinare i suoi alla vittoria del derby californiano.

Purtroppo, la stanchezza (e forse, in questi casi, anche l’età) possono giocare brutti scherzi e Kobe – 35 anni il prossimo 23 agosto – si accascia sul parquet, per la terza volta, quella che si rivelerà fatale. La guardia di Filadelfia passeggia faticosamente, aiutata dallo staff sanitario ma, questa volta, in direzione “locking room”. Di lì a poco, seguiranno ore di concitata ansia, alimentata dalla preoccupazione di fans e compagni di squadra, fino al “terribile” responso – come verrà definito dallo stesso KB – proveniente dalla diagnosi: rottura del tendine d’Achille. Al termine dell’operazione, i tempi di recupero, stimati tra i 6 e i 9 mesi, fanno presagire qualcosa di ancora più drammatico: la carriera del Mamba Nero, all’indomani del gravissimo incidente, potrebbe essere fortemente compromessa.

Nel frattempo, mentre la maledizione degli infortuni si abbatte sui Lakers, coinvolgendo anche Steve Nash, Dwight Howard, Steve Blake e Metta World Peace e provocando l’uscita anticipata dei gialloviola dalla corsa per il titolo NBA, aumentano le voci – e il timore – su un probabile ritiro di KB a breve termine, che, già in diverse occasioni, aveva annunciato di non avere più le stesse motivazioni di qualche anno fa, almeno dal punto di vista psicologico. E, ora che il problema si è spostato sul piano fisico, per i fans e per gli addetti ai lavori il tramonto sembra essere sempre più visibile all’orizzonte.

Eppure, quel maledetto 13 aprile, se da un lato potrebbe essere il marchio impresso per sempre, negativamente, sulla carriera di uno dei più grandi cestisti della pallacanestro recente, dall’altro potrebbe aver restituito a un rettile ferito, ma non morto, la voglia di risollevarsi, di rimettere in funzione il suo tendine, di bruciare le tappe e di dimostrare, a tutto il mondo, che Kobe Bryant non fa la differenza: Kobe Bryant è la differenza.

Non è certo una questione riguardante le statistiche di questa o delle stagioni precedenti: anche il più inesperto del settore sarebbe in grado di comprendere il ruolo che i Lakers ripongono nelle mani del loro uomo-simbolo. Ciò che, in realtà, permette a KB di distinguersi dagli altri campioni NBA, è quella stessa forza di volontà che gli ha permesso di giocare – finché ha potuto – il derby contro Golden State; quella stessa forza di volontà più forte di una qualsiasi presunta ipotesi sul suo addio; forza di volontà che lo rende indistruttibile, immortale.

E così, smentita l’ennesima ambiguità sorta in seguito a un’errata interpretazione di un suo Tweet (“The Last Chapter”), ecco l’improvvisa apparizione di una foto che fa immediatamente il giro di tutti i social network: il Black Mamba ripreso di spalle, mentre corre lungo una strada pedonale, a pochi passi dalla spiaggia. È lui o non è lui? La foto è recente oppure vecchia? Le domande si moltiplicano nel giro di poche ore; scetticismo e incredulità si confondono, con la seconda che è comunque destinata a prevalere, ma in senso positivo, perché i fans di KB – nonostante la sospetta autenticità dell’immagine – iniziano a cullare concretamente il sogno di un recupero record. Un sogno rafforzato dalle parole rilasciate dal Mamba alla ESPN di Los Angeles: “Voglio avere almeno altre due chances per vincere il settimo anello” .

Ovviamente, niente risulta essere ufficiale, e nemmeno lo staff dei Los Angeles Lakers – attraverso il suo “portavoce” Jack Vitti – è in grado, al momento, di fornire certezze sulla data precisa del ritorno di KB. Una cosa è pero certa: il Black Mamba, forse rinvigorito ancor più da quello che ha definito come il momento più difficile della sua straordinaria carriera, tornerà presto a vestire i panni del leader. Quelli dell’Highlander – siate tranquilli! – ce li ha da sempre. 

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