I Phoenix Suns non stanno facendo niente di incredibile

I Phoenix Suns non stanno facendo niente di incredibile

La squadra dell’Arizona, numero 8 in classifica, è una squadra rinnovata, che fa tante piccole cose molto bene

di Raffaele Guerini

24 luglio 2019

Un gruppo di 20 coach NBA, anonimi, risponde al classico sondaggio di ESPN riguardo l’off-season e la futura stagione. Alla domanda “Qual è stata la peggior mossa in questa off-season?”, le due risposte più gettonate sono due: l’intero mercato dei New York Knicks e la firma di Ricky Rubio per i Phoenix Suns.

I dubbi sono, oggettivamente, tanti e comprensibili. Dario Saric è arrivato da Minnesota in una trade che ha portato alla scelta numero 11, usata per selezionare l’ala Cameron Johnson da North Carolina. La scelta più alta nei Mock Draft, per Johnson, era la numero 21. Sempre dal Draft è arrivato Ty Jerome, che ha fatto ottime cose a Virginia ma non dal potenziale illimitato. Altro arrivo in free agency è l’australiano Aron Baynes, giocatore solido e dalla comprovata esperienza ma non certo il colpo da far sbalordire i tifosi. Non si sa bene cosa aspettarsi dai Phoenix Suns 2019/20, ma tanto passerà anche dalle mani di Monty Williams, se non altro la prima vera scelta di spessore per la pachina dei Suns da qualche anno a questa parte. Dopo Hornacek, Watson, Triano e Kokoskov (vi sfidiamo a ricordare il nome di battesimo di tutti e quattro), finalmente un allenatore conosciuto per la sua capacità di relazionarsi con e farsi rispettare da i suoi giocatori.

29 novembre 2019

I Phoenix Suns, dopo 17 partite, hanno un record di 8-9. Alcune ottime vittorie, qualche sconfitta di troppo, ma la squadra dell’Arizona è profondamente cambiata rispetto alla stagione scorsa. Mettendo anche a tacere le voci di cui sopra.

Quali sono i nuovi punti di forza per i Phoenix Suns?

  • I movimenti offensivi

L’arrivo di Rubio è stata una boccata di ossigeno per Phoenix. Lo scorso anno, le statistiche parlavano di una squadra macchinosa, spesso dedita al gioco in isolamento spessp affidato a un Devin Booker che, fiducioso ma anche costretto, cercava prettamente la giocata personale. I Suns, così, si classificavano 17esimi in Assist Percentage, ovvero la percentuale di tiri segnati derivanti da un assist, con il 59.5%. I Suns si trovano al primo posto, con un eccellente 67.3%. Il gioco di Phoenix si è spostato verso un attacco fatto di numerosi blocchi e tagli. Il 10% delle azioni offensive prevede infatti tagli a canestro, spesso giocati da Kelly Oubre Jr. Oubre, oltre ad essere per acclamazione il giocatore più bello della NBA

è un eccellente atleta e uno dei pochi risvolti positivi della passata stagione. Le sue medie sono sulla linea di quelle dello scorso anno in maglia Suns, ma molto probabilmente miglioreranno con l’avanzare della stagione. Ad ogni modo, Oubre è solo uno dei giocatori di Phoenix a muoversi per il campo.

L’attacco dei Suns non ha nulla di rivoluzionario per la pallacanestro moderna: un solo giocatore dentro l’arco dei 3 punti, 4 fuori che scambiano le proprie posizioni e Aron Baynes, eccellente bloccante, pronto a giocare un eventuale pick’n’roll. Questo ha portato Phoenix ad essere la seconda squadra per tiri “aperti” (dove lo spazio per l’attaccante è ampio) dalla distanza nella lega.

Niente più di questo, eppure Phoenix è passata dal 28esimo posto in offensive rating della stagione 2018/19 al settimo posto dopo 17 partite.

  • Devin Booker e Aron Baynes

Finalmente liberato dalla pressione che deriva dall’essere l’unica alternativa valida in attacco per la sua squadra, Devin Booker sta giocando forse il miglior basket della sua carriera. I numeri assoluti non saranno forse i più alti, ma guardando Phoenix giocare noterete come Devin sia più sicuro, più sereno e decisamente più letale che mai. Le sue percentuali, ad oggi, recitano 51.7% dal campo, 42.2% da 3 e 95.3% ai tiri liberi, ben al di sopra delle sue percentuali in carriera. Questo nasce dal fatto che può toccare meno il pallone, ma in modo più efficiente. Ciò crea non solo migliori tiri per posizione, ma anche meno ansia dettata dalla pressione di essere l’unico creatore di gioco: al momento, tira con uno spettacolare 63,8% in True Shooting, decisamente la miglior guardia considerando che chi gli sta davanti gioca decisamente meno minuti in media di lui. Le spaziature create dall’attacco dei Suns gli permettono inoltre di segnare con soluzioni diverse dal tiro da fuori. Booker, trovando più spazio per sfruttare la sua rapidità e le sue abilità offensive, è arrivato a produrre finora 10.7 punti in media all’interno dell’area piccola.

L’altro giocatore a trarre grande beneficio dal semplice ma efficace attacco dei Suns è Aron Baynes. Il centro australiano, arrivato per fornire sostanza nei momenti di riposo di DeAndre Ayton, si è trovato a giocare ben più del previsto dopo la sospensione del giovane bahamiano. Le risposte, però, sono state decisamente migliori del previsto. Baynes ha affinato il suo tiro da 3, mostrando progressi nella scorsa stagione per poi esplodere nelle prime gare di quest’anno. Al momento, Aron tira con il 44% da 3 e ha 23 triple segnate all’attivo: ne aveva segnate 21 in tutta la scorsa stagione. La sua abilità nel punire dalla distanza ha creato non pochi grattacapi alle difese avversarie, che si sono trovate spesso nella situazione di perdersi Baynes uscire dopo aver portato un blocco.

  • Cameron Johnson

Cameron Johnson, insieme alla propria dirigenza, è stato oggetto di (semi-nascosto) scherno da parte dell’intera lega. La sua chiamata al numero 11 ha scatenato la sorpresa dei suoi stessi compagni di squadra:

Johnson era circondato da dubbi riguardanti la tenuta fisica e la monodimensionalità. Giocatore dal fisico per nulla marmoreo, da molti era visto come un buon role player da chiamare ben più in basso. Johnson tuttavia eccelle in un fondamentale: il tiro. La sua meccanica di tiro è stata definita la migliore della classe 2019 da ESPN e ha chiuso la scorsa stagione NCAA tirando con il 50% dal campo e il 45% da 3. Questa era una caratteristica molto ricercata dai Suns, la peggior squadra nel tiro dalla distanza la scorsa stagione. Ad ora, Johnson ha una media di 9.3 punti in 19 minuti giocati, ottima per un giocatore che vede il campo in maniera limitata. Il ruolo di ala vede infatti Oubre e Bridges davanti all’ex Tar Heels, ma la presenza di una costante minaccia da 3 rende Johnson un’arma decisiva per i nuovi Suns.

Cosa non va?

Le assenze di Rubio e Baynes si sono decisamente fatte sentire nelle ultime partite, con Phoenix che ha infilato qualche prestazione negativa scivolando a metà classifica. L’attacco si basa molto sulla mobilità di Baynes e sull’ordine imposto da Rubio. In assenza del play spagnolo, Booker è tornato nel ruolo di perno offensivo e si sono viste alcune delle difficoltà già messe in mostra la stagione passata. Tyler Johnson è un’ottima aggiunta dalla panchina, ma è un giocatore così distante da Rubio da non poterlo sostituire come serve.

La difesa, al momento, è leggermente sopra la media NBA ma non certo priva di lacune. Partiti in quinta nelle prime partite, i Suns hanno concesso qualcosa di troppo nelle ultime uscite. Booker non è ancora migliorato vistosamente, fattore che porta gli attacchi avversari a cercare di punirlo in maniera sistematica. Più in generale, la difesa è sicuramente migliorata ma non è ancora arrivata a un livello eccelso. Forse sono troppo crudele, visto che il balzo relativo alla stagione scorsa è comunque notevole, ma se Phoenix ha serie intenzioni di arrivare ai Playoff 2020 ci sarà da sudare in palestra.

Cosa ancora possiamo aspettarci?

Tantissimo. Ci sono due giocatori che dobbiamo ancora vedere per davvero, uno dei quali viene dimenticato da molti nell’analizzare i Phoenix Suns.

L’assenza più ovvia è quella di DeAndre Ayton. Il centro bahamiano, purtroppo, si è scavato la fossa da solo in questo caso. Dopo un’eccellente prima partita, è stato sottoposto a un controllo antidoping dal quale è risultata la presenza di diuretici. Per chi non lo sapesse, un diuretico viene assunto per aumentare il tasso di produzione di urina e regolare flusso e composizione dei fluidi corporei. Sono due, solitamente, i casi in cui si assume un diuretico: per perdere peso o per mascherare l’assunzione di altre sostanze, che verranno espulse dalla circolazione più in fretta. Il sospetto, quindi, che abbia assunto diuretici per liberarsi di altro è sufficiente per infliggere la squalifica per doping: 25 gare, punizione aumentata dalle precedenti 10 per atleti “beccati” per la prima volta. Quella prima partita era stata un’ottima prova per Ayton, chiamato al salto di qualità in questa seconda stagione, ma la sua assenza lo ha fatto tornare due passi indietro. Il suo apporto, però, potrebbe essere devastante dal punto di vista offensivo; una volta rientrato, Phoenix riacquisterà uno dei suoi migliori giocatori e questo non è da sottovalutare.

La seconda assenza è un punto di domanda più grosso ma molto intrigante, proprio per l’alone di sorpresa che la circonda. Ty Jerome è stato un leader a Vilanova, uno dei principali artefici del successo dei Cavaliers nella passata stagione. Jerome è non solo un ottimo passatore, ma un giocatore dall’elevato QI cestistico. Non un atleta fenomenale, è però un giocatore solido che potrebbe ritagliarsi un ruolo da ottimo gregario. Ty dovrebbe essere, nei piani della dirigenza, il playmaker di riserva da sostituire a Rubio, ma un infortunio lo ha finora tenuto lontano dal campo. Una vera sfortuna, considerando che l’assenza del titolare nelle ultime partite gli avrebbe fornito una grande opportunità di mettersi in mostra.

C’è poi la scommessa a lunghissimo termine Jalen Lecque, giovanissimo e dal grande potenziale ma ancora molto acerbo, attualmente aggregato ai Norther Arizona Suns dove ha, al momento, una media di 15 punti in 27 minuti di gioco.

Quindi, che squadra sono i Phoenix Suns?

Sicuramente una squadra di gran lunga superiore a quanto visto negli ultimi anni. La stabilità data da Monty Williams sembra aver funzionato come la bevanda segreta di Michael Jordan per i Looney Toons. Non sono una squadra per nulla rivoluzionaria, anzi forse l’esatto contrario: una squadra che fa bene tante cose molto normali. L’importanza di queste, però, si sta rivelando fondamentale nel ridare fiducia a una squadra e ad un intero ambiente. La normalità, in questo caso, è forse la cosa più straordinaria di tutte.

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