I Toronto Raptors non sono in crisi

Le 9 sconfitte fra gennaio e febbraio hanno perturbato gli animi dei tifosi

di Gianluca Lo Nostro

Ad inizio stagione, in molti erano sicuri di alcune cose: i Timberwolves sarebbero andati ai Playoff, i Pistons si sarebbero confermati e i Raptors avrebbero dimostrato di essere i veri anti-Cavs.
Nessuno di questi tre pronostici finora è stato rispettato. Minnesota sta facendo i conti con un roster complicato ed infortuni compromettenti, Detroit cerca di risalire la china, approfittando del calo delle più forti ad Est, e Toronto sta attraversando un periodo altalenante. Infatti dopo un inizio sensazionale, in cui si sono registrate medie record, la squadra di Casey sta iniziando a perdere terreno, ma quali sono i fattori che hanno determinato questo crollo? E di che tipo, fisici o psicologici? Entrambi. Nelle prime 20 partite della Regular Season, il dynamic duo DeRozan-Lowry ha prodotto più di chiunque altro: il primo ha quasi sempre messo a referto oltre 30 punti, con percentuali da capogiro; Lowry, invece, si è svegliato tardi, protagonista, in ogni caso, di prestazioni superlative. Poi c’è stato un attimo che io vorrei definire di “affievolimento”. Relax generale, qualche lieve sconfitta, mantenendo comunque il giusto equilibrio per restare davanti ai Celtics in classifica. Quest’equilibrio è andato via via perdendosi dal 18 gennaio in poi, ovvero dopo la disfatta contro i Sixers. Da quel momento in poi, 9 partite perse su 14. Ciononostante, questo cedimento era ampiamente preannunciato. Tenere quei ritmi d’inizio stagione non era semplice, ed all’affaticamento fisico si sono affiancate delle concause, cioè l’infortunio occorso a DeRozan, ma soprattutto quello che sta tenendo ai box Patrick Patterson, alle prese con un fastidio al ginocchio che lo costringe a rimanere in panchina da quasi due settimane.

I campioni in carica dell’Atlantic Division, con molta probabilità, si riprenderanno, e nella migliore delle ipotesi giungeranno alle finali di Conference. Per evitare l’ennesima débâcle per mano dei Cavaliers, si dovrebbe intervenire sul mercato. L’unico modo per sopperire ai disagi tattici palesemente manifestati da Casey quando manca un titolare nello spot di PF (gli esperimenti Poeltl-Nogueira non hanno dato i loro frutti), è effettuare uno scambio. L’aggiunta di una stretch forward sarebbe l’ideale per una squadra che sente l’assenza di un 4 forte dai tempi di Chris Bosh. Diverse settimane fa si parlava di un interesse per Paul Millsap, interesse che ultimamente è quasi del tutto svanito per via delle continue smentite da parte degli Hawks. L’inserimento di un giocatore del calibro di Millsap coinciderebbe con il grande passo in avanti che questo roster è in attesa di compiere. Essersi affidati a Jared Sullinger in estate, invece, sembrerebbe essere stato un grande passo indietro. L’ex Celtics finora non ha impressionato l’allenatore e sta giocando davvero poco, alternando qualche sprazzo di talento a senso d’inadeguatezza sul parquet.
L’enorme gap fra backcourt e frontcourt è rappresentato da una statistica: la media punti di tutti gli esterni dei Raptors è di 89,5 punti a partita, mentre per quanto riguarda i lunghi sono 35 i punti realizzati, la cui metà è rappresentata dal solo Jonas Valanciunas. Il centro lituano è un’arma offensiva devastante: segna quasi 2 punti per ogni tiro, ciò significa che attualmente sta tirando col 62% dal campo. Se soltanto fosse servito con maggior intensità, i Raptors sarebbero offensivamente ancor più inarrestabili. Lo Usage Percentage di Valanciunas è 19,5%, quarto dietro a Ross (19,7%), Lowry (24,9%) e DeRozan (34,3%).

vorped.com
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Come si può evincere dall’immagine, Valanciunas è un attaccante formidabile.

Questo, però, non basta. Come detto sopra, è fondamentale adoperarsi per i playoff. Questa è una squadra molto simile agli Spurs, perfetta in Regular Season, ma non abbastanza nella post-season. Mancano alcuni elementi in grado di regalare la vittoria nei momenti che contano. C’è un’insufficienza di leadership, specialmente quando terminano le ordinarie 82 partite. Il concetto di squadra è consolidato e si può benissimo notare dall’affiatamento tra i giocatori, ma non è presente quella figura chiave, esperta e fondamentale per una compagine del genere, che permette di ottenere la giusta consapevolezza di cui c’è bisogno in determinati scenari, per esempio durante una combattuta serie come quella dell’anno passato che ha visto prevalere Cleveland .
Masai Ujiri è obbligato ad ovviare a queste carenze, che sono i punti più deboli del roster dal suo arrivo (2013 n.d.r.), ma ancora c’è tempo.

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