Immanuel Quickley – Tra fede e floater, alla conquista di New York

Dagli inizi nel Maryland al rapporto odio-amore col padre, fino all’NBA. La scalata di Immanuel Quickley verso la lega più famosa al mondo non è stata semplice. Andiamo a scoprire qualcosa in più sul rookie che a suon di floater sta facendo innamorare New York.

di Francesco Iorio

Havre de Grace, una piccola cittadina situata nell’umido Maryland che conta poco più di 12mila abitanti. Si tratta di un paese, come un po’ tutta la contea (Harford), che poco ha in comune con le vicine città di Washington e Baltimora. A dominare l’atmosfera non è il classico frastuono tipico delle metropoli Statunitensi, bensì un clima di tranquillità e pace. Uno di quei posti in cui il tempo sembra fermarsi. E’ qui che inizia la storia di Immanuel Quickley.

Classe 99’ di 1 e 91, gracilino, uno di quelli che aldilà dell’altezza non considereresti mai come un giocatore NBA. Eppure Quick fa questo di mestiere e, inoltre, gli riesce discretamente bene. D’altronde, nel Maryland oltre allo sport le cose da fare si contano sulle dita di una mano. Ad accompagnarlo, una predisposizione naturale verso il gioco, anche se non tutto è chiaro dall’inizio. Papà Marcellous, credente di religione cattolica, non vuole che il figlio si faccia prendere troppo da questa strada. La considera dura, spietata, piena di concorrenza, ottima per l’aggregazione ma non considerabile come unica possibilità di vita.

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Intanto però, il nome di Immanuel Quickley comincia a comparire sugli scout dei programmi universitari più importanti d’America. Alla John Carroll School (impostagli dal padre, si tratta di una scuola cattolica), è la stellina locale. Le sue prestazioni fanno il giro della contea, ciò che impressiona è la spaventosa facilità che mostra nell’effettuare alcuni movimenti, floater su tutti, ma non solo. Tutti riconoscono il talento del ragazzo, ma il padre continua a non volerne sapere. Marcellous non ha mai visto una partita del figlio. Alla base c’è la preoccupazione che il basket possa in qualche modo intralciare il suo rapporto con Cristo.

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Sono in tanti ad essere innamorati del gioco solido e fatto di letture rapide di Immanuel Quickley. Ad attirare il suo interesse è John Calipari, che riuscirà a portarlo in maglia Wildcats. Con lui, l’obiettivo di Kentucky è quello di continuare la tradizione delle ottime guardie passate tra le mani del coach negli ultimi anni. Da John Wall a De’Aaron Fox, da Jamal Murray a Devin Booker. Tutti giocatori che hanno iniziato subito a farsi conoscere nella lega più famosa del mondo. Calipari lavora con lui seguendo la sua efficace linea: lavorare assiduamente sui difetti piuttosto che sui pregi.

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L’abilità di leggere il gioco, il ball handling, quel floater che sembra immarcabile, sono tutte caratteristiche per le quali Quickley è già predisposto. Le attenzioni si spostano quindi sul tiro, aspetto in cui il ragazzo non è così efficiente. I risultati si vedono, basta guardare le statistiche. Nel primo anno, Immanuel Quickley tira col 37% da 3 su 4 tentativi a partita. Nel secondo, interrotto causa Covid, oltre ai tiri tentati, da 4 a 11, aumenta anche la percentuale, che arriva al 41%.

La consacrazione arriva in una partita casalinga con i rivali di Louisville. Metterà a segno il suo career high, 18 punti (poi superato nella vittoria su Texas segnandone 30), mandando a bersaglio canestri pesantissimi nelle fasi delicate. La gara va all’overtime. Nel finale segnerà una tripla in uscita dai blocchi che ridà il vantaggio ai suoi, mandando in visibilio la Rupp Arena. Sul +2 a poco meno di 20’’ dalla fine fa 2 su 2 a cronometro fermo, chiudendo i giochi.

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La partita è così importante per un motivo che va oltre il career high, che va oltre l’aver battuto Louisville o altre cose. Nella natia Havre de Grace, tutti stavano guardando il match. Compreso papà Marcellous. Ad Immanuel arriva un video del padre che lo guarda mentre sta per tirare i liberi decisivi. Esulta come un bambino. Dice a tutti, con fare fiero “è mio figlio, è il mio ragazzo”.

Da questo momento la carriera di Immanuel Quickley cambia. Quando il padre vede quante persone il figlio rende felici col basket, si rese conto che anche giocando avrebbe potuto mantenere accesa la sua fede Cristiana. La sua devozione infatti, Quickley non l’ha mai tenuta nascosta. Il nome del profilo twitter ad esempio, è IQ_GodSon. Le sue prime parole da giocatore NBA, sono state un ringraziamento a Dio per avergli concesso tutto ciò.

NBA

Una storia che può sembrare a lieto fine, è in realtà ancora tutta da scrivere. Entra nell’NBA il 18 novembre, scelto dai Thunder con la numero 25, in linea con le prospettive. E’ stato poi ceduto due giorni dopo ai Knicks, coi quali firmerà una settimana dopo e inizierà la sua carriera tra i professionisti. Si fa male alla prima partita, tornerà poco dopo segnando 9 punti con Indiana.

Nell’Oklahoma i rimpianti sono sicuramente tanti, soprattutto dopo aver visto che tipo di giocatore si sono fatti scappare. Immanuel Quickley si dimostra un playmaker dalle doti sopraffine, in grado di costruire per gli altri ma anche per se. 17 contro i Celtics, 31 (career high) con Portland, due prestazioni consecutive da 25 punti contro Cavs e Clippers. Sono solo alcune delle partite straordinarie tirate fuori dal rookie in questa prima parte di stagione. I suoi floater e la sua capacità nel leggere ciò che succede in campo ha fatto innamorare di nuovo New York dei Knicks. Anche se sull’altra sponda ci sono James Harden, KD e Kyrie Irving. 

Dal profilo instagram del giocatore

La sensazione è che con lui, Barrett, Robinson, il recente ritorno di Rose, finalmente la franchigia della grande mela ha qualcosa di concreto tra le mani dopo anni di delusioni e sconfitte. Dai campi del Maryland a idolo del Madison Square Garden. Mica male come passaggio, no?

Anche se non sembra, siamo solo all’inizio. Solo al primo anno di una carriera che promette grandi cose. Point guard allo stato puro, come non si vedeva da tanto, troppo tempo. Rookie in grado di gestire un attacco NBA alla perfezione, senza soffrire contro fisici ben più forti del suo, che è ancora tutto da costruire. Capacità di read and react straordinaria, un tiro dall’arco già ad oggi affidabile (37% in stagione fino ad ora). Senza dimenticare gli insegnamenti cattolici del padre, in campo si porta dentro tutta la calma e la tranquillità di Havre de Grace. Nell’attesa di scoprire il seguito, Immanuel continua a scrivere la sua storia, tra un floater e una tripla, alla conquista della grande mela.

 

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