Knicks, Lakers, Phil: due cuori, una capanna

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Se New York Knicks e Los Angeles Lakers salteranno la postseason – e nulla della prestazione dei Knicks dell’altra notte nella sconfitta allo Staples Center 127-96 con gli incerottati gialloviola ha lasciato pensare il contrario, soprattutto i 51 punti subiti nel terzo quarto – almeno potranno consolarsi gli uni con gli altri.

Ora che anche i rispettivi presidenti sono fidanzati (a proposito, la loro posizione sentimentale potrebbe collidere con le regole NBA sul conflitto di interessi?), mai le due franchigie sono state più vicine. E’ forse dai primi anni Settanta quando Knicks e Lakers si scontrarono in due Finals NBA (71/72 e 72/73) che i destini delle due franchigie sono rimasti in qualche modo agganciati finendo per incontrarsi nel 1999 in singolo, brevissimo, momento che cambiò indelebilmente la storia recente di entrambe le compagini.

A memoria d’uomo, nella storia dell’NBA non c’è forse tiro più pesante e importante di quello di Allan Houston contro Miami in gara 5 del primo turno dei playoff 1999. Un errore avrebbe sancito l’eliminazione dei Knicks, il probabile esonero di Jeff Van Gundy e, con i Lakers ancora impegnati nei playoff, avrebbe spinto il front office della franchigia della Grande Mela a contattare subito l’ex stella della squadra e già sei volte campione da allenatore, Phil Jackson. Ma la palla rimbalzò sul primo ferro, toccò il tabellone ed entrò consentendo ai Knicks di eliminare gli Heat e continuare la loro corsa verso le Finals NBA. L’allora presidente dei Knicks, Dave Checketts, disse poi di ritenere che Jackson stesse usando i Knicks come leva per forzare i Lakers…ma come sarebbero andate le cose se i Knicks si fossero mossi prima dei Lakers?

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Se Jackson non fosse arrivato ai Lakers nel 1999, i gialloviola non avrebbero vinto il titolo nel 2000 e probabilmente la “strana coppia” Shaquille O’Neal – Kobe Bryant sarebbe implosa prima ancora di riuscire a vincere un titolo e Coach Zen non avrebbe battuto il record di titoli vinti da allenatore di Red Auerbach (9). Ad avvantaggiarsi di questa situazione sarebbero stati quasi certamente i Kings e/o gli Spurs, compagini iper-competitive in quel periodo…e ora potremmo tranquillamente parlare di un Tim Duncan cinque volte campione o dei Kings campioni NBA.

La vita è fatta di episodi e di scelte: quel canestro realizzato con 0.8 secondi da giocare, la convinzione di Checketts, la scelta dei Lakers tutto han contribuito a creare il mito di”Coach Zen”, Shaq e Bryant togliendo visibilità ad altri. Ecco, questa è l’influenza che i Knicks e i Lakers possono avere sulla lega, anche se sono geograficamente agli antipodi degli States.

Alla fine, con 15 anni di ritardo, Phil Jackson è sbarcato a New York ma comunque l’altra notte allo Staples Center la sua ombra è stata così ingombrante da incombere contemporaneamente sui due coach: Mike D’Antoni e Mike Woodson. Il primo ancora oggi paga, nei confronti di media e tifosi, la scelta dei Lakers di preferirlo a “Coach Zen” due anni or sono mentre Woodson è abbastanza intelligente da sapere che un nuovo presidente solitamente significa un nuovo coach, specialmente se la squadra non raggiunge la postseason.

“Ad Atlanta ero solo una parte del cambiamento” ha detto Woodson parlando della sua precedente esperienza da head-coach “Succede nel nostro sport. Fino a che non potrò confrontarmi con Phil [Jackson], non saprò le sue intenzioni. Tutto quello che posso fare è continuare ad allenare la squadra e cercare di fare il massimo possibile.”

“Non pensiamo a queste cose” ha tagliato netto un D’Antoni visibilmente a irritato dall’argomento “Non ci fanno alcun effetto. E’ qualcosa che piace fare a voi. Vi siete accorti che nei playoff sono 2-0 contro Phil? Nessun altro allenatore ha vinto più di una serie contro di lui. Tutti voi che cantate ‘Vogliamo Phil’ potete prendervelo.”

Stanotte non c’era davvero nulla che la presenza di Jackson potesse fare per aiutare la squadra tanto che i Knicks non sono neanche riusciti a tenerlo seduto al suo posto fino alla sirena.

Ma finché Jackson sarà a New York e il cuore di Jeanie Buss e dei tifosi dei Lakers saranno con lui, fino a quando i Knicks e i Lakers saranno le due piazze più importanti della lega, fino a quando si impegneranno a non competere per i free agent (alcuni in casa Lakers si chiedono se Coach Zen troverà un modo per far atterrare Gasol a New York) questa “trama” tra le due coste degli States sarà sempre più importante e interessante della loro posizione in classifica.

 

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