La stagione finita di Bryant e i “nuovi” Lakers

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Sono un pò stanco“. Queste furono le parole di Kobe, dopo un tour di force che lo aveva visto riposare per soli 79 secondi complessivamente nelle due gare contro Sacramento prima e Dallas poi.

Quelle gare però erano state solo l’inizio. Da qui in poi Bryant ha ricalcato il parquet per altre 5 gare, tutte sopra i 41 minuti d’impiego, che salgono a quasi 44 se si esclude la partita in casa contro gli Hornets che ha permesso al 24 di rifiatare un pò. http://sport.sky.it/

Quando vedi che il giocatore migliore della squadra a fine Regular Season si ritrova a giocare così tanti minuti, quando fra qualche mese conterà 35 candeline sulla torta, capisci che Mike D’Antoni non poteva proprio fare altrimenti. Non poteva lasciarlo in panchina a rifiatare se la sera prima ti aveva trascinato la squadra infilando 47 punti in 48 minuti facendoti fare un passo in più verso i playoff. 

E’ più che ovvio che a tre gare dal termine della stagione, se ti stai giocando l’ottava piazza per la post season ,rischi il tutto per tutto e spremi la tua stella, anche perchè è la tua stessa stella la prima a non voler mollare neanche uno scampolo di gara, figuriamoci se si è sotto di due a 3 minuti dal termine. Mr.81 già era da 45 minuti in campo, stava dunque andando a finire un’ennesima gara con tutti e 48 i minuti a referto (considerando la partita tirata) quando solo due giorni prima ne aveva giocati altrettanti. Succede così che anche una semplice penetrazione contro Harrison Barnes possa causarti un fastidio al tallone che ti distrugge un’annata intera. 

Poche ore fa è arrivata la conferma della rottura del tendine d’achille, stop dai 6 mesi minimi fino anche a 9 mesi, riabilitazione compresa. Insomma per farla breve, giocare 80 partite, trascinare questa stagione inaspettatamente disastrata ad un passo dai playoff e poi non poter giocare le partite più belle e più importanti. Un contadino che lavora per un anno la sua terra per poi non poter toccarne i frutti raccolti.  

Ma Los Angeles quella partita la doveva terminare, perchè Kobe non stava giocando 48 minuti a gara per nulla, i playoff sono ancora in ballo ed il ballo non era certo finito perchè la star se n’era andata. L.A. è riuscita a vincerla quella partita dietro alla tripla doppia di Gasol e ai 28 punti di Howard, oltre ai 34 di KB. 

E’ da qui che si deve riaprire l’anno, rimboccarsi le maniche e risistemare schemi, alchimie e gerarchie.

Ovvio che ora tutto deve necessariamente passare dalle mani di Howard, che ora non ha più la scusante di essere poco sereno perchè in campo Kobe gli faceva sentire la sua presenza. Dovrà essere lui il leader del team, tornare ad essere come ai tempi di Orlando quando la sua sola stazza sotto le plance mise in crisi i Cavs di LeBron James. Il gioco dovrà cambiare, dovrà essere a trazione posteriore, incentrarsi per la maggiore sul frontcourt, anche perchè se Gasol gioca come sa fare e Nash decide di svegliarsi a primavera con l’odore dei playoff e dunque tornare a macinare pick n’roll come solo lui sa fare, L.A. può ancora fare qualcosa perchè gli interpreti ci sono.

Molto meno che con Kobe questo è ovvio. 

Post season a parte, c’è bisogno anche di guardare al futuro perchè ci sarà anche tutta un’altra season, quella dell’anno prossimo, da giocare senza il 24 giallo-viola e quindi bisognerà pianificare bene il da farsi. 

Provocazione o meno, chissà se Cuban non ci abbia preso quando dichiarò che Bryant a fine stagione sarebbe stato amnistiato. Per come stanno le cose sembra una via più che probabile ora, per poter permettere al tetto salariale dei californiani di alleggerirsi un pò e con qualche altra mossa in aggiunta, poter riuscire anche a muoversi sul mercato. Ma i Lakers per quello che devono a Kobe faranno mai uno “sgarro” così grande a lui e ai tifosi? Alla domanda diretta Kupchack ha risposto così: ” Non ne abbiamo parlato, al momento è la cosa più distante dalle nostre idee”.

FONTE: ARIA DI NBA

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