Le pagelle delle NBA Finals

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MILWAUKEE BUCKS

Giannis Antetokounmpo: 9
35.2 punti, 13.2 rimbalzi, 5 assist, 1.8 stoppate: una serie finale da sogno per il greco, che dopo la brutta caduta contro gli Hawks sembrava addirittura in dubbio per queste Finals. Record di punti segnati in un quarto pareggiato con i 20 nel terzo periodo di gara 2 (superati i 19 di LeBron e Kobe), e un dominio che non si vedeva dai tempi di Shaq.
E a proposito di O’Neal, con il 17/19 di gara 6 è riuscito anche a mettere a posto le percentuali ai liberi (65.9%).

Khris Middleton: 8
Con la sola eccezione di gara 2 (11 punti con 5/16 dal campo), è stato una presenza costante nell’attacco dei Bucks, fino all’apice del 40ello nella gara 5 che ha di fatto deciso la serie; anche in gara 6, in cui è stato limitato dai falli, è riuscito a mettere il suo sigillo con l’arresto e tiro dai 5 metri che ha dato il colpo di grazia nell’ultimo minuto.

Jrue Holiday: 7.5
L’uomo in più dei Bucks, quello che mancava per raggiungere l’anello. Anche nelle serate storte al tiro (ha chiuso la serie con il 36.1% dal campo e il 31.4% da tre) ha sempre dato un apporto decisivo alla causa con rimbalzi, assist, ma soprattutto una difesa encomiabile sui diretti avversari (Paul e Booker lo stanno ancora vedendo uscire da dietro le porte di casa).

Brook Lopez: 6/7
Nonostante una percentuale da oltre l’arco non da lui (23.8%), il gemello buono ha saputo tenere il campo e limitare Ayton, dando solidità alla difesa di Milwaukee e facendosi trovare pronto sugli scarichi provenienti dai raddoppi dei Suns.

P.J. Tucker: 6.5
Era lì per difendere, e quello ha fatto. Ex compagno di squadra di Booker, lo ha braccato a volte esagerando, ma forse contribuendo a far andare la stellina dei Suns un po’ fuori dalle righe.
La sua è la rivincita dei reietti, da Montegranaro al titolo NBA partendo in quintetto nelle Finals.

Bobby Portis: 7
Giocatore emozionale, lo testimoniano gli alti e bassi tra una partita e l’altra, ma alla fine le sue triple (e alcune sue giocate difensive) si sono rivelate decisive nei momenti caldi delle gare vinte dai suoi.
Classico giocatore amato dai propri tifosi e odiato dagli avversari, ancora allo Fiserv Forum riecheggia il coro: “Bobby, Bobby, Bobby!”

Jeff Teague: 5/6
Il suo compito era di dare una decina di minuti di fiato a Holiday, lo ha fatto senza dare troppo nell’occhio.

Pat Connaughton: 6/7
In gara 6 è stato un mezzo fantasma, ma nelle 5 precedenti viaggiava a 11 punti col 50% da tre punti, tanta roba uscendo dalla panchina se si aggiunge anche una buona difesa e tanti rimbalzi in attacco.
Non ha fatto rimpiangere l’assenza di Di Vincenzo, si è dimostrato un ottimo gregario anche a questi livelli.

Bryn Forbes: 5
12 minuti in gara 1, 6 in gara 2, 4 in gara 3; da lì in poi solo panca per Forbes, che evidentemente non ha convinto coach Budenholzer.

Thanasis Antetokounmpo: 6
La sua presenza in squadra è chiaramente motivazionale per il fratellino Giannis, quello doveva fare ed evidentemente lo ha fatto bene.

Elijah Bryant/Jordan Nwora/Sam Merrill: SV

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PHOENIX SUNS

Chris Paul: 6/7
Gl’infortunii all’indice della mano destra e al polso sinistro lo hanno chiaramente condizionato, altrimenti non si spiegano le 3.5 perse di media e le saltuarie imbarazzanti difficoltà in palleggio.
Alla fine chiude con quasi 22 punti col 55% dal campo e oltre 8 assist a sera, ma da lui ci si aspettava una leadership e soprattutto un sangue freddo che ha saputo dimostrare quasi solo nelle prime due gare casalinghe. Speriamo per lui che non abbia perso l’occasione della vita.

Devin Booker: 7
Sprazzi di talento limpidissimo, alternati a leggerezze imperdonabili per una finale NBA. Booker ha dimostrato di sapersi creare un tiro e saperlo segnare praticamente sempre, ma al contempo i Bucks hanno saputo esaltare le sue ancora acerbe capacità di scelte e di passaggio.
Probabilmente era ancora troppo giovane per guidare una squadra NBA fino al titolo, ma il talento è tutto lì d’ammirare e i due 40elli consecutivi in gara 4 e 5 rimangono nella storia delle Finals.

DeAndre Ayton: 5.5
Purtroppo per i Suns, il buongiorno non si è visto dal mattino e l’incredibile prestazione di Ayton in gara 1 (22 punti con 8/10 dal campo e 19 rimbalzi) è rimasta pressoché irripetuta. Tirando le somme non si direbbe troppo male (14.7 punti col 53% dal campo e quasi il 91% ai liberi, 12 rimbalzi, 1.5 stoppate di media), ma il 22enne bahamense deve ancora lavorare tantissimo sull’intensità, oltre che sul suo gioco in post basso.
Giannis lo ha fatto ballare in difesa, ma dopotutto chi lo tiene il greco?

Jae Crowder: 6/7
Nella prima gara ha sparato a salve (0/8 dal campo) ma Phoenix ha saputo fare anche a meno di lui per vincere, mentre tra gara 2 e gara 5 ha sparato un 14/25 da tre davvero notevole. La sua difesa è come sempre da libri di scuola, quando coach Williams lo ha buttato a mordere i polpacci di Antetokounmpo lui ha provato a fare i bambini coi baffi, invano.
Zitto zitto, ha pure raccolto 8.5 rimbalzi a partita.

Mikal Bridges: 6+
Il 24enne originario di Philadelphia non è riuscito a trovare continuità nelle prestazioni, passando dai 27 punti con 8/15 dal campo di gara 2, ai 4 con 4 tiri di gara 3.
Buone intensità ed energia.

Torrey Craig: 5
Il suo impatto è stato impalpabile, si potrà consolare con l’anello che gli verrà comunque consegnato in virtù del suo inizio di stagione giocato con la maglia dei Bucks.

Cameron Payne: 6.5
Le istruzioni per lui dalla panca erano chiare: alzare il ritmo, e lui ha eseguito alla lettera. Il cambio di CP3 accelerava anche dopo ogni canestro subìto, dimostrando fiducia nei suoi mezzi e la giusta faccia tosta sia in penetrazione che al tiro da fuori. Il talento è quello che è (basti vedere la sua meccanica di tiro), ma la sua trasformazione è un piccolo miracolo di coach Williams.

Cameron Johnson: 6+
Catapultato in finale al suo secondo anno nella lega, Cam Johnson ha saputo andare anche in doppia cifra in tre occasioni e tirare col 43.5% da tre punti.
Per un gregario in uscita dalla panchina, ha svolto egregiamente quanto richiestogli.

Frank Kaminsky: 6+
Frank The Tank si preparava al suo ruolo di sventolatore di asciugamani per queste Finals, ma l’infortunio occorso a Saric lo ha costretto agli straordinarii.
Lui ha risposto presente in gara 3 e gara 6, le uniche in cui ha avuto un minutaggio che gli permettesse di sfruttare la sua capacità di rollare verso canestro e di farsi trovare pronto sugli scarichi sotto alle plance.

Dario Saric: SV
Appena 2 minuti abbondanti in campo in gara 1 e gli è saltato il ginocchio, una sfortuna mai vista.

Abdel Nader/Ty-Shon Alexander: SV