LeBron James, da sempre sulla cresta dell’onda

Il Re LeBron James oggi compie gli anni e noi gli dedichiamo questo pezzo che ripercorre il suo lungo viaggio sempre sulla cresta dell’onda.

di Francesco Iorio

Nel momento in cui si parla di un “argomento” così grande, complesso e quindi variegato, tra i tanti rischi a cui si va incontro quello di scadere nell’ovvio è sicuramente ciò a cui si è più facilmente esposti. Tra il banale e il grottesco c’è però una linea sottilissima, finire da una parte piuttosto che dall’altra è questione di poche, anzi, pochissime parole. Bisogna provare a dosare quest’ultime mantenendo tra loro una sorta di equilibrio, anche se è tremendamente difficile, specie se “l’argomento” in questione è LeBron James, in cui, di ordinario e consueto, non c’è perfettamente nulla.

Anche perché, se sei costretto a diventare uomo nel corpo di un ragazzino, sai per certo che la normalità non può far parte della tua vita. Un po’ come viene lontanamente mostrato da Tom Hanks nel film Big, in cui si sviluppa tutta l’astrusità del mondo dei grandi e di quanto essa possa sembrare pedestre vista dagli occhi di un bambino. La vita di LeBron però non è un film. Lo sa bene mamma Gloria che, tra un quartiere e l’altro di Akron, pregava affinché il destino del figlio fosse diverso da quelli che crescevano nella sua stessa condizione.

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Che il basket gli abbia salvato la vita è una storia sentita e risentita per tantissimi super uomini che oggi calcano i più importanti parquet d’America. Meno normale, invece, che la squadra del liceo chieda l’utilizzo di un palazzetto usato per il College Basket, perché la propria palestra non riesce ad ospitare le oltre 15mila persone che vengono ad ogni partita per veder giocare un ragazzo di 15 anni. Ancor meno normale che la ESPN organizzi una diretta nazionale per una partita tra High School solo perché in una delle due, non importa quale, ci gioca un neo diciottenne LeBron James. Appare diverso dagli altri, sicuramente. Spaesato dalle telecamere puntate addosso, per niente. Sfacciato, come pochi. La stessa sfacciataggine se la porterà dietro per tutta la vita, tatuandosi sulle spalle l’emblematico soprannome The Chosen One, attribuitogli da Sports Illustrated quando di anni ne aveva 17.

Diversamente però non poteva fare. Perché senza questa sfrontatezza non reggi le mille pressioni a cui vieni giornalmente sottoposto una volta che raggiungi il livello massimo. L’ingestibile popolarità della quale si è schiavi lo porta a dover accettare versioni sul suo conto delle quali, forse, neanche LeBron stesso ne è a conoscenza. E quante ne abbiamo sentite… LeBron allenatore, LeBron il più forte, LeBron sopravvalutato, LeBron traditore, LeBron forte solo per il suo fisico, LeBron che senza Wade e Irving… E ancora LeBron democratico, LeBron presidente, LeBron funzionario, LeBron commissioner, LeBron GM, LeBron che parla quando non deve.

LeBron James
Sports Illustrated

E’ uno dei rari casi in cui l’uomo e il giocatore non possono separarsi, ma devono necessariamente andare di pari passo, con l’uno che non può mai escludere l’altro per il semplice fatto che se non fosse così, non si parlerebbe di una persona che va oltre lo sport che pratica, di una persona conosciuta anche da chi del basket non sa neanche le regole.

 

Ma cos’è successo alla NBA quando è entrato nella lega?

LeBron per l’NBA è stato come un terremoto, una vera e propria scossa che ti fa sin da subito capire che da oggi le cose non saranno più come prima. Sciolti i primi dubbi dell’impatto sul campo, si capisce subito che il trattamento mediatico da riservargli non può essere uguale agli altri. Basti pensare che per la sua prima decisione importante verrà organizzata una trasmissione apposita, capace di tenere tutta l’America sospesa nell’attesa di scoprire quella che sarà la prossima destinazione di LeBron James. Che sia Cleveland, Miami o Los Angeles, la sua impronta in un modo o nell’altro la lascerà sempre e comunque.

Un’etica del lavoro mirata al raggiungimento della perfezione, seguita con una dedizione quasi ossessiva. A cominciare dal proprio corpo, che tutt’oggi a 36 anni appare perfetto senza segni lasciati dal tempo. Su di esso LeBron ha dovuto lavorare in controtendenza rispetto agli altri una volta entrato nella lega, puntando a “togliere” massa muscolare, perché giocare con un corpo simile non è facile come si crede.

Si è sempre autodefinito come studente di pallacanestro prima che giocatore. La maturazione non a caso, è dovuta ad uno sviluppo della capacità di leggere il gioco prima degli altri, abilità per la quale devi essere sì predisposto, ma che ad inizio carriera non era così familiare.

LeBron James
ESPN.com

Sarebbe forse riduttivo parlare di tutti i record fatti per essere infranti, come direbbe qualcuno, oppure di quanto magnifiche siano state le parate in suo onore dopo le vittorie. Oppure di quanto disappunto e rinnegamento ci fosse dopo le sconfitte. LeBron ha sempre saputo andare oltre tutto, considerando le delusioni come uno stimolo e le gioie come un punto di partenza, forse anche in maniera troppo esasperata.

Oggi LeBron James di anni ne compie 36. Con la stessa sfacciataggine dei tempi della High School, con lo stesso essere diverso dagli altri anche in una delle poche realtà al mondo che nel 2020 è riuscita a dare una minima parvenza di normalità. Per un giorno almeno, l’augurio è che l’uomo possa per un attimo staccarsi dal personaggio e viceversa, continuando a godere di uno dei migliori giocatori dell’età contemporanea e non solo, nell’attesa del giorno del riposo dai campi da basket. Senza polemiche, senza paragoni, solamente osservando ciò che è stato in grado e ciò che continua a dare al gioco, ricordando che “l’onnipotenza logora chi non ce l’ha”. 

AP Photo/Mark J. Terrill
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