L’era Rivers promette bene per i Clippers: da un passato disastroso a ambizioni da titolo

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Vincono e convincono. A volte addirittura stravincono. Anzi, quest’anno è accaduto molto spesso. E le cifre lo dicono chiaramente: sono la squadra con la maggior media punti fatti durante la regular season (107,1). Ma il percorso, per arrivare a questo, è stato durissimo.
Senza voler ripercorrere gli albori dell’era Sterling, sarà analizzato il processo di crescita della franchigia a partire dall’arrivo di Griffin, approdato a LA al Draft 2009. Un arrivo disgraziato, però, perché la prima scelta assoluta del Draft (e questo rende bene l’idea della situazione in cui prima versavano i Clippers) proprio prima di iniziare la sua carriera da professionista, si ruppe la rotula e l’infortunio lo tenne lontano dal parquet per tutta la stagione. Così, senza poter contare sul futuro astro nascente della Lega, a Los Angeles sponda bianco-rosso-blu si annidavano già cattivi presentimenti. E come dare loro torto? La squadra era piena zeppa di giocatori ormai triti, messi insieme quasi per caso:

LOS ANGELES CLIPPERS 2009/2010 Gooden, (Baron) Davis, Blake, Telfair, (Craig) Smith, Brown, Skinner, Jordan, Gordon, (Al) Thornton, Novak, Rush, Camby, (Mardy) Collins, (Ricky) Davis, Outlaw, Kaman, (JamesOn) Curry, (Rasual) Butler. All.: Dunleavy/Hughes

L’annata fu un inno al teatro dell’assurdo e la vittoria sembrava quasi far di nome Godot. Come head coach, c’era Mike Dunleavy, padre dell’ala dei Bulls. Con lui il record fu di 21-28, prima che Hughes non venisse promosso da vice a capo-allenatore dopo l’abbandono volontario di Dunleavy. Ma le cose andarono molto peggio, il totale fu un drammatico 28-53. Ma tutto sommato, i Clippers pur quando non ci mettevano del loro, ci pensava la sfortuna: delle prime sei scelte del Draft 2003, loro hanno voluto contare sull’unico che è andato peggio: Chris Kaman. Per rendere l’idea, al Draft 2003 i cinque nomi che precedevano il centro tedesco erano LeBron, Melo, Wade, Bosh e Milicic (campione con i Pistons del 2004, attualmente free agent).
Andavano buttate le basi per l’anno successivo, che andava impostato come quello della rinascita. La squadra viene quasi rivoltata come un calzino:

LOS ANGELES CLIPPERS 2010/2011 Smith, Aminu, Foye, Davis, Moon, Jordan, Gordon, Bledsoe, Warren, Gomes, (Mo) Williams, (Jarron) Collins), Griffin, Cook, Kaman, Butler, Diogu. All.: Del Negro

La fortuna non era solita dimorare da quelle parti di LA: tanti giocatori giusti, ma nel momento sbagliato. Il più importante, Mo Williams, arrivò per giunta solo dopo l’All-Star Game, troppo tardi per provare a risollevare delle sorti ormai compromesse, rimpiazzando il Barone in parabola ormai discendente. Griffin lasciava già intravedere tanto, ma ancora troppo acerbo per caricarsi una squadra sulle spalle. Finché tanta pazienza non cominciò a mostrare i primi frutti.

LOS ANGELES CLIPPERS 2011/2012 Billups, Martin, Paul, Foye, (Caron) Butler, Jordan, Young, Bledsoe, Gomes, Fortson, Jones, Simmons, Leslie, Williams, Evans, Griffin, Thompkins, Cook. All.: Del Negro

Basta leggere la rosa di questa squadra per respirare l’aria di cambiamento. Con una trade ottima, Gordon, Aminu e il nostro Kaman vengono spediti nella città del jazz e dei gigli e in quella degli angeli arriva Chris Paul. Arriva anche Caron Butler e un ancora ignoto Nick Young, a completare un roster che può fare qualcosa di buono. La stagione del lockout porta bene ai Clippers, che finalmente centrano i Playoffs (cosa che non accadeva dal 2006) col record di 40-26 e arrivano addirittura in semifinale, dove dei granitici Spurs, però, li annullano con un poderoso sweep. Ammissibile, ma l’anno prossimo rischia di essere l’anno del “win or go home” per l’allenatore americano dalle origini salernitane e vecchia gloria della Benetton Treviso.

LOS ANGELES CLIPPERS 2012/2013 Billups, Wayns, Paul, Butler, Jordan, Odom, Crawford, Bledsoe, Hollins, Turiaf, Barnes, Griffin, Hill, Green, Summers. All.: Del Negro

Niente da fare: Del Negro non ha saputo dare l’impronta a una squadra che basava troppo il suo gioco sul mero atletismo dei lunghi Jordan e Griffin, e magari anche sull’eccentricità di Chris Paul, la point-guard più completa della Lega insieme a Rajon Rondo. A completare il quadretto, due carismatici tiratori come Caron Butler e Jamal Crawford, una bella promessa come Bledsoe e un veterano come Billups, con il resto a fare principalmente da contorno. Insomma, farsi battezzare come Lob City può essere un onore, una soddisfazione e anche il leitmotiv tattico della squadra, ma era diventato praticamente l’unico. Ad ogni modo, si era trovato un equilibrio in campo, seppur un po’ precario. Il quarto posto ad Ovest, infatti, era dopotutto un ottimo risultato. Ma c’era ancora tanto da lavorare e Sterling si era stufato di essere guardato principalmente dall’alto, di essere bollato come la metà perdente di LA. Inoltre CP3 a luglio sarebbe diventato free agent e ci voleva un valido motivo per convincerlo a rifirmare al massimo salariale. Insomma, visto che a Boston tirava aria di cambiamento (via Pierce, Garnett e Terry), la dirigenza dei Clips si è mossa in modo rapace e utilizzando una trade che raramente si vede, è riuscita a portare Doc Rivers in California.
La mossa è risultata azzeccata: Paul ha firmato il rinnovo e i Clippers hanno fatto il record di franchigia con 57 vittorie. Appena arrivato, Doc ha subito messo in chiaro che le cose che mancavano alla squadra erano tre: tiratori da quintetto, panchina profonda e alternative offensive nel repertorio dei lunghi. Il primo punto è stato soddisfatto con l’approdo a LA di uno che si è fatto un nome nel basket universitario proprio per il suo tiro dall’arco, JJ Redick. Il problema panchina, con Crawford sesto uomo, è stato definitivamente risolto con le trade invernali che hanno portato ai Clippers Turkoglu, Granger e “Big Baby” Glen Davis, pupillo di Rivers e discreta alternativa agli interni in quintetto. Il grande lavoro svolto individualmente con Griffin e Jordan li ha migliorati a livello esponenziale. Blake adesso dispone di un tiro dalla media distanza più che affidabile, oltre ad aver perfezionato i movimenti in post che Jordan sta iniziando a padroneggiare sempre di più; il problema per DeAndre rimane sempre legato ai liberi, le cui percentuali oscillano sempre al di sotto del 45%: non il massimo per uno dei migliori rimbalzisti che in lunetta ci finisce spesso e volentieri. In definitiva, al momento Rivers, oltre ad aver fatto meglio del predecessore, ha anche dato un’identità e una consapevolezza alla squadra che fino all’anno scorso risultavano non pervenute. Il roster attuale si presenta così:

LOS ANGELES CLIPPERS 2013/2014 Davis, Collison, Paul, Redick, Jordan, Turkoglu, Dudley, Crawford, Hollins, Barnes, Bullock, Griffin, Granger, Green. All.: Rivers

Barnes e Crawford si sono spesso alternati nel ruolo di ala piccola nel quintetto,con Jamal che però si è distinto di più sempre in uscita dalla panchina; cosa che gli è valsa il riconoscimento di Sixth Man of the Year.

La domanda sorge spontanea, adesso. Che questo, dunque sia l’anno buono per i Clippers? La risposta, che solo il campo potrà confermare o smentire clamorosamente, nonostante il vantaggio di OKC per 2-1 nella serie e le vicissitudini societarie, al momento, è sì.

 

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