Ma quanto è bello il basket #1: Un milione di questi Curry

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thegivingathlete.com

Stephen Curry (@stephencurry30), classe 1988, durante la giornata di ieri ha raggiunto il suo record personale di un milione di followers su Twitter. Ma non è sicuramente per merito di questa cifra che il ragazzo originario dell’Ohio è così acclamato nel mondo dei grandi big. Dopo aver segnato oltre 1700 punti durante gli anni della high school ed aver ripiegato sul Davidson Wildcats College abbandonando il suo sogno di diventare un “hokie” come papà “Dell”, fu scelto nel 2009 dai Golden State Warriors al primo draft come settima scelta assoluta. Da quel momento, non lascerà più la franchigia che tanto gli diede fiducia, nonostante la carenza delle sue doti atletiche e i dubbi sulle sue capacità di sfidare in campo aperto un talento come quello di Lebron James.

Trascorsi i primi due anni fra infortuni e stop dovuti ai continui problemi alle caviglie, così fragili che addirittura la Under Armour – nuovo brand preferito da Curry alla Nike – si è impegnata a disegnare un modello di scarpe capaci di sostenere al meglio le caviglie del suo pupillo, nel 2012 Curry decide che è ora di cominciare a fare sul serio. L’annuncio arriva il 27 febbraio 2013, quando nell’arena del Madison Square Garden Curry mette in piedi uno spettacolo raro, segnando 54 punti in 40′ e fermandosi ad una tripla (11/13) dal record NBA di ogni epoca. Da qui comincerà la scalata dei Warriors, che arriveranno al playoff dopo un’assenza di cinque anni, uscendo sconfitti solo contro i San Antonio di Popovich, con un Curry da grandi cifre.

E proprio lui, in una recente intervista rilasciata al San Francisco Chronicle, ha spiegato che l’ingrediente segreto “è il suo gioco da point guard come l’ho sempre immaginato”. Perché Curry ha ridisegnato il ruolo da playmaker, dando un taglio diverso al classico portatore di palla, atletico e fisico. Point guard atipica e ottimo tiratore da tre punti con una percentuale di 45,3% – eccezionale se si considera che di seguito troviamo Ray Allen (43,4%) – Stephen ha confermato che non solo può tranquillamente tenere testa alle star di questo campionato, ma è capace anche di fare le scarpe ai suoi “colleghi” playmaker, come ha già avuto modo di dimostrare durante il Taco Bell Skills Challenge del 2011, vincendo contro nomi come Derrick Rose e Chris Paul. Ne vedremo delle belle.

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