Miami Heat: un capolavoro da NBA Finals, sotto il segno di Jimmy Butler, Erik Spoelstra e non solo…

Un capolavoro che ha dei protagonisti ben precisi ed è il frutto di un lavoro non casuale. Un leader come Jimmy Butler, dei giovani e dei veterani uniti alla perfezione… e un super lavoro fuori dal campo.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

Questi Miami Heat sono un vero e proprio capolavoro.

Un capolavoro che ha dei protagonisti ben precisi ed è il frutto di un lavoro non casuale. Alzi la mano chi si aspettava i Miami Heat in Finale NBA, all’inizio di questa stagione, o almeno, una volta iniziata “l’avventura” nella bolla di Orlando.

Giannis Antetokounmpo e i suoi Bucks, Jayson Tatum e i Boston Celtics, anche i Toronto Raptors “orfani” di Kawhi Leonard partivano sopra nei pronostici ai Miami Heat.

Pat Riley. L’artefice numero 1, o almeno uno dei protagonisti principali di questa realtà.

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Un uomo dal carisma eccezionale, un uomo abituato a palcoscenici importanti come Los Angeles, New York e Miami, rigorosamente vestito Giorgio Armani (Riley è un caro amico del presidente dell’Olimpia Milano). Un uomo che ha fatto del carisma, dell’ego e del protagonismo il suo mantra, ma soprattutto un vincente che si è sempre sentito a suo agio in ambienti dove la pressione è altissima e sempre presente.

Riley ha lasciato New York, con tantissime polemiche, per andare in quella Miami, etichettata da tutti come una squadra perdente. Riley ha promesso mentalità vincente e titoli. Dopo i primi anni (e alcune dure sconfitte, tra cui proprio contro i “suoi” Knicks), Riley ha portato finalmente quel tanto atteso titolo a South Beach. Il 2006, è l’anno X in quel Miami, un anno in cui Dwyane Wade e Shaquille O’Neal trascineranno la squadra al titolo in una combattuta NBA Finals contro i Dallas Mavericks.

Al termine di una disastrosa stagione 2007/08, Pat Riley, presidente operativo ed Head Coach dei Miami Heat, fa un passo indietro. Stop alla panchina.

Promosso Head Coach un giovanissimo assistente, Erik Spoelstra, considerato da tutti un ragazzo dalle notevoli qualità. Spoelstra in panchina, Riley dietro la scrivania, questa è la rivoluzione Heat che a distanza di 13 anni continua ad essere presente in quel di Miami e soprattutto continua ad essere la chiave di una franchigia che non sa più cosa vuol dire perdere e ritrovarsi in fondo alla classifica.

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Spoelstra ha dimostrato abilità da grande Head Coach negli anni, nel gestire un trio dall’innegabile talento e carisma come quello di Lebron – Wade e Bosh, ma soprattutto nel saper tirare fuori il massimo da ogni singolo individuo presente in squadra.

La crescita in questa stagione dei Miami Heat è stata eccezionale. Tantissimi giocatori hanno innalzato il proprio livello di gioco, lavorando duro in entrambi i lati del campo, seguendo i piani tattici del coaching staff.

Miami difende duro, difende durissimo. L’alternanza della difesa a uomo e della difesa a zona usata da Spoelstra ha saputo mandare in tilt qualsiasi attacco affrontato in questi Playoffs.

Indiana è stata asfaltata.

I Milwaukee Bucks e Giannis Antetokounmpo sono stati disinnescati con una facilità che nessuna squadra NBA aveva mostrato in questi anni. Gli Heat hanno individuato i loro punti di forza, li hanno disinnescati e trasformati in punti deboli di una squadra prevedibile.

Ultima, ma non per importanza, la Eastern Conference Finals contro i Boston Celtics. Di fronte c’era il talento di un Jayson Tatum pronto a conquistare i grandissimi palcoscenici, sotto la guida di un altro guru del basket americano come Brad Stevens. I Celtics hanno dovuto alzare bandiera bianca di fronte ad una squadra dalla incredibile capacità di sapersi concentrare, adattare e modernizzare alla varie situazioni di gioco come il basket del nuovo millennio insegna.

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Jimmy Butler e Goran Dragic sono i leader di questa squadra, in campo e nello spogliatoio.

I Playoffs di Jimmy Butler sono stati la consacrazione definitiva di un giocatore che per tanti era un’ottimo giocatore, ma non una superstar. Leadership, difesa, aiuto e supporto dei compagni da vero maestro nei confronti dei più giovani e soprattutto tiri e giocate importanti quando contano, nell’ultimo quarto. Nessuna paura di prendersi responsabilità importanti, anzi quella sensazione di sapere di valere tantissimo e di essere la stella che mancava agli Heat per vincere. Con lui, anche Goran Dragic ha visto alzare il livello del suo gioco, mostrando quell’esperienza, quella leadership che fa da punto di riferimento per tutti i suoi compagni di squadra. Oltre 20 di media in questi Playoffs per lo sloveno, in cui lo hanno visto come una pedina indispensabile per lo scacchiere di Erik Spoelstra.

Il lavoro di Jimmy Butler e Goran Dragic non è stato esclusivamente legato al fattore di gioco, al prendersi dei tiri e dei punti essendo le due stelle della squadra, ma è stato anche un lavoro di crescita e fiducia nei propri compagni di squadra.

Bam Adebayo è la sorpresa per eccellenza di questa bolla. L’impatto del lungo ex Kentucky è stato devastante. In grado di difendere su tutte e 5 le posizioni, Adebayo ha tolto pericolosità ad alcuni Pick and Roll che erano stati letali in serie precedenti (Walker-Theis ad esempio). Il suo atletismo, la sua aggressività e la sua capacità di farsi trovare sempre pronto in attacco ha fatto di Miami una delle squadre più difficile da arginare in questi Playoffs. In Gara 6 è stato una vera e propria spina nel fianco dei Celtics.

Andre Iguodala e Jae Crowder stanno svolgendo un ruolo preziosissimo in questi Heat. L’ex MVP con i Golden State Warriors ha portato esperienza, qualità e in particolare tantissima applicazione in difesa. Se poi segna con costanza da 3 punti, anche per i Lakers le cose potrebbero complicarsi. Crawder è il 3 and D (Tiratore da 3 e difensore) che tutti vorrebbero in rosa. Nonostante le pessime percentuali al tiro nella serie con i Celtics, l’impegno e l’intelligenza tattica dell’ex Jazz si è rivelata preziosissima per Spoelstra.  La zona con in punta le ali (Iguodala, Crawder e Butler) è stata applicata come un clinic difensivo, da mostrare agli allievi.

Tyler Herro ha stupito tutti. In pochi credevano che fosse in grado di mostrare questa sfacciataggine in un contesto come quello dei Playoffs NBA. L’ex Kentucky non è solo tiro da 3 punti, ma è un giocatore vero in attacco. Arresto e tiro, attacco al ferro, oltre ad un tiro dalla lunga distanza che non lascia speranze. Miami ha già trovato the next big thing?

La bravura dei Spoelstra e soci, è stata quella di riuscire ad ottenere il massimo da chiunque fosse chiamato in causa. Si sono alternati protagonisti più o meno attesi in questi Playoffs, tutti concentrati con l’unico obbiettivo di vincere. Duncan Robinson si è travestito più volte da Reggie Miller, infiammandosi con il tiro dalla lunga distanza, che è una meraviglia per gli amanti della tecnica. Kendrick Nunn, molto molto positivo in Regular Season, ha faticato di più in questa post-season, come Kelly Olynyck, ma sempre adatti e inseriti nell’idea di basket proposta dalla squadra.

Ci saranno i Los Angeles Lakers in finale NBAUna finale il quale, nonostante tutto quello fatto vedere sin qui, vede partire gli Heat sfavoriti. LeBron James ed Anthony Davis sono due uomini in missione, in una stagione in cui le motivazioni extracestistiche sono altissime in quel di L.A.

Ma si sa, nulla è scontato, in particolare nella NBA di oggi. I Miami Heat hanno fatto 30, sorprendendo il mondo intero, che siano pronti per fare 31 ed entrare nella leggenda di questo sport?

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