Milos e il grande salto

A 30 anni, Teodosic ha finalmente deciso di portare i suoi talenti in NBA.

di Marco Morandi

Prima i Jazz e gli Spurs, quindi i Bulls, infine Timberwolves e Clippers: tutti ad aspettare una firma di Milos Teodosic, come uno stuolo di piccoli fans fuori dal palazzetto dopo una sua partita. Ma questa sigla pesava ben più di un autografo sulla pagina di un diario, scarabocchiato al volo prima di salire sul pullman di squadra. Stavolta Milos ha apposto il suo nome in calce al contratto che lo consacra agli occhi del mondo come stella di assoluto valore, quello che ufficializza il suo approdo in NBA.
Sono stati i Clippers alla fine ad aggiudicarsi il gioiellino serbo, che appena varcata la soglia dei 30 anni ha deciso di togliersi lo sfizio di confrontarsi con i pro americani; Teodosic, tra quelli ancora in attività, era ormai l’ultimo grande giocatore europeo degli ultimi 15 anni a non aver mai saggiato i parquet d’oltreoceano, ma adesso anche questo tabù è caduto.

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Non c’è dubbio che il genio di Teodosic abbia illuminato i palazzetti di tutta Europa, ma sarà in grado di fare altrettanto in America? I dubbi sono tanti, primo fra tutti la succitata età del nostro: se sottoponessimo a un americano medio la lista dei più o meno illustri cestisti europei sbarcati in America intorno alla 30ina, probabilmente saprebbe riconoscere al massimo un paio di nomi tra quelli di Sabonis, Djordjevic, Rebraca, Rigaudeau, Kutluay, Jasikevicius e Antic; il Principe del Baltico è chiaramente quello che ha spostato di più nonostante abbia vestito la maglia dei Blazers solo a 31 anni, mentre Pero Antic, nel suo recente biennio atlantino, ha bene o male dimostrato le stesse doti di buon gregario che aveva al di qua dell’Atlantico.
Tutti gli altri sopra detti non hanno quasi lasciato tracce del loro sbarco nel Nuovo Continente, compresi un Sasha Djordjevic (odierno coach di Milos in Nazionale) che veniva da due anni ad altissimi livelli in Fortitudo e uno Jasikevicius fresco MVP delle finali e bi-campione di Eurolega. Discorso a parte per Prigioni, rookie 35enne dei Knicks che ha tenuto botta e fatto il suo, addirittura fino alle 39 primavere.

Se conosciamo un pochino Teodosic, ci possiamo immaginare che abbia posto almeno due condizioni prima di concedersi alle lusinghe dei Clippers: lo stipendio e il minutaggio, entrambi con sfumature belle alte.
Di soldi ne avrebbe presi un mucchio anche rimanendo al CSKA, ma la potenza di fuoco dei magnati russi non è paragonabile a quella dei portafogli NBA; per quel che riguarda l’utilizzo medio, lo spazio gli è stato lasciato dalla partenza di CP3 e ora sta a lui riempirlo con le sue invenzioni.
Milos sprizza basket dalle sue dita frenetiche ed è considerato il miglior play europeo in circolazione, tuttavia la fase difensiva non lo vede certo tra i più grandi esponenti; in Europa se la cavava con la scaltrezza propria dei grandi intenditori di pallacanestro (e con un’ottima difesa di squadra che tappava le sue clamorose falle), ma la borsa dei trucchi si svuota in fretta quando devi affrontare per tre volte a settimana dei pariruolo che sono spesso sia più veloci che più grossi di te…

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Il salto più grande che Teodosic deve affrontare è quello dell’impatto fisico di una lega di macisti rispetto ai campionati europei, e di titani rispetto a lui. Fisicamente, il serbo è paragonabile a Ricky Rubio, ma ha 3 anni in più dello spagnolo ed è maledettamente più lento. Girano voci che in NBA non ci si alleni troppo; se così fosse, questo non farà perdere il sonno a Milos, che in palestra non ha mai avuto l’atteggiamento del primo che arriva e ultimo che se ne va.
A L.A. nel suo ruolo troverà Austin Rivers, Raymond Felton e l’altro nuovo acquisto, Patrick Beverley; il primo è un modesto rincalzo e il secondo lo era fino alla trasformazione in un tricheco, mentre l’ex Rockets potrebbe dare in difesa ciò che manca a Milos, e viceversa in attacco. La soluzione ideale per il serbo sarebbe quella di partire dalla panchina, sperando che uno tra il figlio del coach e Beverley sappia tenere botta in quintetto base, lasciando così Lou Williams al ruolo per lui più congeniale di guardia.

milos teodosicAltro scoglio sarà la tenuta fisica: Milos negli ultimi anni ha cominciato a patire infortuni più o meno gravi, e il volume di gare di una stagione NBA non aiuta certo il recupero. La sua leggerezza nel rilascio di triple da 9 metri o di assist al bacio è poetica, ma quella di stazza potrebbe essere un ostacolo che avrà bisogno di tutta la sua malizia, per essere superato. Ci sarebbe anche la possibilità che Teodosic si spacchi la schiena in palestra e metta su una decina di kg di muscoli, ma più che teoria sarebbe fantascienza. E dover giocare circa un terzo in più delle gare a cui è abituato, a 30 anni suonati, non sarà impresa facile.
Ma non vogliamo funestare l’approdo di Teodosic in NBA con premonizioni di sventura: il talento è cristallino, la faccia di tolla tipica dei serbi c’è tutta, e chi lo ha acquistato crede in lui. Toccherà proprio a lui dimostrare che il genio non ha confini.

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