Minnesota Timberwolves – tra incompiutezza e salto di qualità: Thibodeau è l’uomo giusto?

Minnesota Timberwolves – tra incompiutezza e salto di qualità: Thibodeau è l’uomo giusto?

Ad inizio stagione, molte delle attenzioni del mondo cestistico, statunitense e non, si sono spostate sulla città di Minnesota. Timberwolves franchigia da seguire, col futuro ai propri piedi. Ma con Thibodeau in panca. Sicuri sia l’uomo giusto?

di Nicolò Marchese, @@nickmarchese93

Dall’altra parte dell’oceano il termine “hype” viene utilizzato per descrivere qualcosa, avvenimento o personaggio, che catturi su di sé l’attenzione dei media e degli appassionati/esperti del settore. Migrando per un attimo dalla palla a spicchi a quella ovale, l’evento che crea maggior “hype” per antonomasia è il Superbowl. Oppure, tornando nel mondo cestistico, lo stesso fanno le finali NBA. Insomma, per “hype” si intende qualcosa che sappia catturare magneticamente, in tutto e per tutto. Ad inizio stagione, oltre al rumorosissimo trasferimento di Kevin Durant ad Oakland, oltre alle solite scorribande di LeBron James, finalmente riuscito nell’impresa di consegnare alla propria città un titolo di campione, tanto “hype” avevano creato i nuovi Minnesota Timberwolves.The next big thing“, letteralmente “la prossima cosa grande“, come a voler indicare una franchigia che, mattoncino dopo mattoncino, aveva creato una solida struttura attorno a cui edificare un futuro più che roseo, da vera e propria contendente al titolo. Per capire i motivi di questo “movimento popolare” bastava guardare il roster: Karl-Anthony Towns, Andrew Wiggins, Zach LaVine, Kris Dunn. Tutti giocatori dall’avvenire, potenzialmente, eccezionale, specie i primi due. A destare ancor più curiosità, poi, c’era la scelta dell’allenatore, quel Tom Thibodeau che, da sempre, rappresentava un “must” a livello difensivo nella lega, vincitore del premio di “miglior allenatore dell’anno” nel 2011 e mai vincitore di un anello da “head coach” solo (forse) perché sulla sua strada ha avuto la sfortuna di incontrare i dominanti big three dei Miami Heat. Insomma, un mix che a Minneapolis faceva sognare.

fox9.com

Eppure, nonostante le rosee aspettative, nonostante l’orizzonte “multicolor”, i Timberwolves versione 2016/17 sembrano ancora nella loro fase embrionale. Così come agli albori appaiono le potenzialità di una squadra destinata a fare rumore, ma su cui aleggiano alcuni dubbi. Sinceramente, 20-34 di record dopo molto più di metà stagione è qualcosa che va di molto sotto le aspettative iniziali. Non che ci si attendesse un ritmo alla Golden State, tantomeno da terza/quarta forza in una Western Conference da sempre selvaggia, ma quanto meno una lotta più o meno serrata per la zona playoff sarebbe stata maggiormente in linea con il processo di crescita di questa vera e propria “bomba di talento”. Anche perché, teoricamente, i numeri individuali di quelli che sono i primi due “violini” della squadra, Wiggins e Towns, sono più che soddisfacenti. Dati da “all-star in nuce“. Eppure, non tutto sembra quadrare. Ed ecco che tocca affrontare il delicato argomento Thibodeau.

foxsports.com

Siamo davvero sicuri che “Thibs” sia il profilo giusto per una franchigia come quella di Minnesota? Siamo certi che fosse il profilo migliore su cui puntare per intraprendere un percorso che, al di là delle potenzialità, era noto sarebbe stato comunque complicato e lungo? La risposta, nell’immediato, potrebbe essere affermativa. Si pensa al blasone di un coach del genere, alla sua “durezza mentale” al servizio di un gruppo di giovani, quindi plasmabile a proprio piacimento. Si pensa alla sua efficienza difensiva e si intuisce come questa possa essere un’arma impropria al servizio di un roster ampiamente malleabile. Poi, però, si riflette anche sui “contro” e si capisce come l’acclimamento tra un coach che vuole vincere subito ed un contesto non ancora pronto per un passo del genere sia più complicato di quel che possa apparire. Inoltre, proprio la cospicua presenza di elementi così acerbi a 360° gradi potrebbe essere una pericolosa arma a doppio taglio. E’ vero, tanto da lavorare, ma si troverà bene Thibodeau, che ha storicamente bisogno di giocatori già “pronti”, che sappiano subito seguire i suoi dettami, soprattutto dal punto di vista difensivo?

chicagotribune.com

I numeri, proprio per quanto riguarda la metà campo prediletta dall’ex coach dei Bulls, parlano chiaro: 105.6 punti concessi a partita (sedicesimi nella lega), 111.2 di “difensive rating” (addirittura venticinquesimi nella lega). Potrebbero essere statistiche “naturali”, dettate da un un processo ancora alla sua personalissima “alba”. C’è, però, la sensazione che qualcosa vada cambiato, magari non per l’esito di questa stagione, ormai difficile da rimettere in piedi per qualcosa di particolarmente ambizioso, ma per le annate future. Anche perché, a voler essere obiettivi, sembra proprio che a Thibodeau questa squadra non piaccia moltissimo. Lo si capisce dal suo linguaggio del corpo quando siede in panchina. Sembra che, se potesse, la cambierebbe da cima a fondo, mantenendo solo quei due pilastri su cui fondare il futuro. Ed allora, ecco di nuovo la domanda famigerata: è Thibodeau il coach ideale per i Timberwolves? Difficile rispondere, i prossimi mesi chiariranno molto. Ad oggi si potrebbe rispondere di sì, ma con molti “asterischi” a mo’ di postilla.

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy