NBA Focus: La cattiva gestione del Salary Cap e i giocatori più sovrappagati

0

Nell’NBA attuale, si sa, è sempre più importante gestire bene il monte salariale e cercare di non entrare in luxury tax. Certo, per costruire una squadra competitiva superare di un minimo il limite salariale è più che consentito, ma bisogna stare attenti a non offrire contratti spropositati a giocatori che potrebbero si essere utili alla causa, ma che comunque non rappresentano una sicurezza e potrebbero finire ad intasare il salary cap rendendo 0 o quasi.

Le franchigie quindi cercano di offrire meno “big contracts” possibili a giocatori con un rendimento discontinuo/insicuro, e provano a dare via i giocatori con contratti “alti” che hanno nel roster, soprattutto se queste si trovano in una fase di rebuilding e quindi hanno bisogno di spazio salariale per rifondare completamente la squadra. Proprio per questo tutte le franchigie sono in ricerca di scelte al draft, che consentono di acquisire giocatori giovani pagandoli poco o niente.
Molto bravi in questo sono stati gli Orlando Magic e i Philadelphia 76ers, che hanno liberato il cap acquisendo scelte e contratti in scadenza, cosi da poter rifondare la squadra in tempo più breve possibile ottenendo anche buoni risultati. Naturalmente da questo deriva una o più stagioni di “transizione” ovvero di tanking, che consente a queste squadre di entrare nella famigerata lottery. Queste franchigie possono cosi assicurarsi una delle prime scelte al Draft, ottenendo cosi, come detto prima, giocatori giovani e con poca influenza sul salary cap.
Ci sono tuttavia franchigie che si disinteressano ampiamente della durata e dei dollari offerti nei contratti dei giocatori, e superano il salary cap anche di 15/20 milioni. Ma pagare tutti questi soldi equivale a costruire una squadra competitiva? No, ovvero non solo , spendere tutti questi soldi non basta.
Sapete quali sono le due squadre che pagano più luxury tax in questa stagione? No, ne Miami, ne Oklahoma City, ne Indiana, ne qualsiasi altra contender. Chi non altro se non le due New Yorkesi? Eh già, quando c’è da criticare qualcosa ormai ci sono sempre di mezzo loro. Il monte stipendi dei Nets ammonta a circa 102 milioni, mentre quello dei cugini Knicks a 87,7 milioni. Ma mentre la squadra di Brooklyn nel prossimo anno “alleggerirà” il suo salary cap a 89 milioni, i Knicks ,se tutti i giocatori in scadenza attiveranno l’opzione, saliranno ad addirittura 91 milioni! Quindi, anche se Melo decidesse di non rinnovare quest’estate, i Knicks non avrebbero comunque lo spazio salariale per firmare qualche altro giocatore di rilevanza.
Ma non è finita qui, NYK ha ceduto la sua prima scelta di quest’anno ai Nuggets nella famosa Melo Trade, e quindi non avrà la possibiltà di firmare uno dei migliori prospetti che usciranno dal College di quest’anno, e il talento nel prossimo Draft abbonda.
Non la migliore delle situazioni, ma almeno caricarsi il cap in questo modo è servito a provare l’assalto al titolo? No, i Nets andranno ai PO probabilmente con il 6/7 record e saranno la classica mina vagante nella Eastern Confernce, ma le probabilità di uscire al primo turno sono più che alte, mentre i Knicks quasi sicuramente ad Aprile saranno in poltrona a guardarsi i Play-Off in TV.
Non è solo colpa dei poveri GM, ci mancherebbe, soprattutto nel caso Knicks ha influito molto la sfortuna. Il loro giocatore più pagato ( si, più di Carmelo Anthony) è Amar’e Stoudemire, che prende la bellezza di 21 milioni quest’anno e ben 23 anno prossimo. I Knicks hanno firmato Stat quando era una delle migliori AG della lega, quindi il contratto al tempo era considerato più che lecito, ma a rovinare Stoudemire ci si sono messi gli infortuni, tanti e ripetuti, che l’hanno portato ad essere un giocatore nella media ( 10.3 punti e 4.4 rimbalzi a partita ) e quindi con un contratto spropositato rispetto al contributo che porta alla squadra.
I Nets negli anni scorsi hanno invece firmato contratti senza un apparente senso, approfittando dei Big Money di Prokhorov i Nets hanno rinnovato Gerald Wallace a 10 milioni all’anno, mentre Humpries a 12 ( ! ) milioni di dollari annuali. Scelte diciamo piuttosto discutibili, fatto sta che ora sono entrambi in forza ai Boston Celtics, Wallace e Humpries facevano parte infatti del “pacchetto” che i Nets hanno spedito a Boston per Kevin Garnett, Paul Pierce e Jason Terry. Trade in cui Brooklyn ha perso ben 3 prime scelte al Draft, non dimentichiamolo.

Vediamo ora quali sono i giocatori peggiori dell’NBA nel rapporto qualità/prezzo

-Amar’è Stoudemire, New York Knicks, 21.6 milioni di dollari
Abbiamo già parlato di Amar’è, fortemente limitato dagli infortuni nelle ultime due stagioni. Fatto sta che è il terzo giocatore più pagato della lega, e fattura appena 10.3 punti e 4.4 rimbalzi a partita. Si può dire quindi, senza troppi dubbi, che sia lui il giocatore dell’NBA peggiore nel rapporto qualità/prezzo
-Andris Biedrins, Utah Jazz, 9 milioni di dollari
No, Andris non prende tantissimi soldi. Ma ne prende decisamente troppi rispetto all’apporto che da ai Jazz. In tutta questa stagione ha giocato appena 44 minuti, segnando 0.5 punti e catturando 2.8 rimbalzi a partita. Ciliegina sulla torta, la percentuale ai liberi: 16,7%. Se come molto probabile il buon Andris non segnerà più punti in questa stagione, avrà guadagnato 3 milioni per ogni punto segnato. Non benissimo .
-Emeka Okafor, Phoenix Suns, 14.5 milioni di dollari
Guadagnare 14 milioni all’anno stando a casa a fare riabilitazione con tutta tranquillità. Impossibile? Citofonare a Emeka Okafor, centro ottenuto da Phoenix nella trade che ha portato Marcin Gortat a Washington. In questa stagione non ha ancora messo piede in campo, eppure ha il 26esimo contratto più alto dell’NBA. Nella stagione passata non aveva comunque tenuto cifre esaltanti, circa 9 punti e 8 rimbalzi di media, poco per uno che prende solo 4 milioni in meno di Kevin Durant.
-Pau Gasol, Los Angeles Lakers, 19.2 milioni di dollari
17.5 punti, 9.9 rimbalzi a partita. No, non sono brutte cifre, ma bisogna anche valutare in che contesto queste sono maturate. Pau Gasol è l’unico giocatore di valore rimasto ai Lakers ( escluso l’infortunato Bryant, naturalmente ) e il suo impatto quest’anno è stato davvero poco rivelante. Si perchè un conto è fare 17+9 a Miami o a Houston, un conto è farli ai Lakers dove anche Bazemore da quando è arrivato viaggia a circa 15 di media. E per prendere quasi 20 milioni all’anno, l’iberico fattura decisamente troppo poco.
-Khris Humpries, Boston Celtics, 12 milioni di dollari
Humpries è un ottimo giocatore da sistema, che se messo in certe condizioni in una squadra che lo valorizza può portare anche delle cifre interessanti. Ma non è certo un giocatore da pagare 12 milioni di dollari all’anno. Tra l’altro quella in corso non si sta rilevando una buona stagione per Kris, che viaggia a 8.1 punti e 5.7 rimbalzi di media in circa 20 minuti di utilizzo. Anche il contratto di Humpries rientra nell serie di ” contratti sregolati ” offerti dall’accoppiata King-Prokhorov durante il primo anno di esistenza dei Brooklyn Nets.
-Richard Jefferson, Utah Jazz, 11 milioni di dollari
Giocatore con un grandissimo passato, arrivato a segnare anche più di 20 punti di media in due stagioni ai Nets, ma che ormai, dopo tanti anni di carriera, vale poco o nulla. Ormai non arriva più ai 10 punti di media dal 2010-2011, dove ne segnò 11 di media in maglia Spurs. Stagione molto delunte la scorsa con i Warriors ( 10 minuti e circa 3 punti di media ) mentre quest’anno è tornato ad avvicinarsi ai 10 punti di media ( 9.9 allo stato attuale ) ma in una squadra di bassa classifica come i Jazz, dove fare 10 punti a partita non è proprio la più dura delle imprese. 11 milioni all’anno sono quindi veramente troppi.