Iverson: “Caro Kobe, saremo legati per sempre. Vorrei solo che avessimo avuto più tempo”

Iverson: “Caro Kobe, saremo legati per sempre. Vorrei solo che avessimo avuto più tempo”

Oggi 24/8, in occasione del “Kobe Bryant Day” Allen Iverson ha pubblicato una struggente lettera per il giornale “The Players Tribune”, condita di ricordi, aneddoti e tante emozioni.

di Enrico Zucchini

Sono passati quasi 7 mesi da quel dannato 26 Gennaio in cui Kobe ci ha lasciati senza nessun preavviso. Oggi Allen Iverson, amico fraterno e compagno di mille battaglie sul campo, ha deciso di aprire il suo cuore con una lettera. Ecco alcuni dei passi più importanti:

“Potremmo essere cresciuti in circostanze diverse, ma quando ti ho visto in campo e quanto duramente ti stavi impegnando, ho capito che eravamo cresciuti con la stessa mentalità. Non ero alto, ma nella mia mente sarei diventato un gigante là fuori ogni singola notte. Eri 2.01 e avresti potuto segnare mentre dormivi. Ma non era abbastanza. Stavi cercando di essere il migliore di tutti. Tutti dicono di voler essere come te, ma NON tutti sono disposti a sacrificare ciò che serve per raggiungere il tuo livello”

“Eri KOBE e stavi per fare quello che volevi là fuori – perché eri un cecchino, un assassino, un assassino a sangue freddo … e ora sto parlando di te al passato, e ancora mi commuovo.”

“Ogni volta che qualcuno mi chiede: “Chi è il più grande di tutti i tempi?”

“Non ti prenderò in giro. M.J. è sempre il numero 1. So che diresti lo stesso. Black Jesus, lui è il G.O.A.T.

Ma il numero 2?

Numero 2, dico sempre che è Kobe Bryant.”

“Nessuno è stato più duro di te. Nessuno ha saputo tirare fuori quello che avevo dentro come hai fatto tu. Saremo legati per sempre, in questo gioco come in questa vita. Vorrei solo che avessimo avuto più tempo.”

La lettera prosegue con i ricordi pieni di sorrisi:

“Quanto tempo è passato eh, amico? Quel primo viaggio a L.A. sembra essere stato solo ieri. Eravamo solo due bambini, con il futuro davanti a noi.”

Kobe mi disse: “Cosa farai dopo?”

Io risposi: “Vado in discoteca.”

Kobe mi disse di nuovo: “Io torno in palestra.”

“Non lo dimenticherò mai.”

“Io e te, ogni singola volta che abbiamo messo piede su quel palco, stavamo andando in guerra. Ma non c’era odio. Era come se due pugili dei pesi massimi si picchiassero a morte. E poi alla campana, non c’è altro che amore e rispetto. La grandezza ha bisogno di compagnia e noi avevamo bisogno l’uno dell’altro. Tyson aveva bisogno di Holyfield come Holyfield aveva bisogno di Tyson.”

Poi i ricordi vanno sulla notte del ritiro delle maglie, l’8 e il 24:

“Non potevo perdere quel momento per nessuna ragione al mondo. Allo Staples Center mi trattavano come se avessimo vinto il titolo nel 2001. Roba da pazzi. Amico, quando finalmente sono salito sul parquet e ti ho abbracciato, tu stavi tenendo tua figlia tra le braccia, quello è un momento che non dimenticherò mai. Ero felice di essere lì. Di far parte dell’eredità che tu hai lasciato.”

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