NBA, lo scontro tra Sterling Brown e la polizia di Milwaukee

Rilasciato il video dell’arresto ai danni del rookie dei Bucks. La polizia si scusa, ma fatti come questi “sono imperdonabili”

di Gabriel Marciano

Era la notte del 26 gennaio, verso le 2, quando la matricola dei Milwaukee Bucks, Sterling Brown, subì – testuali parole del giocatore – “intimidazioni da parte della polizia e uso illegale della forza fisica”.

Il motivo scatenante? L’automobile del giocatore era parcheggiata a dir poco alla buona, di traverso, occupando tre parcheggi, di cui due riservati a persone disabili… Sì, ma di notte, nel parcheggio vuoto di un centro commerciale.

Ciò è bastato per mettere all’erta la volante del distretto di polizia di Milwaukee che stava passando di lì in quel momento. La reazione delle forze dell’ordine: una contravvenzione? No, tutt’altro, come racconta lo stesso Brown:

“Quella che sarebbe dovuta essere una multa per parcheggio, è diventato un tentativo intimidatorio della polizia, seguito dall’uso illegale di forza fisica, compreso il fatto che sono stato ammanettato, stordito con un taser (conosciuto comunemente come “pistola elettrica” – tra l’altro dal gennaio del 2018 è in dotazione a polizia e carabinieri anche in sei città italiane, ndr) e infine arrestato in violazione della legge. Questa esperienza con la polizia di Milwaukee mi ha spinto a portare alla luce la mia storia, affinché io possa aiutare a prevenire che ingiustizie di questo tipo accadano in futuro”.

Ieri sono arrivate le scuse ufficiali da parte del capo della polizia di Milwaukee, Alfonso Morales (nella foto accanto a Brown), ma si tratta dell’ennesimo atto di prevaricazione delle forze dell’ordine statunitensi nei confronti di persone di pelle scura – e per questo si stanno pericolosamente scaldando gli animi nella comunità afroamericana di Milwaukee. A questo proposito, Sterling Brown ha voluto esporsi in un comunicato ufficiale:

“Gli uomini neri non dovrebbero mettersi istantaneamente sulla difensiva, vedendo un agente di polizia, ma questa è la realtà dei fatti ed è un problema reale. Ci dovrebbe essere il rispetto reciproco ed entrambe le parti devono venirsi incontro per rendere possibile la cosa. Si tratta di qualcosa che va oltre me. Riguarda la mia famiglia, i miei amici, la mia agenzia, i Milwaukee Bucks, la comunità nera e tutte le comunità che si oppongono alle ingiustizie e vogliono portare avanti questa lotta”.

Ovviamente ha preso le parti del giocatore anche la franchigia dei Milwaukee Bucks, che in un lungo comunicato ha dichiarato che “gli abusi e le intimidazioni che ha vissuto Sterling per mano della polizia di Milwaukee sono vergognose e imperdonabili”. Dure, ma evidentemente realistiche, le parole scritte nel comunicato:

“Sfortunatamente, non si tratta di un caso isolato… E non dovrebbe servire che un incidente di questo tipo coinvolga un atleta professionista per richiamare l’attenzione sul fatto che persone vulnerabili nelle nostre comunità hanno provato esperienze simili e trattamenti perfino peggiori. Siamo grati per il servizio di molti ottimi agenti di polizia, che proteggono con coraggio noi, i nostri fan e la nostra città, ma i ipregiudizi razziali e gli abusi di potere non possono essere ignorati”.

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