NBA – Non c’è LeBron, e i Lakers perdono ancora

NBA – Non c’è LeBron, e i Lakers perdono ancora

Battuti i Lakers, da Denver ora seconda forza ad Ovest.

di Andrea Indovino, @Andreaind3

“Non perderemo mai due partite in fila”, il proclama di Anthony Davis, arrivato dopo la terza sconfitta stagionale, quella contro Dallas. Ma ad Indianapolis e Milwaukee,  i gialloviola hanno incassato due L consecutive. Il tutto, poi, aggravato dal tonfo interno, fragoroso, contro i Denver Nuggets, ultimo in ordine di tempo. Striscia aperta di tre sconfitte, e all’orizzonte c’è il derby, contro i cugini rivali, nel giorno di Natale.

Il road trip sulla East Coast si è chiuso comunque con un bilancio positivo, 3-2, ma con l’appendice delle sconfitte contro Pacers e Bucks a far storcere il naso. E tornati tra le mura amiche dello Staples Center, ecco servito da Jokic e compagni un -24 che fa rumore, e riflettere.

Orfani di LeBron James, out a causa di un problema muscolare all’altezza della gabbia toracica, i Lakers hanno fatto fatica a scardinare la difesa architettata da Malone. Circolazione di palla alquanto rivedibile, con Rondo point guard incapace di mettere in ritmo i compagni. E gli esterni angelini, per una sera, hanno battuto la fiacca. Green (5+4+2, con 1/4 al tiro in 18 minuti), Bradley altrettanto deludente, autore di soli 6 punti tirando 2/8. Non da meno, Caldwell-Pope e Rondo, che in due hanno ‘scarabocchiato’ solo 11 punti, spadellando dal primo all’ultimo quarto di gioco.

Senza il playmaking di LBJ, Los Angeles ha avuto l’encefalogramma piatto. Una squadra svuotata, senza ritmo, che ha fatto incetta di palle perse (19). Solo 18 gli assist serviti, quasi 10 in meno rispetto alla media abituale. Chiaro segno che, seppur trentacinquenne, il Re fa ancora tutta la differenza del mondo lungo i 28 metri di un campo di pallacanestro. E neanche Kuzma, chiamato a salire di livello, ha convinto in pieno contro i Nuggets: 16+4 con 7/15 al tiro, ma ancora troppo timoroso, e a corrente alternata. Come il verde, nella stagione autunnale, tende via via a scomparire quando i possessi diventano decisivi.

Non è bastato ai Lakers Anthony Davis, l’unico oltre la sufficienza. Ha colorato il suo tabellino personale con 32 punti, 11 rimbalzi e 4 stoppate. Presente sotto canestro, nonostante i problemi fisici con i quali è costretto a convivere da qualche settimana. Ma senza il suo ‘partner in crime’ LeBron James, l’ex Pelicans ha fatto tutto da solo, creandosi tiri e canestri letteralmente dal nulla. Facendo il doppio della fatica, fisica e nervosa. In più, in difesa ha tenuto botta contro i lunghi avversari, da solo, poichè McGee e Howard a malapena sono riusciti a leggere la targa al Joker serbo, ed ai suoi compagni di reparto. Perchè specie nel terzo ed ultimo quarto, Denver ha imperversato  segnando 73 punti, e di fatto infiocchettato il successo di prestigio in California.

Coach Vogel, nel dopogara, si è limitato ad un’analisi che dire superficiale è poco: “Non abbiamo giocato bene, non abbiamo fatto nulla per vincere”. E all’orizzonte, si intravedono le sagome di Kawhi Leonard e Paul George, il derby di Los Angeles è ormai alle porte. L’NBA Christmas può rilanciare i gialloviola, ma serve recuperare James e la consapevolezza di essere squadra di un certo livello. Che non può buttarsi via, alle prime asperità.

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